Pasquale Braschi
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Pasquale Braschi: “Dobbiamo dare un senso al nostro restare in Terronia”

Lo scrittore cerignolano parla del suo ultimo libro “Voci dal Sud” e dei suoi nuovi progetti editoriali

La restanza è un fenomeno culturale di cui lo scrittore Pasquale Braschi, di Cerignola, offre un esempio di tutto rispetto. E' la condizione di chi, ad un certo punto della propria vita, decide di restare al Sud, nel paese di origine, anziché trasferirsi altrove per portare a compimento progetti personali e professionali. Lui, Pasquale, ha senz'altro deciso di rimanere al Sud, e questa decisione lo rende oggi orgoglioso. Sì, perché il Sud, e la Puglia in particolare, sono passati sotto la sua lente di ingrandimento da scrittore, diventando location per i racconti e le storie che ha raccontato nel suo ultimo libro, pubblicato per le edizioni Dantebus.

"Voci dal Sud" è un libro corale, formato da racconti e storie ambientati al Sud Italia, in cui vari personaggi hanno dato vita alle loro emozioni, spesso taciute, dimenticate o volutamente messe da parte per timore del giudizio altrui o per vergogna.

Braschi, laureato in Lettere Moderne e bibliotecario, ama definirsi "un lettore con vizio di scrittura", ed è un autore eclettico e curioso, ironico e profondo.

Lo abbiamo incontrato perché è un piacere ascoltare dalla sua voce la presentazione del suo ultimo libro, e sentire parlare delle sue opere. Lo scrittore cerignolano è sempre disponibile per nuove avventure editoriali, ed infatti gli abbiamo anche strappato una piccola anticipazione.

Leggendo il tuo libro, si ha la sensazione di passare dal mondo reale a quello fantastico senza traumi, con una continuità stilistica che solo un esperto narratore sa creare. Quanto conta la fantasia nella tua vita di ogni giorno, e quali sono per te i momenti più favorevoli della giornata in cui dedicarti alla scrittura?

PB: La fantasia, come l'autoironia, mi aiuta a vedere la realtà con lo stupore di un bambino o di un visionario, che scova sempre qualcosa di buono o positivo in tutto ciò che accade, anche quando si tratta di esperienze o situazioni negative. Durante la giornata vesto i panni di un attento osservatore, colgo degli spunti interessanti dalle conversazioni tra o con le persone o dal loro agire, fisso dei punti intorno ai quali costruire i miei racconti e poi procedo con la scrittura, a cui mi dedico quasi sempre dal tardo pomeriggio in poi.

In "Voci del Sud" racconti storie di vita di personaggi così definiti e ben costruiti da sembrare reali. Alcuni li hai conosciuti realmente? Da cosa prendi ispirazione per scrivere i tuoi racconti?

PB: Si dice che il segreto di uno scrittore sia quello di raccontare storie di altri come se fossero accadute a se stessi per renderle credibili. E' vero, ma io cerco di dare voce anche a chi, spesso, si rifugia nel proprio silenzio perché teme di non essere capito o di essere frainteso.

Il Sud è una realtà struggente, fatta di bellezza ma anche di tante contraddizioni. Quanto coraggio ci vuole per restarci, e quanto invece per andarsene? Quali sono i motivi della tua "restanza"?

PB: Il Sud è nel mio Dna, e non posso rifiutarlo o rinnegarlo. Quando si è giovani si pensa di avere le carte in regola per cambiare il mondo, e quindi si ha anche il coraggio di andare via. Crescendo, ci si rende conto che non è così, e quindi metti il broncio e vedi nella fuga un senso di liberazione dal tuo Sud ostile. Con la maturità capisci invece che il problema non è il Sud, ma la mancanza di occasioni e di opportunità. E qui il coraggio gioca il suo ruolo importante: cercare il proprio posto e dare un senso alla propria esistenza in "Terronia". La famiglia, gli amici e i luoghi del cuore hanno contribuito alla mia "restanza". E sono felice di questa mia scelta.

Quando scrivi, a chi ti capita di dedicare ciò che stai creando?

PB: Dedico quello che scrivo a chi mi ha sempre sostenuto e invitato a non mollare mai. In particolare al mondo femminile che mi circonda, in primis mia zia Mariarcangela, che per me è la mia mamma.

Puoi darci qualche anticipazione sul prossimo libro che stai scrivendo?

PB: Il mio prossimo libro sarà un romanzo che vedrà protagoniste tre donne (una madre, una figlia, una nipote), e un misterioso uomo con il quale si intrecceranno le loro vite. La storia sarà ambientata in Puglia (Cerignola e Bari), con un salto a Parigi, nel periodo che va dal 1940 al 2000. Ho presentato questo progetto anche al talent show "Scriptor" al quale sto partecipando, e in cui sono arrivato come finalista.

A quale scrittore/trice pugliese ti senti più vicino per temi e per lo stile?

PB: Negli ultimi anni ho conosciuto e letto diversi autori pugliesi, ed è impossibile non menzionare Mario Desiati, Nicola Lagioia, Giancarlo Visitilli. Affrontano temi sociali, con stile personale che, al tempo stesso, sono narrazione, denuncia sociale, educazione culturale al nostro Sud e alla nostra Italia.

"Voci dal Sud" è il libro che fa sentire a casa anche se viviamo lontani dal Sud e dalle nostre origini. Un volume corale che travolge i lettori tra realtà e fantasia, tra visto e immaginato, perché è così che dovremmo vivere: con i piedi per terra ma senza mai smettere di guardare il cielo.


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