
Attualità
Emergenza seconda postazione 118, Noi Moderati: «Cerignola non può restare con una sola ambulanza»
La nota di Ale Frisani segretario cittadino del partito
Cerignola - mercoledì 30 settembre 2026
15.43 Comunicato Stampa
La decisione di ristrutturare la rete dell'emergenza-urgenza in Capitanata e, nello specifico, di sopprimere la postazione di emergenza territoriale 118 "Cerignola 2" – la seconda ambulanza a presidio del comune – rappresenta una scelta miope che mette a diretto rischio la sicurezza e la salute dei cittadini. A denunciare con forza le conseguenze di questa scelta è Ale Frisani, segretario cittadino di Noi Moderati, forte anche della sua pluriennale esperienza sul campo nel settore dell'emergenza-urgenza.
«La rete del 118 non si può gestire guardando soltanto dei numeri freddi su una carta» – dichiara Ale Frisani. «Bisogna guardare il territorio, capirne la reale estensione e conoscere la conformazione stradale. Nelle prime manovre salvavita, la presenza tempestiva del personale tecnico e sanitario è di estrema importanza. Togliendo un'ambulanza, la possibilità di intervenire precocemente si riduce a zero. È questo il vero dramma e il nocciolo del problema.»
Con la soppressione di Cerignola 2, l'assistenza per la comunità rischia di dipendere costantemente da interventi esterni, con mezzi chiamati a coprire le emergenze arrivando da paesi limitrofi come Stornara, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli o Orta Nova.
«In una condizione di emergenza dove le manovre salvavita sono tempo-dipendenti, non ci si può permettere il lusso di aspettare» – prosegue il segretario di Noi Moderati. «Già ora, con due ambulanze operative, si va frequentemente in affanno perché il territorio di Cerignola è immenso. Con una sola ambulanza la situazione diventerà ancora più critica e insostenibile.»
Il problema centrale riguarda la conformazione e la demografia del comune, che non possono essere ridotte ai soli residenti del centro cittadino.
«Non bisogna vedere Cerignola soltanto come il centro abitato da 55 mila abitanti» – evidenzia Frisani. «Ci sono altri 7-8 mila residenti nelle borgate e nelle campagne, come ad esempio a Tre Titoli. Senza dimenticare che la mattina, tra i campi, si arrivano a contare fino a 10 mila unità in più tra agricoltori e lavoratori esterni al territorio cerignolano: parliamo del terzo agro più esteso d'Italia! Pensare di coprire un'area del genere con una sola risorsa è da irresponsabili.»
Da qui l'appello politico firmato da Noi Moderati affinché le istituzioni competenti fermino immediatamente il provvedimento di chiusura e ridiscutano la pianificazione dei presidi sanitari d'emergenza in tutta la provincia di Foggia, garantendo a tutti i cittadini il diritto inalienabile a un primo soccorso rapido ed efficace.
«La rete del 118 non si può gestire guardando soltanto dei numeri freddi su una carta» – dichiara Ale Frisani. «Bisogna guardare il territorio, capirne la reale estensione e conoscere la conformazione stradale. Nelle prime manovre salvavita, la presenza tempestiva del personale tecnico e sanitario è di estrema importanza. Togliendo un'ambulanza, la possibilità di intervenire precocemente si riduce a zero. È questo il vero dramma e il nocciolo del problema.»
Con la soppressione di Cerignola 2, l'assistenza per la comunità rischia di dipendere costantemente da interventi esterni, con mezzi chiamati a coprire le emergenze arrivando da paesi limitrofi come Stornara, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli o Orta Nova.
«In una condizione di emergenza dove le manovre salvavita sono tempo-dipendenti, non ci si può permettere il lusso di aspettare» – prosegue il segretario di Noi Moderati. «Già ora, con due ambulanze operative, si va frequentemente in affanno perché il territorio di Cerignola è immenso. Con una sola ambulanza la situazione diventerà ancora più critica e insostenibile.»
Il problema centrale riguarda la conformazione e la demografia del comune, che non possono essere ridotte ai soli residenti del centro cittadino.
«Non bisogna vedere Cerignola soltanto come il centro abitato da 55 mila abitanti» – evidenzia Frisani. «Ci sono altri 7-8 mila residenti nelle borgate e nelle campagne, come ad esempio a Tre Titoli. Senza dimenticare che la mattina, tra i campi, si arrivano a contare fino a 10 mila unità in più tra agricoltori e lavoratori esterni al territorio cerignolano: parliamo del terzo agro più esteso d'Italia! Pensare di coprire un'area del genere con una sola risorsa è da irresponsabili.»
Da qui l'appello politico firmato da Noi Moderati affinché le istituzioni competenti fermino immediatamente il provvedimento di chiusura e ridiscutano la pianificazione dei presidi sanitari d'emergenza in tutta la provincia di Foggia, garantendo a tutti i cittadini il diritto inalienabile a un primo soccorso rapido ed efficace.


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