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Attualità
Il fighter cerignolano Angelo Volpe si racconta: dall’ultima vittoria a Costanza agli inizi della sua carriera
Ripercorre tutti i momenti più importanti della sua carriera: dai primi incontri regionali al vertice mondiale della kickboxing
Cerignola - venerdì 3 aprile 2026
10.09
L'ultimo capitolo della carriera di Angelo Volpe parte da Costanza, dove il fighter di Cerignola è stato protagonista di un importante super fight internazionale, confermandosi tra i protagonisti assoluti della scena internazionale. Una vittoria importante, maturata lontano dall'Italia, che certifica ancora una volta il livello raggiunto del giovane cerignolano.
È da qui che riparte il racconto di un percorso costruito nel tempo, fatto di sacrifici, gavetta e ambizione, che ha portato Volpe fino ai palcoscenici più prestigiosi della kickboxing mondiale, come il circuito del GLORY Kickboxing. «Ho iniziato quasi per caso, - racconta - con i miei amici dovevamo scegliere una palestra. Proviamo la kickboxing. Dal primo giorno me ne sono innamorato. Ho lasciato tutto il resto: uscite, distrazioni, lo sport mi ha cambiato la vita».
Una passione diventata subito ossessione positiva, fatta di sacrifici e disciplina. «Mi allenavo mattina e pomeriggio. Tornavo dalla campagna, mangiavo e ripartivo subito. Tutti i giorni. I primi incontri erano quelli regionali, con le protezioni, poi pian piano sono passato al professionismo. In un anno ho fatto circa venti match in Italia, vincendoli tutti».
La svolta arriva presto: «Combattevo praticamente ogni mese, a volte anche due volte al mese. Poi sono arrivati i manager internazionali che mi hanno visto in alcuni eventi e da lì si è aperto tutto. Il primo match importante fuori è stato all'Enfusion in Olanda, e poi pian piano sono entrato in quel giro fino ad arrivare al Glory».
E proprio il 31 agosto 2024 segna uno dei momenti più importanti della sua carriera. Ad Anversa, nel suo debutto assoluto nel Glory 94, Volpe compie un'impresa: batte una vera leggenda della Muay Thai come Youssef Boughanem, uno dei fighter più titolati al mondo. Un risultato clamoroso, definito da molti come uno degli upset (sorpresa) dell'anno nella kickboxing mondiale, che proietta il 27enne cerignolano direttamente ai vertici internazionali.
«Il Glory è il massimo, è come la Champions League del calcio - , spiega -. È il livello più alto in assoluto. Un traguardo che assume ancora più valore se si considera il contesto italiano: erano anni (dal lontano 2015, con la leggenda Petrosyan) che un atleta italiano non si affermava a questi livelli nel circuito. E proprio da qui nasce una riflessione più ampia sul movimento nazionale».
«Secondo me in Italia il problema è culturale», sottolinea Volpe. «All'estero è meglio combattere. In Italia purtroppo lo sport è concentrato quasi solo sul calcio. Non si investe abbastanza negli sport da combattimento».
E aggiunge: «Io combatto su piattaforme come DAZN, mentre tante realtà sportive non hanno questa visibilità. È proprio una questione culturale italiana. All'estero è diverso invece, c'è più attenzione, più investimenti». Nonostante queste difficoltà strutturali, il suo percorso dimostra che emergere è possibile. E oggi lo sguardo è già rivolto al futuro: «Il 30 maggio potrei partecipare al torneo Senshi in Bulgaria, un altro evento importante».
Volpe resta inoltre campione mondiale K-1, titolo conquistato in precedenza a Lecce, che difenderà in Italia entro quest'anno, pronto a confermarsi ai vertici della disciplina. Accanto ai successi internazionali, però resta centrale il legame con la sua città: «Ringrazio Cerignola perché mi segue sempre. Tantissime persone mi supportano, anche a distanza. Alcuni hanno fatto abbonamenti per vedermi combattere. Questo per me significa tanto».
Un percorso costruito anche grazie a un team solido: i maestri Domenico Colucci e Savino Bisceglie, il manager Francesco Scambri e gli sponsor (Matteo Cartagena) che lo supportano e sostengono accompagnano quotidianamente e al preparatore atletico Nico Cicolella. Una squadra che ha creduto in lui fin dall'inizio e che rappresenta una parte fondamentale della sua. Guardando avanti, Volpe ha le idee chiare: «Voglio continuare a combattere ancora sette-otto anni. Poi, molto probabilmente, aprirò una palestra e mi dedicherò ai ragazzi, sempre con il mio team. Oggi ho costruito un nome e questo potrà aiutarmi anche dopo la carriera».
