
Vita di città
Sordità e scuola, undici ore di viaggio per un diritto: il grido d’aiuto di una mamma di Cerignola
La storia di Michela, madre di un bimbo sordo, costretta a spostarsi fino a Trieste per permettere all’insegnante di sostegno di formarsi
Cerignola - lunedì 27 aprile 2026
13.51
Un appello che nasce da una situazione reale e urgente, e che oggi merita attenzione. È questa la storia di Michela, di Cerignola, madre di un bambino sordo – il piccolo Andrea – che insieme alla sua famiglia sta vivendo sulla propria pelle le difficoltà legate alla mancanza di figure specializzate in grado di seguire adeguatamente questi ragazzi. Un problema concreto, spesso poco visibile, ma che incide profondamente sul percorso scolastico e di crescita.
La testimonianza è diretta e significativa. La famiglia è stata costretta a spostarsi fino a Trieste per permettere all'insegnante di sostegno del bambino di formarsi attraverso un corso specifico sulla Logogenia, tenuto dalla dottoressa Debora Musola e promosso dall'Ente Nazionale Sordi del Friuli Venezia Giulia.
Il progetto, denominato "ABACO3", è un percorso di aggiornamento rivolto a insegnanti, educatori, logopedisti, assistenti alla comunicazione e genitori. L'obiettivo è fornire strumenti concreti per la stimolazione linguistica nei bambini sordi, ma anche in tutti quei casi in cui ci sono difficoltà legate al linguaggio: dai disturbi dell'apprendimento fino all'autismo.
Eppure, ciò che emerge con forza è un dato evidente: mentre al Nord queste iniziative esistono, sono strutturate e accessibili, al Sud – e in particolare in Puglia – risultano quasi del tutto assenti. «Mancano le figure, manca la formazione», racconta la mamma. «Non è normale dover fare centinaia di chilometri per garantire a un bambino un supporto adeguato».
Il punto centrale non è il singolo corso, ma ciò che rappresenta: un modello che potrebbe essere replicato anche sul territorio locale. La stessa docente, infatti, ha dato disponibilità a tornare in Puglia, dove in passato aveva già tenuto attività simili. Ma senza iniziativa da parte di enti, scuole o istituzioni, tutto resta fermo.
Nel frattempo, le famiglie si organizzano come possono. C'è chi si sposta verso centri specializzati, come l'istituto Smaldone di Foggia, punto di riferimento per la logopedia dei bambini ipoacusici. C'è chi si affida a percorsi privati, spesso affrontando costi elevati e lunghe liste d'attesa nel pubblico. E c'è chi, come questa mamma, sceglie di non restare in silenzio.
«Se non lanciamo un grido d'allarme, rischiamo di restare in un vicolo cieco», spiega. Un appello rivolto alle istituzioni, alla scuola, alle realtà associative: serve investire nella formazione, creare reti, portare anche al Sud progetti già funzionanti altrove.
Non si tratta di un caso isolato, ma di una condizione condivisa da molte famiglie del territorio. E la richiesta è semplice, ma urgente: garantire pari opportunità, senza costringere nessuno a cercarle a centinaia di chilometri da casa.
La testimonianza è diretta e significativa. La famiglia è stata costretta a spostarsi fino a Trieste per permettere all'insegnante di sostegno del bambino di formarsi attraverso un corso specifico sulla Logogenia, tenuto dalla dottoressa Debora Musola e promosso dall'Ente Nazionale Sordi del Friuli Venezia Giulia.
Il progetto, denominato "ABACO3", è un percorso di aggiornamento rivolto a insegnanti, educatori, logopedisti, assistenti alla comunicazione e genitori. L'obiettivo è fornire strumenti concreti per la stimolazione linguistica nei bambini sordi, ma anche in tutti quei casi in cui ci sono difficoltà legate al linguaggio: dai disturbi dell'apprendimento fino all'autismo.
Eppure, ciò che emerge con forza è un dato evidente: mentre al Nord queste iniziative esistono, sono strutturate e accessibili, al Sud – e in particolare in Puglia – risultano quasi del tutto assenti. «Mancano le figure, manca la formazione», racconta la mamma. «Non è normale dover fare centinaia di chilometri per garantire a un bambino un supporto adeguato».
Il punto centrale non è il singolo corso, ma ciò che rappresenta: un modello che potrebbe essere replicato anche sul territorio locale. La stessa docente, infatti, ha dato disponibilità a tornare in Puglia, dove in passato aveva già tenuto attività simili. Ma senza iniziativa da parte di enti, scuole o istituzioni, tutto resta fermo.
Nel frattempo, le famiglie si organizzano come possono. C'è chi si sposta verso centri specializzati, come l'istituto Smaldone di Foggia, punto di riferimento per la logopedia dei bambini ipoacusici. C'è chi si affida a percorsi privati, spesso affrontando costi elevati e lunghe liste d'attesa nel pubblico. E c'è chi, come questa mamma, sceglie di non restare in silenzio.
«Se non lanciamo un grido d'allarme, rischiamo di restare in un vicolo cieco», spiega. Un appello rivolto alle istituzioni, alla scuola, alle realtà associative: serve investire nella formazione, creare reti, portare anche al Sud progetti già funzionanti altrove.
Non si tratta di un caso isolato, ma di una condizione condivisa da molte famiglie del territorio. E la richiesta è semplice, ma urgente: garantire pari opportunità, senza costringere nessuno a cercarle a centinaia di chilometri da casa.

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