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Pietro Paciello, docente e autore di Cerignola: “Dobbiamo ricordarci di essere stati bambini”

Il prof. ha di recente pubblicato il volume intitolato “Non ti racconto le solite favole”

Saper scrivere non è tutto. E' necessario che ogni autore ci metta quel "quid" in più per arrivare ai destinatari, per avvicinarli e coinvolgerli nella magia della lettura.

Pietro Paciello, autore di Cerignola, è anche un valido docente di materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado. Inoltre è socio dell'Archeoclub Cerignola.

Dal 2018 insegna presso l'Istituto Comprensivo Di Vittorio-Padre Pio. Uno dei parametri da lui utilizzati per capire se ciò che scrive possiede quel "quid" in più è proprio costituito dalla platea dei suoi alunni.

Il prof. Paciello ha da poco pubblicato il suo secondo libro, un'antologia di favole. Lo abbiamo contattato per conoscerlo meglio e per presentare nel dettaglio il volume, che ci sembra molto interessante.

La prima domanda riguarda la professione di docente. Quanto questa influenza, condiziona, ispira i suoi scritti?

"Nei miei libri "L'alloro di Cerignola" e "Non ti racconto le solite favole" ho principalmente messo a frutto la mia conoscenza della lingua spagnola, appresa a Barcellona nell'ambito del programma "Erasmus" svolto durante i miei studi universitari. Ciò premesso, è innegabile che la mia professione abbia giocato un ruolo determinante, soprattutto nella stesura del secondo libro, dal momento che la favola è un genere studiato al primo anno di scuola media inferiore"

Cos'è per Lei la cultura classica? Quali sono gli autori che le piacciono particolarmente?

"Oggi la cultura classica è sempre più svilita, ritenuta priva di valore "pratico" in una società sempre più globalizzata. Si privilegia lo studio di discipline strettamente connesse al mondo dell'impresa, con buona pace dello studio del latino, del greco, della storia dell'arte, e di tutto ciò che contribuisce a sviluppare il pensiero critico nell'essere umano. E gli effetti nefasti sono sotto gli occhi di tutti. Gli autori classici da me più amati sono gli storici: Erodoto, Tucidide, Sallustio, Tacito, Giulio Cesare"

Vuole parlarci del suo ultimo "Non ti racconto le solite favole- Apologhi di Felipe Jaconto Sala tradotti, spiegati e commentati" e del precedente, dal titolo "L'alloro di Cerignola"?

"Sì, certo. "Non ti racconto le solite favole" è un'antologia di settanta favole scritte dallo spagnolo Felipe Jacinto Sala (1819-1895) e da me tradotte e spiegate. Nel libro mi avvalgo della forma catechistica (domanda-risposta) per fornire al lettore chiarimenti in merito ad alcuni passaggi "oscuri", nonché spiegazioni sulla simbologia dei protagonisti di alcune favole (animali, alberi, esseri inanimati) e informazioni su personaggi reali e/o mitologici, presenti in altre (Esopo, Socrate, Proteo, ecc.)

"L'alloro di Cerignola" è invece un dramma teatrale-da me tradotto dallo spagnolo- ambientato nei momenti immediatamente successivi alla Battaglia di Cerignola, svoltasi nel 1503. Questo libro è stato presentato alla Fiera del Libro di Cerignola nel 2021".

Quali sono gli obiettivi dei suoi scritti? C'è un messaggio che vorrebbe far passare ai lettori?

"Ho scritto questi due libri con un chiaro intento divulgativo. Ho tradotto "L'alloro di Cerignola" , dramma teatrale scritto dallo spagnolo Francisco Bianco Garcia (1864-1903) e ambientato nei momenti successivi alla Battaglia di Cerignola del 1503, perché ritenevo importante far conoscere ai miei concittadini una testimonianza letteraria di un avvenimento che ebbe luogo presso la nostra città.

Per quanto riguarda l'ultimo, "Non ti racconto le solite favole", lo scopo prefissatomi era quello di fornire ai giovani lettori-e non solo-uno strumento con cui avere consapevolezza, in modo leggero e appassionato, della realtà che ci circonda, per poi affrontarla attraverso il recupero di quei valori che oggigiorno sembrano attraversare una crisi irreversibile. Tale recupero può avvenire, a mio parere, anche ricordandoci che un tempo siamo stati bambini"

Cosa pensano i suoi alunni dei libri che ha scritto?

"I miei alunni hanno avuto un ruolo non secondario nella stesura di "Non ti racconto le solite favole". A loro, infatti, ho proposto la lettura di alcuni racconti (e relative spiegazioni) al fine di verificare se questi fossero sostanzialmente comprensibili, esaustivi e accattivanti. Ciò detto, spero che ne pensino tutto il bene possibile"

La scrittura come autoguarigione e strumento di catarsi. Lei è d'accordo con tale affermazione?

"Penso che tale concezione della scrittura dipenda molto dall'indole e dalla sensibilità del singolo scrittore. Personalmente scrivo anche per lasciare una traccia di me e per "tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo", per dirla con Charles Bukowski"

Un cenno alla modernità delle favole. Lei cosa ne pensa al riguardo?

"Il bello delle favole risiede proprio nel fatto che hanno un valore universale. I loro contenuti morali hanno il potere di travalicare le barriere temporali, culturali e linguistiche. Se le favole di Esopo e Fedro sono ancora lette oggi, un motivo ci sarà".
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