Rossella Bruno (al centro) all'ultima edizione della Fiera del libro di Cerignola. <span>Foto Vito Monopoli</span>
Rossella Bruno (al centro) all'ultima edizione della Fiera del libro di Cerignola. Foto Vito Monopoli
Attualità

Rossella Bruno: “Cerignola deve rimettersi in cammino”

Il neoassessore alla cultura parla dei progetti e delle nuove sfide la che attendono

La giunta del sindaco Francesco Bonito è stata da poco ufficializzata, la squadra di governo che si accinge ad amministrare Cerignola per i prossimi cinque anni è composta da quattro donne e due uomini. La quota rosa è rappresentata da Maria Dibisceglia, Olga Speranza, Teresa Cicolella e Rossella Bruno. A quest'ultima sono state affidate le politiche culturali, giovanili e dello sport, settori che a Cerignola aspettano un rilancio dopo gli anni della pandemia e del commissariamento che ne hanno notevolmente indebolito l'impatto sulla comunità cittadina. Bruno insegna lettere presso l'istituto tecnico Dante Alighieri di Cerignola e arriva alla politica con una decennale esperienza di associazionismo, è infatti una delle fondatrici della Fiera del Libro di Cerignola.

Rossella, cosa si aspetta da questa nuova esperienza così diversa da quelle fatte finora?

"Dell'insegnamento mi porterò dietro due doti: la capacità di ascolto e lo stimolo continuo delle nuove generazioni. Nel primo caso cercherò di passare dall'ascolto della classe e della comunità scolastica all'ascolto della città, delle sue associazioni, articolazioni e dei suoi corpi intermedi. Nel secondo caso la sfida continua lanciata dai ragazzi dal punto di vista educativo mi sarà da stimolo per interpretare al meglio una delega che oltre alla cultura, mi affida anche le politiche giovanili. In questo senso la sfida si fa più complessa e mira ad intercettare linguaggi ed esigenze delle nuove generazioni, il tutto nell'ottica di una loro partecipazione alla dimensione pubblica. Partecipazione intesa anche come trasformazione dello spazio pubblico da parte dei ragazzi, di questo non dobbiamo avere paura. Al contrario, lo dobbiamo facilitare".

Lei è una delle fondatrici della Fiera del Libro di Cerignola arrivata quest'anno alla dodicesima edizione, la manifestazione è riuscita a contribuire alla crescita culturale della città?

"La Fiera del Libro ha avuto tanti meriti. Costanza, ricerca della qualità, sinergia con il territorio sono stati gli ingredienti del suo successo. Sono sicura che, grazie all'infaticabile impegno dei suoi organizzatori, questo percorso di crescita continuerà. Il merito maggiore è stato quello di mischiare "alto" e "basso", "locale" e "nazionale", cercare partner territoriali e proiettarsi allo stesso tempo verso interlocutori istituzionali di livello regionale e non solo. Se c'è un merito è stato quello di mettere Cerignola al centro senza chiuderla in sé stessa: Cerignola va difesa facendola aprire e contaminare con altri mondi e con altri attori. I cerignolani hanno manifestato una fame di cultura partecipando massicciamente e questo ci dice che la strada da seguire è quella che abbiamo iniziato a tracciare".

Quali dovranno essere secondo lei le prime iniziative da intraprendere?

"Le iniziative saranno tante, già in questi giorni la città e le sue articolazioni mi hanno stimolato in tal senso. Alcune saranno organizzate a breve. Al di là delle iniziative però a me interessano gli interventi. Sono questi che lasciano il segno in una comunità. Li sintetizzo così: recupero degli spazi pubblici (fisici e ideali) per fare cultura e creare aggregazione, vicinanza alla comunità scolastica per arginare la dispersione e favorirne una dimensione autenticamente moderna e inclusiva, coordinamento delle associazioni per garantire un'offerta culturale di livello, coinvolgimento degli attori economici e sociali perché la cultura, assieme allo sport e a tutte le forme di aggregazione giovanile, diventi indice di buona qualità della vita".

Il teatro comunale Mercadante è chiuso ormai da tempo, quando si prevede la riapertura?

"Il Teatro Mercadante riaprirà e Stiamo già lavorando in tal senso. È una nostra priorità, perché è un pezzo della nostra storia e il salotto della città. Come tutti i salotti, però, dev'essere inserito in una casa. Aperta e accogliente allo stesso tempo. Cominciamo dal Teatro perché deve tornare cuore pulsante. È chiaro che l'asse dovrà guardare al rilancio di Piazza Matteotti, del Piano delle Fosse e di Palazzo Fornari. Un passo alla volta, ma sono sicura che Cerignola a breve tornerà nella piena disponibilità del suo Teatro".

Cerignola ha un glorioso passato legato tra gli altri a personaggi come Nicola Zingarelli e Giuseppe Di Vittorio, secondo lei ha anche le potenzialità per un radioso futuro?

"Sì, ne sono convinta. Ma ad un patto. La retorica della "Cerignola illustre" deve lasciare spazio alla progettualità della "Cerignola in cammino". Dobbiamo metterci in cammino, sceglierci i partner di viaggio, saper sostare nei posti giusti per poi ripartire, immaginare nuove mete di approdo. I personaggi illustri, i luoghi della memoria, la storia e le storie del nostro passato riempiranno lo zaino e i bagagli di questo lungo viaggio. Ma sapremo farli ri-vivere solo se da loro (e con il loro esempio valoriale) saremo capaci di riqualificare spazi, generare nuove economie, facilitare processi di partecipazione e inclusione. Altrimenti, mi verrebbe da dire, non saremmo neanche degni di nominarli".

Il suo nome di battesimo richiama alle mente Rossella Rinaldi che ci ha lasciati da qualche anno, insegnante e assessore alla cultura stimata anche dagli avversari politici. Il paragone le fa piacere o la spaventa?

"Più che un paragone è un auspicio. Ma devo dire la verità: mi fa davvero piacere. E non perché sia 'proporzionato': l'assessore Rossella Rinaldi è stata una luce in questa città e al momento io non posso fare altro che studiare il suo percorso e trarne lezioni quotidiane per il mio agire. Ma il paragone mi piace perché mi stimola a migliorarmi e mi consegna una grande lezione. Ovvero che nella gestione della 'cosa pubblica' bisogna avere rispetto per chi è venuto prima, capirne l'azione e la progettualità, cercare di adattare le esperienze del passato alle nuove sfide del presente. Io oggi sono assessore, ma soprattutto mi sento una servitrice della mia comunità. So chi ci è stato prima di me e so che ci sarà qualcuno dopo di me. Magari più capace. È un flusso continuo che ciascuno cerca di percorrere secondo le proprie possibilità e capacità. Si chiama "bene comune". E alla fine di tutto è l'unica cosa che conta".
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