
Attualità
"Sebben che siamo donne" a Cerignola: un progetto di inclusione socio-lavorativa dedicato alle donne
Il racconto dell'esperienza di Xiomara e Yuliia
Cerignola - mercoledì 18 febbraio 2026
13.09 Comunicato Stampa
Si è concluso lo scorso gennaio "Sebben che siamo donne", il progetto della Cooperativa Sociale "Pietra di Scarto" di Cerignola, realizzato con il sostegno dei fondi "Otto per Mille" della Chiesa Valdese e Metodista. Ispirandosi a un canto tradizionale delle mondine, l'attività ha promosso l'inclusione socio-lavorativa di donne in situazione di fragilità e di disagio socio-economico, potenziando la loro capacità di autodeterminazione, incrementando le opportunità di inclusione, sostenendo e supportando il pieno sviluppo dei loro talenti e del loro progetto di vita.
Protagoniste di questa avventura sono state Xiomara e Yuliia, arrivate in cooperativa da situazioni e contesti assolutamente differenti, ma ugualmente complessi.
«Vengo dalla Repubblica Dominicana e la vita mi ha portato, dopo tante 'capriole', proprio a Cerignola – racconta Xiomara - Sono stata contattata dagli operatori del centro educativo che frequentano i miei figli per una proposta di lavoro. Ero speranzosa e allo stesso tempo impaurita, perché la vita non è stata sempre generosa con me. L'incontro con Pietro (Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa, ndr) mi ha trasmesso tranquillità, mi sono sentita subito a mio agio».
«Dal mio primo giorno ho realizzato quella speranza: mi sentivo in una nuova famiglia, mi sentivo protetta. Conosco quello che significano la fatica e lo sfruttamento: nelle mie precedenti esperienze venivo tratta male, perché non ti vedono come una persona, ma come semplici braccia che devono muoversi e lavorare, tra le urla, gli insulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per la 'Pietra di Scarto' e per me è cambiato il mondo: maggiore serenità per me e più tempo da trascorrere con i miei figli».
«Ho lavorato – continua – alla produzione di passata di pomodoro: una passata che è carica di dignità, di amore e di sudore. Ogni mio collega aveva una sua storia, un suo vissuto, anche drammatico, ma nessuno si è mai sentito giudicato in questa famiglia. Lavorare così mi piace, la parola lavoro assume un altro significato, la fatica in qualche modo ti soddisfa e mi sono sentita davvero partecipe e orgogliosa. Vorrei continuare finché posso, finché potrò lavorare lì», conclude.
A ruota interviene la sua collega di percorso: «Mi chiamo Yuliia e vengo da Kharkiv, Ucraina. Nell'aprile del 2022, con mio figlio piccolo, ho lasciato la mia terra a causa della guerra e sono arrivata in Italia, portando con me la speranza di ricominciare», dice emozionata.
«La mia avventura con la cooperativa 'Pietra di Scarto' è iniziata grazie alla mia amica Costanza, che è operatrice in uno sportello gestito dalla Caritas. Ricordo ancora il primo incontro con Pietro, il suo entusiasmo nel raccontarmi della cooperativa e del progetto che mi avrebbe coinvolto. Da subito ho capito che sarebbe stata un'esperienza speciale».
«In Ucraina avevo lavorato in campi completamente diversi, come quello della moda, prima come operatrice al pubblico e poi come manager, essendo io laureata in economia. In cooperativa è stato tutto una novità. Ho partecipato alla preparazione della salsa di pomodoro, alla conservazione della famosa oliva 'Bella di Cerignola' e alla produzione di marmellata di pesche, uva e prugne. Ogni attività mi insegnava qualcosa di nuovo e mi faceva sentire parte di un progetto concreto», racconta mentre si illumina.