Da una scelta fatta quasi per caso a una carriera costruita con metodo e sacrificio, quella di Angelo Volpe è una storia che va oltre lo sport. È la dimostrazione che anche partendo da Cerignola si può arrivare ai vertici mondiali.
È da qui che riparte il racconto di un percorso costruito nel tempo, fatto di sacrifici, gavetta e ambizione, che ha portato Volpe fino ai palcoscenici più prestigiosi della kickboxing mondiale, come il circuito del GLORY Kickboxing. «Ho iniziato quasi per caso, - racconta - con i miei amici dovevamo scegliere una palestra. Proviamo la kickboxing. Dal primo giorno me ne sono innamorato. Ho lasciato tutto il resto: uscite, distrazioni, lo sport mi ha cambiato la vita».
Una passione diventata subito ossessione positiva, fatta di sacrifici e disciplina. «Mi allenavo mattina e pomeriggio. Tornavo dalla campagna, mangiavo e ripartivo subito. Tutti i giorni. I primi incontri erano quelli regionali, con le protezioni, poi pian piano sono passato al professionismo. In un anno ho fatto circa venti match in Italia, vincendoli tutti».
La svolta arriva presto: «Combattevo praticamente ogni mese, a volte anche due volte al mese. Poi sono arrivati i manager internazionali che mi hanno visto in alcuni eventi e da lì si è aperto tutto. Il primo match importante fuori è stato all'Enfusion in Olanda, e poi pian piano sono entrato in quel giro fino ad arrivare al Glory».
E proprio il 31 agosto 2024 segna uno dei momenti più importanti della sua carriera. Ad Anversa, nel suo debutto assoluto nel Glory 94, Volpe compie un'impresa: batte una vera leggenda della Muay Thai come Youssef Boughanem, uno dei fighter più titolati al mondo. Un risultato clamoroso, definito da molti come uno degli upset (sorpresa) dell'anno nella kickboxing mondiale, che proietta il 27enne cerignolano direttamente ai vertici internazionali.
«Il Glory è il massimo, è come la Champions League del calcio - , spiega -. È il livello più alto in assoluto. Un traguardo che assume ancora più valore se si considera il contesto italiano: erano anni (dal lontano 2015, con la leggenda Petrosyan) che un atleta italiano non si affermava a questi livelli nel circuito. E proprio da qui nasce una riflessione più ampia sul movimento nazionale».
«Secondo me in Italia il problema è culturale», sottolinea Volpe. «All'estero è meglio combattere. In Italia purtroppo lo sport è concentrato quasi solo sul calcio. Non si investe abbastanza negli sport da combattimento».
E aggiunge: «Io combatto su piattaforme come DAZN, mentre tante realtà sportive non hanno questa visibilità. È proprio una questione culturale italiana. All'estero è diverso invece, c'è più attenzione, più investimenti». Nonostante queste difficoltà strutturali, il suo percorso dimostra che emergere è possibile. E oggi lo sguardo è già rivolto al futuro: «Il 30 maggio potrei partecipare al torneo Senshi in Bulgaria, un altro evento importante».
Volpe resta inoltre campione mondiale K-1, titolo conquistato in precedenza a Lecce, che difenderà in Italia entro quest'anno, pronto a confermarsi ai vertici della disciplina. Accanto ai successi internazionali, però resta centrale il legame con la sua città: «Ringrazio Cerignola perché mi segue sempre. Tantissime persone mi supportano, anche a distanza. Alcuni hanno fatto abbonamenti per vedermi combattere. Questo per me significa tanto».
Un percorso costruito anche grazie a un team solido: i maestri Domenico Colucci e Savino Bisceglie, il manager Francesco Scambri e gli sponsor (Matteo Cartagena) che lo supportano e sostengono accompagnano quotidianamente e al preparatore atletico Nico Cicolella. Una squadra che ha creduto in lui fin dall'inizio e che rappresenta una parte fondamentale della sua. Guardando avanti, Volpe ha le idee chiare: «Voglio continuare a combattere ancora sette-otto anni. Poi, molto probabilmente, aprirò una palestra e mi dedicherò ai ragazzi, sempre con il mio team. Oggi ho costruito un nome e questo potrà aiutarmi anche dopo la carriera».
Da una scelta fatta quasi per caso a una carriera costruita con metodo e sacrificio, quella di Angelo Volpe è una storia che va oltre lo sport. È la dimostrazione che anche partendo da Cerignola si può arrivare ai vertici mondiali.
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