
Iacchetti, Sommi e De Bortoli : a Cerignola è un successone per il gran finale della Fiera del Libro
Palazzo Fornari strapieno per l’ultima serata della XVII edizione: dalla riflessione sull’informazione e sulla Repubblica alla comicità di Iacchetti, una chiusura nel segno della grande partecipazione
Cerignola - lunedì 28 settembre 2026
10.04
Un Palazzo Fornari pienissimo, con tanta gente costretta a seguire gli incontri anche in piedi, ha fatto da cornice alla giornata conclusiva della XVII Fiera del Libro di Cerignola .
La Costituzione, il giornalismo, le sfide del presente e una vita costruita partendo dalla gavetta. È stato un finale nel segno di tre protagonisti molto diversi tra loro, ma capaci di portare a Cerignola tre sguardi sul Paese: Luca Sommi, Ferruccio De Bortoli ed Enzo Iacchetti.
Ad aprire la giornata è stato Luca Sommi, arrivato al Palazzo Fornari per presentare Una bella rivoluzione. 2 Giugno 1946.Il giornalista del Fatto Quotidiano ha riportato l'attenzione sulla nascita della Repubblica e sul significato di quel passaggio storico. Prima cittadini e cittadine erano sudditi; con la Costituzione si afferma invece una nuova idea di persona, titolare di diritti che appartengono alla sua stessa natura di uomo e di donna. Un passaggio nel quale Sommi ha sottolineato anche il ruolo decisivo delle donne, alle quali viene riconosciuto il diritto di voto e, con esso, una partecipazione piena alla costruzione della nuova Repubblica.
Il discorso è poi arrivato all'attualità politica. Sommi ha rivolto critiche al Governo Meloni, soffermandosi sulle politiche sociali e sugli ammortizzatori, dall'abolizione del Reddito di cittadinanza alla questione del salario minimo. Ma la riflessione non ha risparmiato nemmeno l'opposizione, con un riferimento alla debolezza della sinistra e alle difficoltà nel costruire una proposta capace di intercettare le esigenze della società contemporanea.
Dalla politica all'informazione. Protagonista del secondo appuntamento è stato Ferruccio De Bortoli, due volte direttore del Corriere della Sera e già direttore de Il Sole 24 Ore. Una figura storica del giornalismo italiano che ha tenuto una vera e propria lectio magistralis, spaziando tra alcuni dei principali temi del presente.
Il punto di partenza è stato il ruolo dell'informazione e una difficoltà sempre più evidente: raccontare il bene, oltre alle crisi, alle emergenze e alle notizie negative. Da qui una riflessione ampia che ha toccato il debito pubblico, il futuro del Servizio sanitario, lo stato dell'informazione italiana, la politica, le generazioni future, l'intelligenza artificiale, l'economia, le energie rinnovabili e le guerre.
Un intervento che ha allargato lo sguardo dal presente a ciò che verrà, ponendo al centro anche la responsabilità di un giornalismo chiamato a raccontare non soltanto quello che non funziona, ma anche ciò che può rappresentare una prospettiva per il futuro.
A chiudere la Fiera è stato Enzo Iacchetti, protagonista dell'ultimo appuntamento con 25 minuti di felicità (Senza mai perdere la malinconia). E con Iacchetti il Palazzo Fornari ha cambiato completamente registro. Dalla riflessione si è passati al racconto personale, alla memoria e soprattutto alla risata.
L'artista ha ripercorso una carriera costruita attraverso una gavetta lunghissima, iniziata giovanissimo e arrivata fino alla soglia dei quarant'anni. Gli anni nei night club, nelle pizzerie, le difficoltà economiche e la necessità di mantenere un figlio prima dell'arrivo del successo. La svolta sarebbe arrivata con il Maurizio Costanzo Show, prima di approdare a Striscia la notizia, dove avrebbe costruito una delle esperienze più importanti della sua carriera. La gavetta, secondo quanto raccontato dallo stesso Iacchetti, si è conclusa proprio intorno ai 39 anni: il successo è arrivato quindi quando aveva ormai quasi quarant'anni.
Ma dietro la storia dell'artista c'è anche quella dell'uomo. Particolarmente intenso il racconto del rapporto conflittuale con il padre, che non aveva sostenuto le sue aspirazioni artistiche e che Iacchetti ha perso improvvisamente quando aveva appena 22 anni. Il padre, dunque, non ha mai avuto la possibilità di vedere il figlio raggiungere quel successo che sarebbe arrivato molti anni dopo. Il libro nasce anche dal tentativo di immaginare un dialogo con lui e di fare i conti con quella parte della propria storia.
Eppure, nonostante i passaggi più malinconici, Iacchetti ha trasformato l'incontro in uno spettacolo nello spettacolo. Il pubblico è stato coinvolto dalle imitazioni, dagli aneddoti e dai racconti degli anni televisivi, con particolare spazio per il ricordo del Maurizio Costanzo Show e per gli episodi della sua lunga esperienza televisiva. Il racconto è stato accompagnato da continui momenti di ilarità, fino a far ridere a più riprese la sala.
Non è mancata nemmeno una parentesi sul conflitto di Gaza. Iacchetti ha ribadito la propria convinzione che gli artisti debbano avere il coraggio di esporsi sui temi che ritengono importanti. Il riferimento è stato anche alla polemica avuta nel 2025 con Eyal Mizrahi durante un confronto televisivo, diventata particolarmente nota per la domanda rivolta a Iacchetti sui bambini vittime del conflitto. In successive interviste Iacchetti ha spiegato di essersi sentito in dovere di prendere posizione e di non voler rinunciare a farlo.