«Un grande regalo di questa esperienza è stato l'orario di lavoro: unico turno la mattina, con sabato, domenica e tutte le festività libere. Questo mi ha permesso di continuare a frequentare la scuola serale (il mio titolo di studio in Italia non ha valore) e, allo stesso tempo, di trascorrere tempo prezioso con mio figlio».
«All'inizio ero un po' preoccupata: non avevo mai lavorato nella trasformazione dei prodotti agricoli. Ma grazie alla disponibilità e alla gentilezza di Pietro e Giuseppe, mi sono sentita subito parte del team. Scarpe, divisa e guanti mi hanno fatto sentire pronta e considerata, come un vero membro della cooperativa. Non è stato solo un lavoro: è stato un passo verso una nuova vita, insieme a mio figlio, in una comunità accogliente, viva e piena di speranza».
«Abbiamo profondamente a cuore – afferma Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa – il tema della giustizia sociale e dei diritti che per noi rappresentano la priorità assoluta. La nostra storia ormai trentennale ci ha insegnato come questi convergano necessariamente con il recupero sociale e lavorativo delle persone che stanno vivendo esperienze di fragilità, in particolar modo quando si tratta di donne».
Grazie al finanziamento del Bando "Otto per Mille" della Chiesa Evangelica Valdese, la Cooperativa ha attivato due borse lavoro attraverso le quali è stata realizzata una formazione specialistica "on the job" per professionalizzare le due beneficiarie sia nelle fasi di lavorazione agricola, sia nell'attività di trasformazione agro-alimentare.
Il progetto nasce per promuovere l'autodeterminazione delle donne, valorizzando e garantendo la loro realizzazione nel proprio tessuto sociale e si è snodato intorno a due percorsi: la formazione professionale che passa per l'acquisizione di competenze professionali spendibili nel mondo del lavoro e l'empowerment attraverso il rafforzamento del sé, della propria autostima e l'accompagnamento nella rielaborazione delle proprie emozioni e nella capacità di interazione in contesti lavorativi nuovi.
Sede dell'attività è stato il Laboratorio di Legalità "Francesco Marcone", bene confiscato alla mafia che la Cooperativa gestisce dal 2010, e sul quale si coltivano olive, pomodori, orticole, uva e frutta e su cui è attivo un opificio per la trasformazione del pomodoro dove ogni estate vengono realizzate passate, pelati e lavorazioni al naturale (circa 100.000 vasi) che sono distribuite in Botteghe di Commercio Equo e Solidale, Negozi Bio e Gastronomie di tutta Italia.
Protagoniste di questa avventura sono state Xiomara e Yuliia, arrivate in cooperativa da situazioni e contesti assolutamente differenti, ma ugualmente complessi.
«Vengo dalla Repubblica Dominicana e la vita mi ha portato, dopo tante 'capriole', proprio a Cerignola – racconta Xiomara - Sono stata contattata dagli operatori del centro educativo che frequentano i miei figli per una proposta di lavoro. Ero speranzosa e allo stesso tempo impaurita, perché la vita non è stata sempre generosa con me. L'incontro con Pietro (Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa, ndr) mi ha trasmesso tranquillità, mi sono sentita subito a mio agio».
«Dal mio primo giorno ho realizzato quella speranza: mi sentivo in una nuova famiglia, mi sentivo protetta. Conosco quello che significano la fatica e lo sfruttamento: nelle mie precedenti esperienze venivo tratta male, perché non ti vedono come una persona, ma come semplici braccia che devono muoversi e lavorare, tra le urla, gli insulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per la 'Pietra di Scarto' e per me è cambiato il mondo: maggiore serenità per me e più tempo da trascorrere con i miei figli».
«Ho lavorato – continua – alla produzione di passata di pomodoro: una passata che è carica di dignità, di amore e di sudore. Ogni mio collega aveva una sua storia, un suo vissuto, anche drammatico, ma nessuno si è mai sentito giudicato in questa famiglia. Lavorare così mi piace, la parola lavoro assume un altro significato, la fatica in qualche modo ti soddisfa e mi sono sentita davvero partecipe e orgogliosa. Vorrei continuare finché posso, finché potrò lavorare lì», conclude.
