
Cronaca
Furto nella chiesa del Buon Consiglio, don Ignazio accusa: «Non ci sentiamo più sicuri»
Rubata una patena già pronta sul calice per la Santa Messa. Il furto è stato immortalato dalle telecamere
Cerignola - lunedì 31 agosto 2026
10.06
Un furto all'interno della chiesa del Buon Consiglio, dove una patena, già preparata sul calice in vista della celebrazione della Santa Messa, è stata portata via poco prima dell'inizio della funzione religiosa. L'episodio è avvenuto giovedì alle 17.47 ed è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della struttura.
A raccontare quanto accaduto è don Ignazio, che ha spiegato di essersi accorto della mancanza della patena «poco prima della celebrazione, mentre ci si apprestava ad iniziare la Santa Messa». Secondo quanto riferito dal sacerdote, dalle immagini si vedrebbe chiaramente una donna prendere prima l'ostia, lasciandola sull'altare, e successivamente asportare la patena, riponendola nella propria borsa.
Il calice, invece, non sarebbe stato portato via, probabilmente anche a causa delle dimensioni ridotte della borsa. «Io li ho visti entrare attraverso le telecamere – racconta don Ignazio – ma sembrava una coppia che veniva per pregare, poiché si vedeva che facevano tanti segni di croce». Il furto avrebbe riguardato esclusivamente la patena. Un gesto che, per la comunità, assume un significato particolarmente grave proprio per la natura dell'oggetto sottratto. «La patena è un vaso sacro importante per la celebrazione, proprio perché è lì che avviene ogni volta il miracolo della transustanziazione», sottolinea il sacerdote, definendo quello avvenuto come «un furto del sacro».
Don Ignazio ha inoltre spiegato di aver atteso prima di presentare denuncia, nella speranza che potesse esserci un ripensamento: «Ho aspettato a fare la denuncia sperando in un pentimento, ma andrò e consegnerò foto e video del momento del furto».
Da qui l'appello rivolto direttamente a chi ha portato via la patena. Il sacerdote invita al pentimento e auspica che l'oggetto possa essere restituito alla comunità: «Può essere stato un momento di debolezza e siamo pronti a perdonare l'azione. Vogliamo sperare che vogliano riportare la refurtiva in chiesa, magari ponendo la patena nella cassetta della posta».
Ma il furto, secondo don Ignazio, si inserisce in una situazione di maggiore disagio e insicurezza che la comunità del Buon Consiglio denuncia da tempo. Nel suo racconto vengono ricordati diversi episodi: l'incendio di alcuni alberi all'interno del cortile, ragazzi che avrebbero scavalcato i cancelli per salire sui tetti della chiesa e atti vandalici ai danni del campo di calcio, oltre a un'aggressione subita personalmente dal sacerdote nel novembre del 2023. «Purtroppo dove siamo noi viviamo in una zona franca. È una zona ad alto rischio», afferma don Ignazio, lamentando la mancanza di un adeguato senso di tutela: «Non abbiamo supporto da nessuno. Non ci sentiamo tutelati. Non ci sono controlli».
Il sacerdote riferisce inoltre di aver più volte richiesto l'intervento delle forze dell'ordine, ricevendo, a suo dire, la risposta che «hanno le mani legate perché spesso sono minori». Da qui la richiesta di aprire un confronto con le istituzioni: «Gradirei si aprisse un dialogo serio, apartitico, con tutte le istituzioni sulla situazione che viviamo. Non ci sentiamo più sicuri e tutelati».
Un appello che, nelle parole di don Ignazio, va oltre la singola vicenda e riguarda il ruolo della Chiesa sul territorio: «Non si può più aspettare e tantomeno delegare solo alla Chiesa, che fa già tanto sul territorio e a volte è costretta a sostituirsi anche in realtà dove c'è l'assenza totale delle istituzioni». Il sacerdote richiama infine anche la questione dell'assistenza agli stagionali impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli, sottolineando il ruolo della Caritas e ponendo una domanda più ampia: «La Caritas è in prima linea, sempre. E poi?».
