ricami daunia
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Turismo

Antichi ricami per un guerriero della Daunia

Da una tomba presso Ordona armi, preziosi tessuti decorati e una lettiga per un personaggio di prestigio


La scoperta nel 2012 di una importante tomba del tipo a fossa del IV secolo a.C., sia pure devastata da scavi clandestini, nell'area della necropoli daunia posta a nord-est dell'antica città romana di Herdonia,attuale Ordona (in provincia di Foggia), ha spinto gli archeologi della Soprintendenza Archeologia della Puglia a chiedere l'aiuto dei tecnici dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR) per ilrecupero dei diversi manufatti stratificatiche costituivano gli oggetti superstiti del corredo, e per l'estrema fragilità del materiale organico conservato. Così, sono stati spediti in laboratorio a Roma deipiccoli pani di terra, quasi dei pacchetti, che contenevano lamine di bronzo alternate a strati di tessuti e frammenti della tavola di legno, forse una lettiga, su cui il defunto era stato trasportato e deposto.

Era uomo di 30-35 anni, un guerriero, come dimostrano le armi e il set di ben sette cinturoni in lamina di bronzo, con ganci a palmetta, avvolti con particolare cura in una stoffa ricamata e deposti nella tomba accanto a lui, a riprova del ruolo di certo significativo che questi doveva aver ricoperto all'interno dell'aristocrazia della città daunia nei decenni iniziali del IV secolo.

Dal microscavo condotto il laboratorio con tecniche sofisticate da due professionisti del settore, Emiliano Catalli e Monica Pastorelli, sotto la direzione operativa di Antonella Di Giovanni, restauratore ISCR responsabile del Laboratorio di restauro dei materiali organici di scavo, e il coordinamento di Maria Concetta Laurenti, direttore archeologo dello stesso Istituto, sono stati raccolti 70 frammenti di stoffa in lana originariamente di colore marrone, realizzata con un'armatura a saia, nella quale i fili d'ordito legano le trame procedendo con un andamento diagonale, e con ampie fasce decorative sovrapposte a motivi geometrici (con meandri, un tridente, una stella, ecc.) eseguite in filato di lino. Non è stato possibile finora capire se tale ornamentazione sia stata ottenuta con la tecnica ad ago, dopo la creazione sul telaio, oppure con quella denominata dei 'fili volanti', col filo cioè aggiunto alla trama, che realizza il motivo decorativo contestualmente alla tessitura direttamente sul telaio.

Tale restauro è stato reso possibile da alcuni fondi derivati dai proventi del Gioco del Lotto, erogati dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e da un contributo dell'Ufficio federale della Confederazione Svizzera. I materiali saranno oggetto di una mostra dal prossimo 13 giugno al 19 nella sede dell'ISCR a Roma, in via di San Michele 22, dalle ore 10 alle 18, con teche sigillate e appositamente studiate per garantire la loro conservazione ottimale, con umidità controllata del 40%, un video di ricostruzione e apparati didattici esplicativi su pannelli illustrati.

Abbiamo consultato sull'argomento le dottoresse Marisa Corrente, direttore archeologo della Soprintendenza Archeologia della Puglia e responsabile della zona di Ordona, dove è avvenuto il ritrovamento della tomba 382, e Maria Concetta Laurenti, anch'essa direttore archeologo dell'ISCR che ha coordinato le attività di restauro dei preziosi tessuti e degli altri reperti di corredo.

Quando e dove sono stati rinvenuti questi tessuti con i resti di ricami più antichi d'Italia?

(Corrente) Nel 2012 la Soprintendenza Archeologia della Puglia ha promosso delle indagini di verifica preventiva in un'area dell'abitato di Ordona destinata alla costruzione di un capannone. Le attività di ricerca hanno interessato un ambito ben definito dell'abitato preromano di Herdonia,in contrada Cavallerizza, nei pressi di un importante percorso viario, confluito poi nella sistemazione della viabilità di età imperiale (via Traiana) di collegamento con il centro di Canusium sull'Ofanto. La tipologia della struttura funeraria (denominata tomba 382) che ha restituito i preziosi tessuti ricamati si discosta dalle usuali tombe a fossa di Herdoniaper dimensioni, profondità e accorgimenti particolari, quali il letto ligneo su cui era stato deposto l'inumato, un guerriero di età tra i 30 e i 35 anni.

