Vittorio Del Vescovo
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Volley

Vittorio Del Vescovo, palleggiatore Udas Pallavolo Cerignola: “Il vivaio cerignolano è in continua crescita”

Foggiano di origine, frequenta la nostra città dal 2013 e ha un ruolo di spicco nella squadra ofantina

L'Udas Pallavolo Cerignola ha delle punte di diamante di cui, ormai, non può fare a meno. La squadra guidata da Mister Roberto Ferraro sta dimostrando grandi potenzialità collettive, ma anche singole. Il primo palleggiatore, Vittorio Del Vescovo, è sicuramente un punto di riferimento importante, per esperienza e capacità.

Nato a Foggia trent'anni fa, questo bravo pallavolista conosce bene l'ambiente sportivo cerignolano perché lo frequenta da circa tredici anni. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare qualcosa di lui e conoscerlo meglio. Ne è venuta fuori questa intervista, che vi proponiamo qui di seguito.

Ciao Vittorio. La prima domanda che vogliamo farti riguarda il tuo rapporto con lo sport, e nello specifico con la pallavolo. Da quanto tempo la pratichi, e cosa pensi di questa disciplina sportiva?

"Intanto grazie a voi per l'attenzione. Io pratico sport dall'età di cinque anni. Ho iniziato con due anni di mini-basket, poi un anno di pallavolo, uno di nuoto, e dagli otto anni in poi ho sempre giocato a pallavolo. Per cui, complessivamente, pratico questo sport da circa 23 anni. Dopo le scuole superiori ho scelto la Facoltà universitaria di Scienze Motorie e Sportive. Questo mi ha permesso di diventare professore di "educazione fisica" nelle scuole medie. Senza contare, però, gli anni in cui ho lavorato in varie palestre di Foggia. Si può dire praticamente che lo sport è tutta la mia vita.

Nello specifico, parlando della pallavolo, io credo che sia uno sport incredibile, simula davvero e perfettamente ciò che succede nella vita. Può succedere che a volte vinci, a volte no, ma ti insegna che si può avere sempre una possibilità per riscattarsi. Basta rimboccarsi le maniche e guardare aventi, senza pensare a ciò che è stato o a ciò che sarà. Io dico metaforicamente che "l'unica palla che conta è quella che sto per giocare".

La seconda domanda concerne invece il tuo rapporto con Cerignola, visto che sei foggiano ma frequenti da tempo la nostra città. Che idea ti sei fatto dell'ambiente sportivo cerignolano in generale, e più nello specifico di quello della pallavolo?

"Frequento Cerignola dal 2013, e per me è davvero bellissimo vedere una città che si dà tanto da fare per lo sport, c'è un movimento pazzesco, specialmente nella pallavolo. Attualmente ci sono due società femminili in serie B, e poi ci siamo noi in serie C (con l'auspicio di far bene e alzare l'asticella). Queste tre squadre però sono solo la punta dell'iceberg, a fornirci le basi ed il supporto c'è un vivaio in costante crescita ed espansione".

La terza domanda è più personale: che voto di attribuiresti come giocatore, e perché?

"Io sono molto critico con me stesso. Dopo ogni partita mi metto a letto e analizzo analiticamente ogni punto, in modo da capire in cosa ho sbagliato, cosa potevo fare meglio e così via. Detto questo, so comunque quanto valgo e il contributo che do in campo, per cui come voto non penso di scendere sotto l'8,5. Avendo frequentato il Club Italia in cui per due anni ci siamo allenati ogni giorno per 4 ore, sento di avere una base tecnica abbastanza solida, rinforzata nel corso del tempo e con l'esperienza accumulata. Inoltre, per svolgere bene il mio ruolo occorre essere pazzi ed un po' imprevedibili, ma al tempo stesso stabili e molto concentrati. Personalmente credo di aver raggiunto questo prezioso equilibrio."

La pallavolo è un gioco di squadra anche tattico. Tu che tipo sei e come gestisci la pressione in una partita importante?

"Come dicevo prima, il mio ruolo è molto delicato. Ho in mano una squadra che appunto dipende da me. Innanzitutto ho i miei modi di entrare nella "mentalità gara" e partono dalla cena del giorno prima, alla preparazione del borsone a casa fino alla playlist che ascolto prima di riscaldarci con il pallone. Detto questo, penso che ogni partita sia importante, ognuna di essa ha in palio tre punti, per cui giocare con la prima o con l'ultima squadra in classifica in realtà mi dà sempre gli stessi stimoli. Per quanto mi riguarda, quindi, cerco di lasciare la pressione nello spogliatoio, entro in campo, mi concentro e mi diverto".

Quanto conta, secondo te, la preparazione fisica e quanto quella mentale, per raggiungere un risultato positivo in campo?

"In un post pubblicato qualche anno fa ho scritto che un pallavolista, prima di essere tale, deve essere un atleta. Intendevo dire che se non ci si prende cura del proprio corpo, come si può pensare di ottenere una prestazione ottimale? E' impossibile. Per questo, l'attività di prevenzione e di rinforzo svolta nella sala pesi, e le attività di condizionamento atletico effettuate il lunedì in allenamento rivestono un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Per quanto riguarda la preparazione mentale, mettendo da parte ciò che ho già detto circa la mentalità gara, credo sia molto importante avere uno stato di serenità interiore in senso generale.

Bisogna avere la capacità di mettere piede in palestra ed isolarsi da tutto ciò che riguarda l'ambiente esterno. Lo sport è bello proprio per questo. Leggevo tempo fa che allenarsi è zen: la nostra mente è sempre intrappolata nel passato e nel futuro, in ciò che è stato e in quello che sarà, cose che sono fuori dal nostro controllo. Quando ti alleni intensamente invece pensi ad allenarti e basta, c'è solo il "qui e ora", vivi nel presente, fuori potrebbe esserci la fine del mondo, ma se tu sei concentrato nulla ti può distrarre. Ecco, io credo in questo".

Noi aggiungiamo che, prima di essere un atleta, ciascuno è prima di tutto un uomo, con le sue forze e le sue debolezze. E Vittorio in questa intervista ci ha svelato alcuni lati del suo carattere e della sua personalità, che emergono in campo e che lo rendono così unico.
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