Fuori dalle righe & Fuori dal Coro

Il Mezzogiorno d’Italia e la “Questione meridionale”:

da emergenza a Ministero

La politica è tornata ad istituire, dopo alcune Legislature, un ministero ad hoc, senza portafoglio, che si occupi esclusivamente degli annosi problemi delle regioni meridionali, senza una sua propria capacità finanziaria, a differenza del Ministero per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno operante fino al '93, che concluse i progetti infrastrutturali con risultati tutt'altro che considerevoli o risolutivi.
Il Ministero affidato al prof. Claudio De Vincenti, uscente Sottosegretario a Pal. Chigi, studioso romano di economia politica, nasce in buona sostanza dall'esigenza di ricucire i tanti, consensi persi dal Governo Renzi dopo l'ondata di malessere sociale, esplosa con il voto referendario per il NO e quindi come risposta politica agli appelli del Presidente Mattarella per una maggiore attenzione verso il sud d'Italia.
Facendo un passo indietro di un secolo, possiamo sottolineare come la parola mezzogiorno evoca la storica Questione meridionale, coniata dall'ofantino Giustino Fortunato (argomento trattato diffusamente nel Convegno di studi, Melfi I giugno 2011, cui diede il suo contributo il socio fondatore, prof. Roberto Cipriani), senatore del Regno che denunciò e ribadì la grande sproporzione fra il nord e il sud, nel campo delle attività umane, nell'intensità della vita collettiva e nel genere della produzione.., per indicare, da grande meridionalista, la situazione di difficoltà economica e sociale del nostro territorio.
Ora questa, improba impresa tocca ad un esecutivo destinato ad una vita prevedibilmente breve o comunque non a lungo termine, nel quale assume una posizione di rilievo e di responsabilità istituzionale anche la ns. conterranea, Teresa Bellanova (PD), già sindacalista del bracciantato, Vice ministro con delega alle politiche per il Mezzogiorno.
Gli esponenti di governo del Paese devono, quindi, dare risposte specifiche ai problemi aperti dal precedente Gabinetto sul Tavolo con la Regione Puglia: ILVA, depurazione delle acque reflue e oleodotto TAP. Ma la chiave di volta sarà, da subito, il tipo di approccio che si intende dare, ad esempio, ai patti sottoscritti da Renzi, "in primis", il Patto per la Puglia, in modo che non si manifesti come una virtuale o retorica carta di intenti, bensì come protocollo operativo da attivare d'intesa con le istituzioni territoriali (si ricorda il Protocollo d'intesa voluto e sottoscritto dal Vice Presidente del Consiglio Tatarella nel luglio del '94, da cui nacque il Contratto d'Area di Manfredonia).
Vorrei, però, evidenziare che anche il tessuto socio-culturale di Cerignola è chiamato a svolgere il proprio ruolo di collaborazione attiva, propulsiva e propositiva per una migliore gestione dei beni culturali, artistici e archeologici, promuovendo nuovi modelli di "governance" pubblico/privato e strategie di valorizzazione turistica. In realtà non manca assolutamente l'attività culturale a sfondo pedagogico e (ri)educativo, ma – come ho avuto già modo di dichiarare pubblicamente – traspare un metodo settario e poco comunicativo o aperto alle sinergie inter-associative che non riesce a "fare rete", dicasi network, creando quella immagine positiva e riconoscibile del territorio, dell'Ofanto evidentemente, che altra aree della Puglia hanno avuto, nei decenni scorsi, la capacità e la volontà politica (in senso lato) di creare, come il Salento e la Valle d'Itria.

IL PRESIDENTE Consorzio Pro -Ofanto
Michele MARINO



























  • Consorzio
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