
Vita di città
Disagio giovanile e migranti, Dibisceglia: «Non basta indignarsi, bisogna costruire prima che accada»
La nota del Segretario dell'Ufficio di Gabinetto del Sindaco
Cerignola - martedì 1 settembre 2026
11.28
«Un uomo, un migrante, picchiato da un branco». È da questo episodio che parte la riflessione di Antonio Dibisceglia, Segretario dell'Ufficio di Gabinetto del Sindaco, che invita a guardare oltre la cronaca e ad affrontare le fragilità sociali che attraversano la città.
Sul numero dei ragazzi coinvolti circolano ricostruzioni diverse, ma, secondo Dibisceglia, prima ancora dei numeri occorre interrogarsi sulle condizioni che hanno portato a quanto accaduto. «Da una parte ci sono disagio, marginalità e assenza di tutele, soprattutto per i lavoratori migranti che vivono spesso in condizioni difficili, tra caporalato, alloggi di fortuna e precarietà. Dall'altra ci sono giovani che, in assenza di alternative e opportunità, rischiano di trasformare la noia e il vuoto in comportamenti pericolosi».
È proprio qui che, secondo Dibisceglia, dovrebbe partire "La strada del buonsenso": dalla capacità di offrire ai ragazzi alternative concrete attraverso attività educative, sportive, culturali e occasioni di aggregazione durante tutto l'anno. In questo senso viene richiamato il ruolo delle associazioni già attive nelle periferie e degli oratori, che potrebbero essere maggiormente sostenuti e messi in rete.
Tra gli strumenti già presenti a Cerignola viene indicato anche l'Hub Desteenazione di via Antonietta Rosati 1, spazio multifunzionale dedicato ai giovani, nato grazie al lavoro dell'Assessorato al Welfare guidato da Maria Dibisceglia. La sfida, sottolinea Di Bisceglia, è trasformarlo in un vero punto di riferimento, capace di collegare associazioni, oratori, scuole e spazi di formazione.
Parallelamente resta aperta la questione dei lavoratori stagionali migranti. Per Dibisceglia non è più possibile affrontare il fenomeno come una semplice emergenza stagionale: servono integrazione, condizioni abitative dignitose, tutela e strumenti adeguati per governare un fenomeno ormai strutturale.
Una sfida che, secondo la riflessione, non può ricadere soltanto sui Comuni, spesso privi degli strumenti necessari, ma richiede un cambiamento nelle politiche nazionali e una nuova definizione del ruolo degli enti locali.
Il messaggio finale è netto: non basta indignarsi quando accade qualcosa. Bisogna costruire prima che accada. È questa, secondo Dibisceglia, la strada del buonsenso verso il 2027.
Sul numero dei ragazzi coinvolti circolano ricostruzioni diverse, ma, secondo Dibisceglia, prima ancora dei numeri occorre interrogarsi sulle condizioni che hanno portato a quanto accaduto. «Da una parte ci sono disagio, marginalità e assenza di tutele, soprattutto per i lavoratori migranti che vivono spesso in condizioni difficili, tra caporalato, alloggi di fortuna e precarietà. Dall'altra ci sono giovani che, in assenza di alternative e opportunità, rischiano di trasformare la noia e il vuoto in comportamenti pericolosi».
È proprio qui che, secondo Dibisceglia, dovrebbe partire "La strada del buonsenso": dalla capacità di offrire ai ragazzi alternative concrete attraverso attività educative, sportive, culturali e occasioni di aggregazione durante tutto l'anno. In questo senso viene richiamato il ruolo delle associazioni già attive nelle periferie e degli oratori, che potrebbero essere maggiormente sostenuti e messi in rete.
Tra gli strumenti già presenti a Cerignola viene indicato anche l'Hub Desteenazione di via Antonietta Rosati 1, spazio multifunzionale dedicato ai giovani, nato grazie al lavoro dell'Assessorato al Welfare guidato da Maria Dibisceglia. La sfida, sottolinea Di Bisceglia, è trasformarlo in un vero punto di riferimento, capace di collegare associazioni, oratori, scuole e spazi di formazione.
Parallelamente resta aperta la questione dei lavoratori stagionali migranti. Per Dibisceglia non è più possibile affrontare il fenomeno come una semplice emergenza stagionale: servono integrazione, condizioni abitative dignitose, tutela e strumenti adeguati per governare un fenomeno ormai strutturale.
Una sfida che, secondo la riflessione, non può ricadere soltanto sui Comuni, spesso privi degli strumenti necessari, ma richiede un cambiamento nelle politiche nazionali e una nuova definizione del ruolo degli enti locali.
Il messaggio finale è netto: non basta indignarsi quando accade qualcosa. Bisogna costruire prima che accada. È questa, secondo Dibisceglia, la strada del buonsenso verso il 2027.


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