Cerignola vista dall'alto nelle immagini del drone dei Carabinieri
Cerignola vista dall'alto nelle immagini del drone dei Carabinieri
Vita di città

Cerignola, lo sfogo di un cittadino: «Ci stiamo abituando al degrado e alla rassegnazione»

Dalle esplosioni ai bancomat all'abbandono dei rifiuti nelle campagne, una dura riflessione

Un cittadino di Cerignola, dopo i recenti e molteplici episodi di cronaca, ha affidato ad una lettera aperta uno sfogo sulla situazione cittadina, sottolineando i disagi a cui i cerignolani si stanno abituando. Uno stato di rassegnazione al degrado che passa dalle esplosioni ai bancomat all'abbandono dei rifiuti nelle campagne.

Un passaggio fondamentale riguarda l'immagine negativa che continua a gravare sul futuro della comunità e sulle sue possibilità di riscatto. Di seguito la lettera completa:

«Scrivo questa lettera perché non riesco più a stare in silenzio, esasperato da quello che vedo ogni giorno. Non solo per colpa di chi delinque, ma per la rassegnazione in cui noi cerignolani ci siamo seduti. Negli ultimi tempi qualcosa si è rotto rovinosamente. Non parlo di un disagio passeggero, ma di un degrado che si è fatto sistema.

Siamo tutti consapevoli della "fama" che da decenni ci accompagna: furti d'auto, assalti ai portavalori, rapine che si susseguono da anni — fenomeni odiosi, ma che conosciamo fin troppo bene. Quello che invece segna un salto di qualità nella violenza, e che non possiamo più permetterci di normalizzare, sono le bombe nella notte. Ordigni artigianali, le cosiddette "marmotte", piazzati negli sportelli bancomat e fatti esplodere nel cuore del centro storico, a pochi passi dalle case, mentre la città dorme.

Non è più un furto: è una deflagrazione che squarcia il silenzio, danneggia sportelli e palazzi soprastanti, e potrebbe ferire chiunque si trovi a passare in quel momento. Episodi come questi, ormai ricorrenti anche in pieno centro a Cerignola e in tutto il Foggiano, non sono più fatti isolati: sono il segnale di un territorio che la criminalità organizzata considera terreno libero, sicuro, conveniente.

Chi gestisce queste attività lo fa perché sa che può farlo, perché il rischio è basso e il profitto alto. Questo non è un problema di ordine pubblico qualunque: è la prova che la mafia foggiana e soprattutto cerignolana, opera con una libertà di movimento che dovrebbe far vergognare chiunque abbia responsabilità istituzionali su questo territorio.

Altro argomento scottante: mentre la criminalità si organizza, la nostra città e le nostre campagne muoiono sotto i rifiuti. Cumuli abbandonati ai margini delle strade, terreni agricoli trasformati in discariche a cielo aperto, roghi tossici che bruciano la terra che dovrebbe nutrirci. Quante volte di sera sentiamo questo odore sgradevole proveniente da fuori città, e quanto male ci fa? Basta, non se ne può più.

Non è esagerato chiamarla una piccola Terra dei Fuochi pugliese: lo è nei fatti, nell'indifferenza con cui viene trattata. Una terra che vive di agricoltura non può permettersi di essere avvelenata da chi la usa come pattumiera, né può permettersi istituzioni che guardano altrove.

C'è poi un prezzo che paghiamo in silenzio e che pochi nominano: quello economico. Basta dire "sono di Cerignola" e vedi cambiare l'espressione di chi ti ascolta. Professionisti, investitori, persino aziende che potrebbero portare lavoro qui ci girano alla larga appena sentono il nome della città, perché ormai è associato a rapine, furti e degrado prima ancora che a qualsiasi cosa di buono.

In tutto il territorio nazionale credo che nessuno si meravigli più alla notizia di eventi criminali commessi dai nostri concittadini o nella nostra terra. Questo non è un dettaglio: è gente che decide di non aprire un'attività qui, di non assumere chi viene da qui, di non investire un euro in più del necessario. Lo stigma costa posti di lavoro, costa opportunità, costa futuro a chi resta.

Non scrivo questa lettera per accusare un singolo colpevole, ma per dire una cosa semplice: Cerignola merita di meglio. Non lo dico a vanvera: questa è la città che ha dato i natali a Nicola Zingarelli, il filologo che ha firmato uno dei vocabolari più diffusi della lingua italiana, e che per anni ha ospitato Pietro Mascagni, il quale qui diresse la banda musicale cittadina prima di consegnarsi alla storia con "Cavalleria Rusticana".

È la città di Giuseppe Di Vittorio, bracciante diventato leader sindacale e presidente della Federazione Sindacale Mondiale, simbolo della dignità del lavoro e del riscatto sociale. È una città che per secoli è stata uno snodo commerciale privilegiato, crocevia di scambi agricoli nel cuore del Tavoliere, terra di grano e di mercati che hanno fatto la fortuna di un intero territorio. Questa storia, questo prestigio, meritano di essere ricordati e onorati, non seppelliti sotto le macerie di un presente fatto di bombe e discariche.

Merita controlli veri sul territorio, non promesse. Merita una rete di videosorveglianza che funzioni, una presenza costante delle forze dell'ordine nei punti più colpiti, una bonifica seria delle strade, delle campagne e sanzioni che facciano davvero paura a chi abbandona rifiuti per strada e a chi sversa illegalmente nelle nostre campagne. Merita cittadini che non si arrendano alla rassegnazione, perché è proprio la rassegnazione il terreno più fertile per chi delinque. Mi rivolgo a chi amministra questa città: la sicurezza e il decoro ambientale non sono optional, sono il minimo che si deve a chi qui ci vive, lavora, cresce i propri figli.

Ma mi rivolgo soprattutto a noi cerignolani: siamo noi i primi a girarci dall'altra parte, a commentare sui social e poi tornare a casa come se non ci riguardasse. Il degrado non si combatte solo dai palazzi del comune, si combatte anche smettendo di voltarsi dall'altra parte; smettendo di considerare normale ciò che normale non è. Se continuiamo a tollerare in silenzio, siamo complici di questo sfacelo quanto chi lo provoca direttamente.

Cerignola non è la sua criminalità, e non è nemmeno la sua immondizia abbandonata. Ma se continuiamo a comportarci come se tutto questo non ci riguardasse, allora la colpa non è più solo di chi delinque o di chi amministra: è anche nostra.»

  • Cronaca
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