Benedizione degli animali il 17 gennaio per Sant'Antonio Abate. <span>Foto C</span>
Benedizione degli animali il 17 gennaio per Sant'Antonio Abate. Foto C

Allarme stalle vuote di Coldiretti Puglia: oltre 90mila capi in meno in 5 anni

L’associazione dei coltivatori lancia l’allarme in occasione della tradizionale benedizione degli animali che si tiene il giorno di Sant’Antonio Abate

Nella Masseria Signorella a Putignano, Don Peppe Recchia, Arciprete della Chiesa di San Pietro, ha benedetto gli animali della fattoria: mucche, capre, cavalli, galline faraone, oche, pavoni e conigli salvati dal rischio estinzione. «Una tradizione popolare che il 17 gennaio vede parrocchie di campagne e città riproporre la benedizione dalla variegata moltitudine di esemplari presenti sul territorio. Intanto però stalle, ricoveri e ovili si sono svuotati, con la Fattoria Puglia che nell'ultimo quinquennio ha perso – sottolinea la Coldiretti Puglia – solo tra gli animali più grandi, circa 25mila mucche, 9mila maiali, mille bufali e quasi 57mila pecore.»

«Una perdita grave e molto sofferta dagli allevatori che ha molteplici cause, dagli alti costi di gestione delle stalle, ai bassi costi di latte e carne riconosciuti ai nostri produttori, dalla burocrazia matrigna che rende sempre più difficile fare l'allevatore fino agli attacchi dei predatori . Agli animali uccisi si aggiungono i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti negli animali sopravvissuti. Un addio che – precisa la Coldiretti regionale – ha riguardato soprattutto le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi e della concorrenza sleale dei prodotti importati dall'estero.»

«Le speculazioni mettono a rischio la Fattoria Puglia – insiste il presidente Savino Muraglia - dove sono riuscite a sopravvivere con grande difficoltà appena 2.700 stalle, a causa principalmente del prezzo del latte, dovuto non solo alla crisi, ma anche e soprattutto a queste evidenti anomalie di mercato. Oltre all'inganno a danno dei consumatori, si tratta di concorrenza sleale nei confronti degli stessi industriali e artigiani che utilizzano esclusivamente latte locale. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le aree zootecniche e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli aree straordinarie muoiono, l'ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città.»

«Negli ultimi anni si è reso necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi, poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo. La resistenza degli agricoltori è al limite. È urgente trovare nuove modalità di azione che permettano di organizzare in maniera più efficace un sistema di gestione di questi animali predatori, che non sono più specie in via di estinzione. Gli animali custoditi negli allevamenti rappresentano un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto, anche perché a rischio non c'è solo la biodiversità delle preziose razze pugliesi, ma anche il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall'attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali, perché quando un allevamento chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di prodotti tipici e soprattutto di persone impegnate da intere generazioni a combattere lo spopolamento e il degrado. E se la Fattoria Puglia si sta drammaticamente svuotando di mucche, pecore e maiali, in netta controtendenza ci sono gli asini, che nel giro di dieci anni sono praticamente quintuplicati e dopo aver rischiato l'estinzione stanno vivendo un momento di riscossa per le qualità nutrizionali e cosmetiche del latte e il carattere mansueto, docile e amichevole adatto per la vita in campagna, la pet therapy e il turismo.»

«Con 3 DOP (canestrato pugliese, mozzarella di Gioia del Colle e mozzarella di bufala) e 17 formaggi riconosciuti tradizionali dal MIPAAF (burrata, cacio, caciocavallo, caciocavallo podolico dauno, cacioricotta, cacioricotta caprino orsarese, caprino, giuncata, manteca, mozzarella o fior di latte, pallone di Gravina, pecorino, pecorino di Maglie, pecorino foggiano, scamorza, scamorza di pecora, vaccino) – aggiunge Coldiretti Puglia – il settore lattiero–caseario garantisce primati a livello nazionale e Sigilli della biodiversità dal valore indiscutibile, grazie proprio alla grande cura degli allevamenti con altissimi standard di qualità e benessere degli animali. Serve un impegno di tutta la filiera, insieme alle Istituzioni con provvedimenti adeguati, per non lasciar morire pascoli e stalle e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le aree rurali più difficili dove l'allevamento è l'attività principale, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze pugliesi, come la pecora 'Gentile' di Altamura o la 'Moscia' leccese». Conclude il presidente Muraglia.
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