
Attualità
Cerignola, Cooperativa sociale Altereco: «Il primo argine contro l'illegalità è la rassegnazione»
L'appello dell'Associazione antimafia
Cerignola - giovedì 18 giugno 2026
9.10 Comunicato Stampa
«Ci si abitua anche alle bombe! «È normale, a Cerignola purtroppo queste cose accadono! L'importante è che non si è fatto male nessuno!» Questo è ciò che si dice tra la rassegnazione generale ogni volta che il boato di un assalto a un bancomat squarcia il silenzio della notte.» Così la Cooperativa sociale Aletreco dopo gli ultimi episodi di cronaca nella città di Cerignola.
«Una scrollata di spalle, un sospiro di sollievo perché "poteva andare peggio" e la vita ricomincia come se nulla fosse. Ma c'è un pericolo subdolo che striscia tra le vie della città, ed è più silenzioso e devastante delle cariche esplosive utilizzate dai criminali: l'assuefazione.»
«Ci si abitua a tutto, si sa. Ci si abitua al traffico e alle buche sulle strade. Ma quando una comunità inizia ad abituarsi alle bombe, significa che qualcosa di profondo si è spezzato. Accettare la logica del "qui funziona così" non è pragmatismo; è una lenta resa culturale - ha dichiarato - . Significa cedere pezzi di territorio, di legalità e di futuro alla criminalità, con il rischio di anestetizzare anche le nuove generazioni, cresciute nel mito distorto che l'illegalità sia solo un elemento del paesaggio.»
«Dire che "l'importante è che non si sia fatto male nessuno" è una mezza verità che nasconde una grande bugia. Perché a farsi male, ogni volta, è la dignità di una città intera - ha proseguito l'associazione -. Si fa male l'economia locale, si fa male la sicurezza percepita dai cittadini e si fa male l'immagine di una Cerignola che è fatta anche e soprattutto di gente onesta, laboriosa e stanca di essere associata alle cronache nere.»
«Le bombe ai bancomat non sono "normali". Non devono diventarlo. Il primo vero argine contro l'illegalità non sono solo le forze dell'ordine, ma il rifiuto categorico della rassegnazione. Svegliarsi dopo un'esplosione significa anche dover svegliare le coscienze, prima che l'abitudine diventi complicità.» ha conlcuso.
«Una scrollata di spalle, un sospiro di sollievo perché "poteva andare peggio" e la vita ricomincia come se nulla fosse. Ma c'è un pericolo subdolo che striscia tra le vie della città, ed è più silenzioso e devastante delle cariche esplosive utilizzate dai criminali: l'assuefazione.»
«Ci si abitua a tutto, si sa. Ci si abitua al traffico e alle buche sulle strade. Ma quando una comunità inizia ad abituarsi alle bombe, significa che qualcosa di profondo si è spezzato. Accettare la logica del "qui funziona così" non è pragmatismo; è una lenta resa culturale - ha dichiarato - . Significa cedere pezzi di territorio, di legalità e di futuro alla criminalità, con il rischio di anestetizzare anche le nuove generazioni, cresciute nel mito distorto che l'illegalità sia solo un elemento del paesaggio.»
«Dire che "l'importante è che non si sia fatto male nessuno" è una mezza verità che nasconde una grande bugia. Perché a farsi male, ogni volta, è la dignità di una città intera - ha proseguito l'associazione -. Si fa male l'economia locale, si fa male la sicurezza percepita dai cittadini e si fa male l'immagine di una Cerignola che è fatta anche e soprattutto di gente onesta, laboriosa e stanca di essere associata alle cronache nere.»
«Le bombe ai bancomat non sono "normali". Non devono diventarlo. Il primo vero argine contro l'illegalità non sono solo le forze dell'ordine, ma il rifiuto categorico della rassegnazione. Svegliarsi dopo un'esplosione significa anche dover svegliare le coscienze, prima che l'abitudine diventi complicità.» ha conlcuso.
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