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Cronaca

«L'unica condanna all'ergastolo è quella che abbiamo ricevuto noi»: il grido dei genitori di Donato Monopoli

La Corte d'Assise d'Appello di Bari conferma le condanne a 10 e 7 anni per l'omicidio preterintenzionale

La giustizia ha pronunciato nuovamente il suo verdetto, ma per i genitori di Donato Monopoli quella sentenza non rappresenta la fine di un calvario iniziato quasi otto anni fa. La Corte d'Assise d'Appello di Bari ha infatti confermato le condanne già inflitte: 10 anni di reclusione per Francesco Stallone e 7 anni per Michele Verderosa, imputati per omicidio preterintenzionale per la morte del giovane cerignolano.

I giudici hanno accolto la richiesta della Procura Generale, che aveva chiesto la conferma delle pene dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione il 15 febbraio 2025. Una decisione che lascia immutato il quadro processuale ma che, per la famiglia Monopoli, è ben lontana dal rappresentare un senso di giustizia.

La vicenda di Donato Monopoli continua a rappresentare una delle pagine più dolorose della cronaca pugliese. Il giovane, 26 anni, venne brutalmente aggredito nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2018 all'esterno di una discoteca di Foggia. Le gravissime lesioni riportate lo costrinsero a un lungo ricovero: rimase in coma per oltre sette mesi, fino alla morte avvenuta il 6 maggio 2019.

Da allora si è aperto un lungo e complesso iter giudiziario, segnato da sentenze, impugnazioni e dal rinvio disposto dalla Suprema Corte, che ha portato alla celebrazione dell'appello bis conclusosi oggi con la conferma delle condanne. Per la giustizia, almeno in questa fase, il processo ha ribadito le responsabilità già accertate. Per i genitori di Donato, invece, il dolore resta immutato.

Lo scrivono senza mezzi termini nel loro messaggio: la pena più pesante, quella destinata a non finire mai, è quella che stanno scontando loro, costretti a convivere ogni giorno con l'assenza del figlio. Alla sentenza è seguita la durissima presa di posizione dei genitori di Donato Monopoli.

Un messaggio affidato ai social, carico di dolore, rabbia e delusione, nel quale la famiglia definisce la decisione della Corte «un insulto alla vita umana» e annuncia l'intenzione di proseguire la battaglia giudiziaria. Nel comunicato viene infatti annunciata la volontà di proseguire la battaglia giudiziaria, impugnando la sentenza e ricorrendo nuovamente in Cassazione, nella convinzione che le pene inflitte non siano proporzionate alla gravità dei fatti che portarono alla morte del figlio.
Di seguito il testo integrale:

"La vita di nostro figlio Donato per lo Stato italiano vale 7 anni a Stallone e 4 anni a Verderosa. Questa non è giustizia: è un insulto alla vita umana.
Oggi le istituzioni hanno messo un prezzo ridicolo sulla testa di un ragazzo di 26 anni. Un ragazzo solare, onesto, un lavoratore strappato ai suoi sogni da una violenza inaudita. Quattro e sette anni di pena sono lo schiaffo più violento che una madre e un padre potessero ricevere dallo Stato in un'aula di tribunale.
Ringraziate la burocrazia, i raggiri procedurali e gli sconti di pena che vi permetteranno di tornare presto alla propria vita, l'unica condanna all'ergastolo, definitiva e senza sconti, è quella che abbiamo ricevuto noi. Quella sedia vuota a tavola urlerà la mancanza di Donato per il resto dei nostri giorni. Per nostro figlio non esistono permessi premi o sconti di pena: lui è stato condannato a non esserci più.
Se qualcuno, là dentro, pensa di averci inflitto il colpo di grazia e di aver chiuso la partita, ha fatto male i suoi calcoli. Noi non ci fermeremo. Non aspetteremo che il tempo passi per far dimenticare l'orrore.
Questa sentenza vergognosa non ci piega: ci dà solo la rabbia necessaria per andare avanti. Ricorreremo in Cassazione. Impugneremo ogni singola carta e combatteremo con le unghie e con i denti fino all'ultimo livello di giudizio. Non arretreremo di un solo millimetro: lo dobbiamo alla dignità di Donato, al suo sangue e alla sua memoria.
Chi ha spento la luce di nostro figlio deve pagare, e noi saremo la loro ombra finché non sarà fatta vera giustizia. Donato, mamma e papà sono in piedi.
Più forti di prima".


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