
Lavoro nero e accoglienza: a Cerignola il dibattito dopo “Tendopoly”
«Creare momenti di socialità, inclusione e cultura, utili a cambiare la mentalità del territorio»
Cerignola - domenica 29 marzo 2026
11.11
Lavoratori invisibili, spesso spettacolarizzati dalle promesse politiche. È questo uno dei temi emersi durante la proiezione del documentario "Tendopoly", realizzato dal collettivo Campagne in lotta, con l'obiettivo di sensibilizzare sul lavoro nero, sull'immigrazione e sul cosiddetto "business dell'accoglienza", sempre più al centro del dibattito ma spesso ignorato dalla politica nazionale. L'evento è stato organizzato dai collettivi Cerignolani Ceripunk e Semina, e subito dopo la proiezione c'è stato un dibattito.
«Vogliamo creare momenti di socialità, inclusione e cultura, utili a cambiare la mentalità del territorio. Occasioni come questa, in cui diventa fondamentale sviluppare consapevolezza», afferma Daniele, membro di entrambi i gruppi sopracitati.
Tendopoly prende ironicamente spunto dal celebre gioco da tavolo, trasformandolo in una provocazione: "Impara a speculare sulla pelle dei migranti. Costruisci, demolisci, ma soprattutto divertiti a fare business sull'accoglienza", recita la voce narrante. Un'ironia amara che lascia emergere una realtà fatta di sofferenza, rabbia e frustrazione per chi vive tali condizioni.
Durante il dibattito si è parlato di ghetti, condizioni di lavoro, normative sull'accoglienza e permessi di soggiorno, oltre che dell'invisibile sistema economico che ruota tutt'attorno a questo fenomeno. Le testimonianze di alcuni lavoratori extracomunitari ha permesso di capire questo fenomeno da tutt'altra prospettiva rispetto a quella che si è più abituati a vedere.
Con una legislazione sempre più rigida, che negli anni ha contribuito a generare ulteriori criticità, favorendo dinamiche illegali, il traffico di esseri umani e lo scafismo sulle rotte migratorie.
Oggi in effetti, a causa della legislazione sempre più ferrea, per un cittadino extracomunitario, entrare in Italia significa affrontare un paradosso: per ottenere un permesso di soggiorno serve un lavoro, ma per lavorare è spesso necessario avere già un permesso. Un meccanismo che si traduce in un circolo vizioso che risulta difficile da spezzare per questi ultimi.
«Non dobbiamo considerare queste situazioni come qualcosa di distante», afferma Davide, partecipante all'incontro. «Basti pensare che Borgo Mezzanone si trova a pochi chilometri da noi, e se si vuole guardare nel nostro hinterland basti pensare a quanto accaduto nelle tendopoli che ci sono nei pressi dei supermercati a Rione Fornaci e su Via Candela non solo durante le stagioni di lavoro. Sono realtà che fanno parte della nostra quotidianità», conclude.
A riportare l'attenzione su queste tematiche sono iniziative, sono iniziative fatte da giovani come questa, che provano ad aprire uno spazio di confronto e consapevolezza su una realtà spesso sottovalutata, ma frequente.
«Vogliamo creare momenti di socialità, inclusione e cultura, utili a cambiare la mentalità del territorio. Occasioni come questa, in cui diventa fondamentale sviluppare consapevolezza», afferma Daniele, membro di entrambi i gruppi sopracitati.
Tendopoly prende ironicamente spunto dal celebre gioco da tavolo, trasformandolo in una provocazione: "Impara a speculare sulla pelle dei migranti. Costruisci, demolisci, ma soprattutto divertiti a fare business sull'accoglienza", recita la voce narrante. Un'ironia amara che lascia emergere una realtà fatta di sofferenza, rabbia e frustrazione per chi vive tali condizioni.
Durante il dibattito si è parlato di ghetti, condizioni di lavoro, normative sull'accoglienza e permessi di soggiorno, oltre che dell'invisibile sistema economico che ruota tutt'attorno a questo fenomeno. Le testimonianze di alcuni lavoratori extracomunitari ha permesso di capire questo fenomeno da tutt'altra prospettiva rispetto a quella che si è più abituati a vedere.
Con una legislazione sempre più rigida, che negli anni ha contribuito a generare ulteriori criticità, favorendo dinamiche illegali, il traffico di esseri umani e lo scafismo sulle rotte migratorie.
Oggi in effetti, a causa della legislazione sempre più ferrea, per un cittadino extracomunitario, entrare in Italia significa affrontare un paradosso: per ottenere un permesso di soggiorno serve un lavoro, ma per lavorare è spesso necessario avere già un permesso. Un meccanismo che si traduce in un circolo vizioso che risulta difficile da spezzare per questi ultimi.
«Non dobbiamo considerare queste situazioni come qualcosa di distante», afferma Davide, partecipante all'incontro. «Basti pensare che Borgo Mezzanone si trova a pochi chilometri da noi, e se si vuole guardare nel nostro hinterland basti pensare a quanto accaduto nelle tendopoli che ci sono nei pressi dei supermercati a Rione Fornaci e su Via Candela non solo durante le stagioni di lavoro. Sono realtà che fanno parte della nostra quotidianità», conclude.
A riportare l'attenzione su queste tematiche sono iniziative, sono iniziative fatte da giovani come questa, che provano ad aprire uno spazio di confronto e consapevolezza su una realtà spesso sottovalutata, ma frequente.

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