La giornata conclusiva avrebbe dovuto vedere protagonista anche Luciano Canfora, atteso a Palazzo Fornari per presentare La parabola della Repubblica. Lo storico e saggista, però, non ha potuto raggiungere Cerignola a causa di un problema di salute e il suo appuntamento è quindi saltato
La Costituzione, il giornalismo, le sfide del presente e una vita costruita partendo dalla gavetta. È stato un finale nel segno di tre protagonisti molto diversi tra loro, ma capaci di portare a Cerignola tre sguardi sul Paese: Luca Sommi, Ferruccio De Bortoli ed Enzo Iacchetti.
Ad aprire la giornata è stato Luca Sommi, arrivato al Palazzo Fornari per presentare Una bella rivoluzione. 2 Giugno 1946.Il giornalista del Fatto Quotidiano ha riportato l'attenzione sulla nascita della Repubblica e sul significato di quel passaggio storico. Prima cittadini e cittadine erano sudditi; con la Costituzione si afferma invece una nuova idea di persona, titolare di diritti che appartengono alla sua stessa natura di uomo e di donna. Un passaggio nel quale Sommi ha sottolineato anche il ruolo decisivo delle donne, alle quali viene riconosciuto il diritto di voto e, con esso, una partecipazione piena alla costruzione della nuova Repubblica.
Il discorso è poi arrivato all'attualità politica. Sommi ha rivolto critiche al Governo Meloni, soffermandosi sulle politiche sociali e sugli ammortizzatori, dall'abolizione del Reddito di cittadinanza alla questione del salario minimo. Ma la riflessione non ha risparmiato nemmeno l'opposizione, con un riferimento alla debolezza della sinistra e alle difficoltà nel costruire una proposta capace di intercettare le esigenze della società contemporanea.
Dalla politica all'informazione. Protagonista del secondo appuntamento è stato Ferruccio De Bortoli, due volte direttore del Corriere della Sera e già direttore de Il Sole 24 Ore. Una figura storica del giornalismo italiano che ha tenuto una vera e propria lectio magistralis, spaziando tra alcuni dei principali temi del presente.
Il punto di partenza è stato il ruolo dell'informazione e una difficoltà sempre più evidente: raccontare il bene, oltre alle crisi, alle emergenze e alle notizie negative. Da qui una riflessione ampia che ha toccato il debito pubblico, il futuro del Servizio sanitario, lo stato dell'informazione italiana, la politica, le generazioni future, l'intelligenza artificiale, l'economia, le energie rinnovabili e le guerre.
Un intervento che ha allargato lo sguardo dal presente a ciò che verrà, ponendo al centro anche la responsabilità di un giornalismo chiamato a raccontare non soltanto quello che non funziona, ma anche ciò che può rappresentare una prospettiva per il futuro.
A chiudere la Fiera è stato Enzo Iacchetti, protagonista dell'ultimo appuntamento con 25 minuti di felicità (Senza mai perdere la malinconia). E con Iacchetti il Palazzo Fornari ha cambiato completamente registro. Dalla riflessione si è passati al racconto personale, alla memoria e soprattutto alla risata.
L'artista ha ripercorso una carriera costruita attraverso una gavetta lunghissima, iniziata giovanissimo e arrivata fino alla soglia dei quarant'anni. Gli anni nei night club, nelle pizzerie, le difficoltà economiche e la necessità di mantenere un figlio prima dell'arrivo del successo. La svolta sarebbe arrivata con il Maurizio Costanzo Show, prima di approdare a Striscia la notizia, dove avrebbe costruito una delle esperienze più importanti della sua carriera. La gavetta, secondo quanto raccontato dallo stesso Iacchetti, si è conclusa proprio intorno ai 39 anni: il successo è arrivato quindi quando aveva ormai quasi quarant'anni.
Ma dietro la storia dell'artista c'è anche quella dell'uomo. Particolarmente intenso il racconto del rapporto conflittuale con il padre, che non aveva sostenuto le sue aspirazioni artistiche e che Iacchetti ha perso improvvisamente quando aveva appena 22 anni. Il padre, dunque, non ha mai avuto la possibilità di vedere il figlio raggiungere quel successo che sarebbe arrivato molti anni dopo. Il libro nasce anche dal tentativo di immaginare un dialogo con lui e di fare i conti con quella parte della propria storia.
Eppure, nonostante i passaggi più malinconici, Iacchetti ha trasformato l'incontro in uno spettacolo nello spettacolo. Il pubblico è stato coinvolto dalle imitazioni, dagli aneddoti e dai racconti degli anni televisivi, con particolare spazio per il ricordo del Maurizio Costanzo Show e per gli episodi della sua lunga esperienza televisiva. Il racconto è stato accompagnato da continui momenti di ilarità, fino a far ridere a più riprese la sala.
Non è mancata nemmeno una parentesi sul conflitto di Gaza. Iacchetti ha ribadito la propria convinzione che gli artisti debbano avere il coraggio di esporsi sui temi che ritengono importanti. Il riferimento è stato anche alla polemica avuta nel 2025 con Eyal Mizrahi durante un confronto televisivo, diventata particolarmente nota per la domanda rivolta a Iacchetti sui bambini vittime del conflitto. In successive interviste Iacchetti ha spiegato di essersi sentito in dovere di prendere posizione e di non voler rinunciare a farlo.
La giornata conclusiva avrebbe dovuto vedere protagonista anche Luciano Canfora, atteso a Palazzo Fornari per presentare La parabola della Repubblica. Lo storico e saggista, però, non ha potuto raggiungere Cerignola a causa di un problema di salute e il suo appuntamento è quindi saltato
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