A quali popolazioni e a che periodo appartenevano tali reperti e che uso se ne faceva?

(Corrente) Siamo nell'ambito culturale della civiltà daunia, diffusa nella Puglia settentrionale e centrale, caratterizzata sin dalla tarda età del Ferro da peculiarità insediative e dall'emergere di un fenomeno storicamente importante: la nascita e il consolidamento dei principes dauni in grado di gestire le grandi risorse agrarie e produttive del territorio. Il guerriero sepolto nella tomba 382 ricopriva certamente un ruolo significativo all'interno della classe aristocratica della città daunia nei decenni iniziali del IV secolo; il suo corredo, per quanto compromesso dallo scavo clandestino, risulta eloquente ai fini della comprensione del ruolo svolto da tale defunto nell'organizzazione sociale di Herdonia. Nello specifico, le implicazioni derivanti dalla presenza di tessuti ricamati sono relative all'accentuata volontà di rimarcare il valore di un eccezionale set di ben sette cinturoni in lamina di bronzo, con ganci a palmetta, avvolti nella stoffa con particolare cura. È noto come i cinturoni, elementi del costume militare e politico delle genti italiche, siano simbolo di potere e prestigio.

(Laurenti) La tomba si data al primo quarto del IV a.C. e si trovava accanto a quella destinata ad una donna, simile per tipologia e datazione. Entrambe le sepolture erano situate su un piano rialzato rispetto al resto della necropoli, e delimitato da un canale: ciò fa ritenere che si trattasse di due personaggi eminenti all'interno della comunità daunia locale, il cui rango è attestato anche dalla scelta della posizione nell'area sepolcrale.

Che tipo di stoffe e che genere di ricamo sono emersi dal vostro restauro? In che consiste il motivo ricamato e a che tipo di indumento o a genere di tessuto si riferiva?

(Laurenti) I tessuti recuperati appartengono a tre oggetti distinti. Quelli con ricami consistono in ben 70 frammenti di dimensioni anche molto piccole, dei quali il maggiore è di circa 15 cm. Questi appartenevano a un drappo, oppure a un mantello, che avvolgeva i sette cinturoni di bronzo collocati nella tomba in posizione distesa accanto e sopra il corpo del guerriero, secondo un rituale di sepoltura che enfatizza la posizione eminente del defunto nel contesto sociale. In essi si riconosce una banda larga circa 15 cm a fasce multiple (ben nove) decorate con motivi prevalentemente geometrici, con variazioni del meandro, ma anche con un tridente e una stella inserita nel meandro. Sono stati realizzati in filati di lino su trama tessuta in lana di colore marrone, caratterizzata da un'armatura a saia, nella quale i fili d'ordito legano le trame procedendo con un andamento diagonale.

Per quanto concerne la tecnica esecutiva, i ricami possono essere stati eseguiti con l'ago secondo una tecnica che sappiamo nota nell'antichità ma di cui non sono stati rinvenuti altri esempi coevi, oppure con la tecnica del filo aggiunto alla trama, e denominata anche dei 'fili volanti'. Questa tecnica realizza il motivo decorativo contestualmente alla tessitura direttamente sul telaio: ne esistono esempi da necropoli dell'età del Ferro del centro e nord Europa (sin dal VI secolo a. C) ma con ornati assai meno complessi. Purtroppo soltanto la disamina della stoffa di fondo potrebbe dirimere la questione, ma questa operazione non è stata possibile a causa del suo stato di avanzata mineralizzazione.

Le altre due tipologie di tessuti appartengono a tessuti di lana con filati molto sottili, anche questi rinvenuti a strati, ma in precario stato di conservazione. Non è stato possibile aprirli, per il loro stato avanzato di mineralizzazione. Forse uno di questi era il sudario
Tali manufatti erano destinati ad un uso quotidiano o servivano in occasioni particolari, come cerimonie sacre, parate, sepolture od altro?


(Corrente) Occorre pensare ad abiti e a stoffe 'cerimoniali' ricollegabili ad un uso legato alla sfera funeraria . La documentazione archeologica di età protostorica in ambito daunio ha numerosi esempi di componenti preziose in abiti femminili, come perle d'ambra e in pasta vitrea, borchie e bottoni di bronzo, fibule, pendenti, tutti di alto valore simbolico. Le testimonianze figurate della Puglia lagunare del golfo di Manfredonia possono esserci d'auto per il costume maschile. In ambito culturale daunio sono le stele in pietra, ritrovate nell'area sipontina, di un orizzonte cronologico della tarda età del Ferro e del primo arcaismo, a suggerire l'esistenza di tessuti ricamati con motivi geometrici, con bordure e schemi articolati che scandiscono la struttura delle statue-stele. Nel nostro caso possiamo identificare lo status del guerriero, segnato da elementi sia simbolici sia reali, ma non conosciamo il costume effettivamente indossato.

