
Attualità
Migliaia in strada, negozi chiusi e camion in corteo: Cerignola si ferma e alza la voce
Traffico bloccato sulla SP95 e saracinesche abbassate. Dal caro gasolio alle bollette, cresce la rabbia dei cerignolani
Cerignola - mercoledì 14 ottobre 2026
13.59
Cerignola c'è e si è fatta sentire. Migliaia di persone in strada, tantissimi camion e mezzi pesanti, le saracinesche abbassate della maggior parte delle attività commerciali. La protesta degli autotrasportatori ha attraversato Cerignola, da piazza Castello lungo corso Garibaldi e corso Aldo Moro, fino alla SP95, dove i manifestanti hanno bloccato il transito creando disagi alla circolazione.
Una mobilitazione pacifica, ma determinata, alla quale ha partecipato anche il sindaco Francesco Bonito. Non soltanto il caro gasolio. In piazza c'è la rabbia per il caro vita, le bollette dell'energia e stipendi che restano gli stessi mentre tutto aumenta. E a rendere ancora più forte il segnale è stata l'adesione degli esercenti: tantissime attività hanno chiuso, rinunciando a una giornata di lavoro per unirsi alla protesta. Una città che si ferma perché non si sente più ascoltata.
L'obiettivo è proprio questo: creare un disagio per costringere le istituzioni a guardare quello che sta accadendo. Il messaggio è rivolto soprattutto a Roma, al governo Meloni e a una politica accusata di aver promesso tanto, soprattutto in campagna elettorale, senza cambiare concretamente le condizioni di chi lavora.«Dove sono le televisioni? I sindacati dove sono?» Le parole pronunciate in piazza sono dure, senza sconti. «Ci dobbiamo unire e dobbiamo combattere», è l'appello lanciato da uno dei manifestanti, che denuncia anche l'assenza delle grandi televisioni nazionali: «La televisione, la televisione, la Mediaset, la Rai».
La sensazione, tra chi protesta, è quella di essere lasciato solo, senza una voce capace di portare il malcontento oltre i confini della città. «I sindacati dove sono?», incalza ancora il manifestante, puntando il dito contro chi, a suo giudizio, avrebbe contribuito a creare questa situazione senza chiedere ai cittadini cosa ne pensassero.
La protesta non risparmia nessuno: né il governo nazionale né le amministrazioni locali, di qualsiasi colore politico. «Alle prossime votazioni, disertate i comizi» È il passaggio più politico della manifestazione. La rabbia si traduce in un avvertimento rivolto anche a chi si presenterà alle prossime elezioni comunali: basta promesse, basta propaganda. Un intervento dai toni accesi che invita i cittadini a non fidarsi delle parole dei prossimi candidati. E poi l'appello a fermarsi, a fare fronte comune, coinvolgendo anche le aziende più grandi del territorio.
«Se non ci aiutano e noi non ci aiutiamo, come possiamo fare?», si domanda. Il senso è chiaro: senza una mobilitazione collettiva, il rischio è che tutto rimanga com'è. La protesta è stata pacifica, ma il messaggio è arrivato forte. La chiusura delle attività, i camion in corteo e il blocco della SP95 raccontano una città che vuole essere ascoltata e che non si accontenta più delle promesse.Oggi Cerignola si è fermata per farsi sentire. La domanda, adesso, è una sola: qualcuno si farà sentire?
Una mobilitazione pacifica, ma determinata, alla quale ha partecipato anche il sindaco Francesco Bonito. Non soltanto il caro gasolio. In piazza c'è la rabbia per il caro vita, le bollette dell'energia e stipendi che restano gli stessi mentre tutto aumenta. E a rendere ancora più forte il segnale è stata l'adesione degli esercenti: tantissime attività hanno chiuso, rinunciando a una giornata di lavoro per unirsi alla protesta. Una città che si ferma perché non si sente più ascoltata.
L'obiettivo è proprio questo: creare un disagio per costringere le istituzioni a guardare quello che sta accadendo. Il messaggio è rivolto soprattutto a Roma, al governo Meloni e a una politica accusata di aver promesso tanto, soprattutto in campagna elettorale, senza cambiare concretamente le condizioni di chi lavora.«Dove sono le televisioni? I sindacati dove sono?» Le parole pronunciate in piazza sono dure, senza sconti. «Ci dobbiamo unire e dobbiamo combattere», è l'appello lanciato da uno dei manifestanti, che denuncia anche l'assenza delle grandi televisioni nazionali: «La televisione, la televisione, la Mediaset, la Rai».
La sensazione, tra chi protesta, è quella di essere lasciato solo, senza una voce capace di portare il malcontento oltre i confini della città. «I sindacati dove sono?», incalza ancora il manifestante, puntando il dito contro chi, a suo giudizio, avrebbe contribuito a creare questa situazione senza chiedere ai cittadini cosa ne pensassero.
La protesta non risparmia nessuno: né il governo nazionale né le amministrazioni locali, di qualsiasi colore politico. «Alle prossime votazioni, disertate i comizi» È il passaggio più politico della manifestazione. La rabbia si traduce in un avvertimento rivolto anche a chi si presenterà alle prossime elezioni comunali: basta promesse, basta propaganda. Un intervento dai toni accesi che invita i cittadini a non fidarsi delle parole dei prossimi candidati. E poi l'appello a fermarsi, a fare fronte comune, coinvolgendo anche le aziende più grandi del territorio.
«Se non ci aiutano e noi non ci aiutiamo, come possiamo fare?», si domanda. Il senso è chiaro: senza una mobilitazione collettiva, il rischio è che tutto rimanga com'è. La protesta è stata pacifica, ma il messaggio è arrivato forte. La chiusura delle attività, i camion in corteo e il blocco della SP95 raccontano una città che vuole essere ascoltata e che non si accontenta più delle promesse.Oggi Cerignola si è fermata per farsi sentire. La domanda, adesso, è una sola: qualcuno si farà sentire?
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