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Cambiamenti climatici e Viticoltura: il punto di vista di Antonio Digirolamo

Appassionato di meteorologia, da sette anni lavora nel settore agricolo

Dopo la pubblicazione dell'articolo che riportava l'appello di un produttore di uva cerignolano, abbiamo deciso di dare spazio ai vostri punti di vista su un argomento molto attuale e dibattuto in questo periodo: la situazione vitivinicola a Cerignola. In particolare, abbiamo interpellato Antonio Digirolamo, agricoltore ed esperto di meteorologia, che si occupa della rubrica meteo nel nostro portale.

Ecco le informazioni che ci ha dato, e per le quali lo ringraziamo.

In Puglia gli effetti del riscaldamento globale si sono fatti sentire sotto forma di aumento dei fenomeni intensi come i nubifragi e i cosiddetti "MCS", sistemi temporaleschi di ultima generazione. Nel mese di Agosto ci sono stati seri problemi nel comparto agricolo, non solo nel territorio del Foggiano, ma anche a livello regionale. Venti forti, grandinate anomale, ondate di calore e prolungati periodi di assenza di precipitazioni.

L'intero comparto agricolo deve fare i conti con le avverse condizioni ambientali, ma la viticoltura è uno dei settori che risente di più dei cambiamenti climatici ormai in atto.

L'aumento delle temperature e la carenza di precipitazioni hanno infatti ripercussioni pesanti sulla produttività e qualità delle uve raccolte. Nella provincia di Foggia, e il Tavoliere in particolare (quindi Cerignola) si è verificato un aumento di casi di uve surriscaldate.

Un aumento delle temperature medie durante il periodo vegetativo della vite provoca un'accelerazione della maturazione tecnologica delle uve, che tuttavia non è seguita da un'altrettanta maturità fenologica e aromatica.

Il caldo intenso dell'estate appena trascorsa, con picchi di calore superiori ai 38 gradi, ha portato ad una abbondante formazione di zuccheri a discapito degli acidi, e ad un mancato sviluppo dei fenoli e degli aromi, che determinano il livello di qualità delle bacche.

Lo sanno bene in Franciacorta e in Trentino, zone famose per la produzione di spumanti, che negli ultimi tempi si trovano a dover anticipare la vendemmia, proprio per preservare i livelli di acidità dei grappoli. Inoltre l'aumento delle temperature, che spesso rimangono elevate anche durante la notte, provoca una degradazione dei fenoli, come gli antociani, e dei composti aromatici, presenti nelle bucce.

Insomma, estati troppo calde determinano la produzione di uve ricche di zuccheri, ma povere di composti acidi, aromatici e fenolici (che sono poi quelli che permettono di produrre vini di alta qualità).

A complicare le cose c'è anche il fattore "acqua". Ogni viticoltore sa che per produrre uve di qualità la vite deve essere in uno stato di "stress controllato". In tali condizioni, si accumulano nella buccia composti aromatici, antociani, tannini e polifenoli che poi sono valorizzati in cantina.

Una mancanza estrema di acqua comporta una produzione stentata e di bassa qualità, anche sotto il profilo della sanità dei grappoli. In questi casi si ricorre all'irrigazione di soccorso, che tuttavia non è sempre praticabile.

Se non si inverte la rotta a livello di emissioni di gas ad effetto serra, il global warming non potrà che peggiorare.

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