Quali difficoltà ha posto il restauro di questi reperti?

(Laurenti) Grazie ai finanziamenti del Gioco Lotto e dell'Ufficio federale della Confederazione Svizzera abbiamo potuto procedere al restauro completo dei reperti. Il lavoro è stato condotto da due restauratori professionisti, diplomati ISCR, Emiliano Catalli e Monica Pastorelli, sotto la direzione operativa di Antonella Di Giovanni, restauratore ISCR responsabile del Laboratorio di restauro dei materiali organici di scavo.

Le difficoltà sono state determinate dalla estrema fragilità del materiale organico e dalla stratificazione dei diversi manufatti. Infatti sono giunti in laboratorio dei piccoli pani di terra simili a pacchetti che contenevano, frammiste a terriccio, lamine di bronzo alternate a strati di tessuti e a frammenti della tavola di legno, forse una lettiga, su cui il defunto era stato trasportato e deposto.

Il restauro è quindi consistito in un attento lavoro di microscavo in laboratorio per separare dove possibile i vari strati, in operazioni di pulitura meccanica e di consolidamento dei reperti in modo appropriato. Sono stati ricercati gli attacchi delle lamine bronzee dei cinturoni e, dove possibile, è stata ristabilita l'adesione fra loro mediante incollaggi.

Che tipo di realtà evocano questi frammenti di tessuto ricamati?

(Corrente) Il contesto sociale della tomba del guerriero e della sepoltura femminile deposta nella tomba vicina è indubbiamente molto elevato. Basti pensare alla presenza in entrambe le tombe di parti metalliche riferibili ad un carro a due ruote e, in quella maschile, di una panoplia composta da elmo, spada, armi lunghe, oltre al probabile corredo per il simposio: tutti elementi di una ritualità funeraria che esalta l'ideologia aristocratica. Numerosi sono gli interrogativi sulla produzione dei tessuti rinvenuti. Non sappiamo se tra i saperi delle donne di Herdonia ci fossero capacità tecniche tali da consentire l'applicazione di particolari ricami. In ogni caso, le fonti ci informano sulla storia al femminile della filatura e della tessitura, prerogative di donne di alto rango e sul controllo esercitato dalla padrona di casa sui lavori domestici. Un recente scavo curato dalla Soprintendenza ha messo in luce circa un centinaio di pesi fittili, testimonianza dell'esistenza di un grande telaio in una casa "aristocratica" di IV secolo a. C. Un argomento tutto da approfondire è invece la ricostruzione del paesaggio vegetale e boschivo nel comprensorio del Carapelle, con la possibile coltivazione in antico di fibre vegetali, quali il lino, e la presenza di specie arboree-arbustive, quali il corniolo, che come manufatto lavorato si ritrova nella tomba 382.

È definitivamente terminata la ricerca legata al restauro di questi frammenti o si prevede un ulteriore approfondimento, una volta tornati in Puglia?

(Corrente) L'esposizione dei reperti e l'apparato informativo nella Sala Conferenze dell'ISCR costituisce la prima tappa del processo di musealizzazione del materiale organico, che richiede metodologie di conservazione rispondenti alla fragilità dei reperti. La Soprintendenza della Puglia curerà successivi allestimenti finalizzati alla conoscenza e alla fruizione del contesto archeologico, dando al lessico della tessitura e del ricamo delle antiche genti del Carapelle la giusta eco e la sistemazione nel luogo del rinvenimento, la città di Ordona.

(Laurenti) Un ulteriore approfondimento potrà derivare soltanto dall'archeologia sperimentale, ovvero dalla sperimentazione pratica al telaio della tecnica dei fili aggiunti di trama, in modo di capire se con questa tecnica sia possibile ottenere gli stessi complessi ricami. Con la tecnica ad ago sappiamo per certo che ciò è possibile, perché sono stati riconosciuti molti punti comuni a tale tecnica.

Articolo di Maria Chiara Strappaveccia

fonte: lindro.it

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