
Attualità
L'unica malattia è la polizia": la scritta choc nel centro storico di Cerignola
La denuncia social di Loreta Colasuonno riapre il dibattito sulla cultura dell'illegalità: si invoca più Stato, ma c'è ancora chi continua a considerarlo un nemico.
Cerignola - giovedì 2 luglio 2026
16.58
"L'unica malattia è la polizia". È la scritta comparsa nel centro storico di Cerignola e fotografata da Loreta Colasuonno, ex dirigente del Commissariato cittadino , che ha deciso di denunciarla pubblicamente attraverso i social.
Nel suo post, Colasuonno non usa mezzi termini:
«Da cittadina onoraria di questa città, proprio in virtù del ruolo avuto nella stessa, mi corre l'obbligo di replicare che esiste una malattia più grave: il cancro che sta divorando Cerignola, costituito da tutti i suoi cittadini che ogni giorno decidono di delinquere, per ottenere guadagni facili, buttando fango sulle tantissime brave persone che, nonostante le difficoltà della vita, continuano a camminare sulla retta via».
Parole dure, affidate ai social dopo l'ennesimo messaggio di odio rivolto alle forze dell'ordine. Accanto alla frase compare anche la sigla "ACAB", acronimo di All Cops Are Bastards, slogan utilizzato da chi considera la polizia un nemico. Ed è qui che emerge una contraddizione di cui, forse, si parla ancora troppo poco.
Da anni Cerignola chiede più Stato: più controlli, più uomini, più sicurezza. Si denuncia l'abbandono delle istituzioni e si invocano interventi contro una criminalità che continua a rappresentare una delle principali emergenze del territorio. Eppure c'è ancora chi quello stesso Stato lo considera "l'infame". Chi vede nella divisa un bersaglio e non una garanzia.Chi arriva perfino a scrivere che "l'unica malattia è la polizia".
Sia chiaro: quella scritta non rappresenta Cerignola. La città è composta in larga maggioranza da persone oneste che ogni giorno lavorano, rispettano le regole e subiscono, loro per prime, il peso della criminalità. Ma liquidare tutto come la bravata di qualche stupido sarebbe un errore.
Perché quella frase racconta una mentalità che, seppur minoritaria, continua a esistere. Una mentalità che considera lo Stato un nemico e che finisce per guardare con ammirazione, chi sceglie la strada dell'illegalità.
Ed è una riflessione che forse dovremmo fare tutti. Perché è giusto chiedere più Stato, più sicurezza e una presenza sempre maggiore delle forze dell'ordine. Ma è altrettanto giusto domandarsi come si possa pretendere tutto questo se c'è ancora chi continua a dipingere proprio lo Stato come il vero nemico. Finché questa contraddizione continuerà a esistere, la battaglia contro la criminalità non sarà solo una questione di uomini e mezzi, ma anche di mentalità.
Nel suo post, Colasuonno non usa mezzi termini:
«Da cittadina onoraria di questa città, proprio in virtù del ruolo avuto nella stessa, mi corre l'obbligo di replicare che esiste una malattia più grave: il cancro che sta divorando Cerignola, costituito da tutti i suoi cittadini che ogni giorno decidono di delinquere, per ottenere guadagni facili, buttando fango sulle tantissime brave persone che, nonostante le difficoltà della vita, continuano a camminare sulla retta via».
Parole dure, affidate ai social dopo l'ennesimo messaggio di odio rivolto alle forze dell'ordine. Accanto alla frase compare anche la sigla "ACAB", acronimo di All Cops Are Bastards, slogan utilizzato da chi considera la polizia un nemico. Ed è qui che emerge una contraddizione di cui, forse, si parla ancora troppo poco.
Da anni Cerignola chiede più Stato: più controlli, più uomini, più sicurezza. Si denuncia l'abbandono delle istituzioni e si invocano interventi contro una criminalità che continua a rappresentare una delle principali emergenze del territorio. Eppure c'è ancora chi quello stesso Stato lo considera "l'infame". Chi vede nella divisa un bersaglio e non una garanzia.Chi arriva perfino a scrivere che "l'unica malattia è la polizia".
Sia chiaro: quella scritta non rappresenta Cerignola. La città è composta in larga maggioranza da persone oneste che ogni giorno lavorano, rispettano le regole e subiscono, loro per prime, il peso della criminalità. Ma liquidare tutto come la bravata di qualche stupido sarebbe un errore.
Perché quella frase racconta una mentalità che, seppur minoritaria, continua a esistere. Una mentalità che considera lo Stato un nemico e che finisce per guardare con ammirazione, chi sceglie la strada dell'illegalità.
Ed è una riflessione che forse dovremmo fare tutti. Perché è giusto chiedere più Stato, più sicurezza e una presenza sempre maggiore delle forze dell'ordine. Ma è altrettanto giusto domandarsi come si possa pretendere tutto questo se c'è ancora chi continua a dipingere proprio lo Stato come il vero nemico. Finché questa contraddizione continuerà a esistere, la battaglia contro la criminalità non sarà solo una questione di uomini e mezzi, ma anche di mentalità.


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