A ruota interviene la sua collega di percorso: «Mi chiamo Yuliia e vengo da Kharkiv, Ucraina. Nell'aprile del 2022, con mio figlio piccolo, ho lasciato la mia terra a causa della guerra e sono arrivata in Italia, portando con me la speranza di ricominciare», dice emozionata.
«La mia avventura con la cooperativa 'Pietra di Scarto' è iniziata grazie alla mia amica Costanza, che è operatrice in uno sportello gestito dalla Caritas. Ricordo ancora il primo incontro con Pietro, il suo entusiasmo nel raccontarmi della cooperativa e del progetto che mi avrebbe coinvolto. Da subito ho capito che sarebbe stata un'esperienza speciale».
«In Ucraina avevo lavorato in campi completamente diversi, come quello della moda, prima come operatrice al pubblico e poi come manager, essendo io laureata in economia. In cooperativa è stato tutto una novità. Ho partecipato alla preparazione della salsa di pomodoro, alla conservazione della famosa oliva 'Bella di Cerignola' e alla produzione di marmellata di pesche, uva e prugne. Ogni attività mi insegnava qualcosa di nuovo e mi faceva sentire parte di un progetto concreto», racconta mentre si illumina.
«Un grande regalo di questa esperienza è stato l'orario di lavoro: unico turno la mattina, con sabato, domenica e tutte le festività libere. Questo mi ha permesso di continuare a frequentare la scuola serale (il mio titolo di studio in Italia non ha valore) e, allo stesso tempo, di trascorrere tempo prezioso con mio figlio».
«All'inizio ero un po' preoccupata: non avevo mai lavorato nella trasformazione dei prodotti agricoli. Ma grazie alla disponibilità e alla gentilezza di Pietro e Giuseppe, mi sono sentita subito parte del team. Scarpe, divisa e guanti mi hanno fatto sentire pronta e considerata, come un vero membro della cooperativa. Non è stato solo un lavoro: è stato un passo verso una nuova vita, insieme a mio figlio, in una comunità accogliente, viva e piena di speranza».
«Abbiamo profondamente a cuore – afferma Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa – il tema della giustizia sociale e dei diritti che per noi rappresentano la priorità assoluta. La nostra storia ormai trentennale ci ha insegnato come questi convergano necessariamente con il recupero sociale e lavorativo delle persone che stanno vivendo esperienze di fragilità, in particolar modo quando si tratta di donne».
Grazie al finanziamento del Bando "Otto per Mille" della Chiesa Evangelica Valdese, la Cooperativa ha attivato due borse lavoro attraverso le quali è stata realizzata una formazione specialistica "on the job" per professionalizzare le due beneficiarie sia nelle fasi di lavorazione agricola, sia nell'attività di trasformazione agro-alimentare.
Il progetto nasce per promuovere l'autodeterminazione delle donne, valorizzando e garantendo la loro realizzazione nel proprio tessuto sociale e si è snodato intorno a due percorsi: la formazione professionale che passa per l'acquisizione di competenze professionali spendibili nel mondo del lavoro e l'empowerment attraverso il rafforzamento del sé, della propria autostima e l'accompagnamento nella rielaborazione delle proprie emozioni e nella capacità di interazione in contesti lavorativi nuovi.
Sede dell'attività è stato il Laboratorio di Legalità "Francesco Marcone", bene confiscato alla mafia che la Cooperativa gestisce dal 2010, e sul quale si coltivano olive, pomodori, orticole, uva e frutta e su cui è attivo un opificio per la trasformazione del pomodoro dove ogni estate vengono realizzate passate, pelati e lavorazioni al naturale (circa 100.000 vasi) che sono distribuite in Botteghe di Commercio Equo e Solidale, Negozi Bio e Gastronomie di tutta Italia.


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