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Territorio

Acqua, appello di Coldiretti Puglia: «Servono invasi, reti e costi sostenibili»

Sotto la lente d'ingrandimento anche i dati di Capacciotti

La disponibilità di acqua deve tornare al centro delle politiche regionali, con una strategia pluriennale capace di aumentare la capacità di accumulo, ammodernare le infrastrutture esistenti e garantire acqua all'agricoltura, alle imprese e ai cittadini, ma accanto alla disponibilità della risorsa c'è anche la questione dei costi, perché per le imprese agricole avere acqua disponibile non significa automaticamente poterla utilizzare a fronte di tariffe e oneri irrigui sempre più pesanti. È quanto sostiene Coldiretti Puglia, sulla base dei dati dell'Osservatorio ANBI delle risorse idriche, alla luce di un'estate segnata da temperature anomale, eventi estremi e una crescente preoccupazione dei cittadini per gli effetti del cambiamento climatico.

In Puglia la disponibilità idrica degli invasi della Capitanata risulta superiore rispetto allo stesso periodo del 2025, ma evidentemente non basta. Al 6 ottobre 2026 i quattro invasi artificiali della provincia di Foggia – spiega Coldiretti Puglia - registrano complessivamente 98,12 milioni di metri cubi disponibili, contro i 53,49 milioni dello scorso anno, con una differenza positiva di 44,63 milioni di metri cubi. La diga di Occhito dispone di 87,40 milioni di metri cubi, rispetto ai 47,64 milioni del 2025, mentre Capaccio registra 6,74 milioni, Osento 0,94 milioni e Capacciotti 3,04 milioni di metri cubi, seconco le rilevazioni dell'Osservatorio ANBI sulle risorse idriche del 6 ottobre 2026. Il dato positivo rispetto allo scorso anno non può dunque essere interpretato come il superamento della criticità idrica. La capacità autorizzata complessiva dei quattro invasi è infatti pari a 331,9 milioni di metri cubi, mentre la disponibilità attuale si ferma a 98,12 milioni, meno del 30% del volume autorizzato. La sola diga di Occhito, pur disponendo di 87,40 milioni di metri cubi, continua inoltre a erogare acqua e rappresenta una riserva strategica da gestire con grande attenzione.

Ma c'è un altro nodo che non può essere rinviato, quello dei costi dell'acqua per le imprese agricole – denuncia Coldiretti Puglia – con l'irrigazione che è una voce sempre più pesante nei bilanci aziendali e, in una fase in cui aumentano i costi di produzione e cresce l'incertezza sui redditi agricoli, non è sostenibile scaricare sulle imprese il peso di inefficienze infrastrutturali, perdite di rete o conguagli inattesi. Servono regole certe, tariffe irrigue sostenibili e trasparenti e il superamento dei conguagli imprevisti sui costi già contrattualizzati, perché l'acqua è una condizione indispensabile per produrre e non può trasformarsi in un ulteriore fattore di crisi per le aziende agricole.

Per Coldiretti Puglia, dunque, non è il momento di abbassare la guardia né di considerare risolta la questione idrica, al contrario deve diventare l'occasione per programmare il futuro, aumentare la capacità di accumulo, recuperare efficienza nelle reti e realizzare infrastrutture capaci di trattenere l'acqua quando arriva, così da averla disponibile quando serve alle campagne.

Durante l'estate oltre 4,7 milioni di cittadini in Italia sono state esposte a condizioni di siccità severo-estrema, mentre considerando gli ultimi sei mesi il numero supera i 10,5 milioni. Tra primavera ed estate il 41% delle aree agricole destinate a colture irrigue ha inoltre subìto condizioni di siccità severo-estrema secondo l'indice SPI del Consiglio Nazionale delle Ricerche, un quadro che conferma quanto l'acqua sia ormai una questione strutturale e non più una variabile da affrontare soltanto quando scatta l'emergenza.

A preoccupare è anche la percezione dei cittadini, con l'81% che dichiara di essere preoccupato – riferisce Coldiretti Puglia - dagli effetti del nuovo clima, con una crescita di 5 punti percentuali rispetto a prima dell'estate, un dato che si inserisce in una tendenza di lungo periodo, considerato che nel 2025 la quota degli italiani preoccupati per il clima era già arrivata a circa il 58%, contro il 40% di 15 anni prima.

Il cambiamento climatico sta infatti modificando profondamente la distribuzione della risorsa idrica, alternando periodi di forte scarsità a precipitazioni intense e concentrate. L'acqua che arriva in eccesso in poche ore non può essere considerata una risposta alla siccità – insiste Coldiretti Puglia - se non siamo in grado di raccoglierla, conservarla e distribuirla in modo efficiente. Allo stesso modo, una maggiore disponibilità negli invasi non può tradursi in un beneficio concreto per le campagne se il costo dell'acqua rende economicamente insostenibile irrigare le colture.

In una regione come la Puglia, dove l'agricoltura ha bisogno di continuità irrigua per difendere produzioni, reddito e occupazione, l'acqua è una vera infrastruttura produttiva e deve essere accessibile a costi sostenibili. Senza una programmazione capace di guardare oltre la singola stagione – aggiunge Coldiretti Puglia - ogni periodo siccitoso rischia di trasformarsi in una nuova emergenza per le imprese agricole, mentre ogni evento piovoso intenso continua a rappresentare un'occasione persa se non siamo in grado di trattenere e utilizzare quella risorsa.

Coldiretti Puglia chiede quindi che la gestione dell'acqua diventi una priorità stabile delle politiche pubbliche, con investimenti, tempi certi, opere capaci di rafforzare la resilienza del territorio e una revisione dell'organizzazione dei servizi irrigui che garantisca efficienza, trasparenza e sostenibilità dei costi per le imprese.
  • Coldiretti Puglia
  • Diga Capacciotti
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