La vicenda della patena, dunque, diventa per la comunità del Buon Consiglio l'occasione per rilanciare una richiesta di attenzione e di confronto sulla sicurezza e sulla presenza delle istituzioni sul territorio, mantenendo al tempo stesso aperta la porta al possibile pentimento e alla restituzione dell'oggetto sacro.
A raccontare quanto accaduto è don Ignazio, che ha spiegato di essersi accorto della mancanza della patena «poco prima della celebrazione, mentre ci si apprestava ad iniziare la Santa Messa». Secondo quanto riferito dal sacerdote, dalle immagini si vedrebbe chiaramente una donna prendere prima l'ostia, lasciandola sull'altare, e successivamente asportare la patena, riponendola nella propria borsa.
Il calice, invece, non sarebbe stato portato via, probabilmente anche a causa delle dimensioni ridotte della borsa. «Io li ho visti entrare attraverso le telecamere – racconta don Ignazio – ma sembrava una coppia che veniva per pregare, poiché si vedeva che facevano tanti segni di croce». Il furto avrebbe riguardato esclusivamente la patena. Un gesto che, per la comunità, assume un significato particolarmente grave proprio per la natura dell'oggetto sottratto. «La patena è un vaso sacro importante per la celebrazione, proprio perché è lì che avviene ogni volta il miracolo della transustanziazione», sottolinea il sacerdote, definendo quello avvenuto come «un furto del sacro».
Don Ignazio ha inoltre spiegato di aver atteso prima di presentare denuncia, nella speranza che potesse esserci un ripensamento: «Ho aspettato a fare la denuncia sperando in un pentimento, ma andrò e consegnerò foto e video del momento del furto».
Da qui l'appello rivolto direttamente a chi ha portato via la patena. Il sacerdote invita al pentimento e auspica che l'oggetto possa essere restituito alla comunità: «Può essere stato un momento di debolezza e siamo pronti a perdonare l'azione. Vogliamo sperare che vogliano riportare la refurtiva in chiesa, magari ponendo la patena nella cassetta della posta».
Ma il furto, secondo don Ignazio, si inserisce in una situazione di maggiore disagio e insicurezza che la comunità del Buon Consiglio denuncia da tempo. Nel suo racconto vengono ricordati diversi episodi: l'incendio di alcuni alberi all'interno del cortile, ragazzi che avrebbero scavalcato i cancelli per salire sui tetti della chiesa e atti vandalici ai danni del campo di calcio, oltre a un'aggressione subita personalmente dal sacerdote nel novembre del 2023. «Purtroppo dove siamo noi viviamo in una zona franca. È una zona ad alto rischio», afferma don Ignazio, lamentando la mancanza di un adeguato senso di tutela: «Non abbiamo supporto da nessuno. Non ci sentiamo tutelati. Non ci sono controlli».
Il sacerdote riferisce inoltre di aver più volte richiesto l'intervento delle forze dell'ordine, ricevendo, a suo dire, la risposta che «hanno le mani legate perché spesso sono minori». Da qui la richiesta di aprire un confronto con le istituzioni: «Gradirei si aprisse un dialogo serio, apartitico, con tutte le istituzioni sulla situazione che viviamo. Non ci sentiamo più sicuri e tutelati».
Un appello che, nelle parole di don Ignazio, va oltre la singola vicenda e riguarda il ruolo della Chiesa sul territorio: «Non si può più aspettare e tantomeno delegare solo alla Chiesa, che fa già tanto sul territorio e a volte è costretta a sostituirsi anche in realtà dove c'è l'assenza totale delle istituzioni». Il sacerdote richiama infine anche la questione dell'assistenza agli stagionali impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli, sottolineando il ruolo della Caritas e ponendo una domanda più ampia: «La Caritas è in prima linea, sempre. E poi?».
La vicenda della patena, dunque, diventa per la comunità del Buon Consiglio l'occasione per rilanciare una richiesta di attenzione e di confronto sulla sicurezza e sulla presenza delle istituzioni sul territorio, mantenendo al tempo stesso aperta la porta al possibile pentimento e alla restituzione dell'oggetto sacro.


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