
Attualità
Pasquale Andriotta, la tragedia di un cerignolano a Piacenza. Il segretario provinciale CGIL Palma: «Il lavoro non vale più di una vita»
Il 42enne è morto durante una consegna proprio nel giorno della scadenza del suo contratto
Cerignola - martedì 1 settembre 2026
15.22
Una tragedia che da Piacenza arriva fino a Cerignola. È quella di Pasquale Andriotta, 42 anni, originario della città ofantina, morto lunedì 31 agosto dopo essere stato colto da un malore mentre effettuava una consegna.
Pasquale lavorava come corriere per una società fornitrice di BRT. Si trovava in vicolo del Guazzo, a Piacenza, quando si è accasciato improvvisamente. I soccorsi sono intervenuti e hanno tentato di rianimarlo, prima del trasferimento in ospedale, dove il 42enne è poi deceduto.
Una morte improvvisa, avvenuta durante una giornata di lavoro, che lascia una famiglia e tre figli nel dolore. Ma c'è un elemento che ha inevitabilmente attirato l'attenzione: quello della tragedia era anche l'ultimo giorno del contratto a tempo determinato di Andriotta. Nella stessa giornata, i lavoratori dell'appalto BRT di Piacenza-Caorso erano impegnati in uno sciopero per denunciare carichi di lavoro crescenti, carenza di personale e condizioni di lavoro ritenute sempre più pesanti.
È proprio su questi aspetti che abbiamo raccolto il commento di Gianni Palma, segretario provinciale della CGIL di Foggia, per comprendere quale riflessione apra una vicenda che coinvolge anche un lavoratore originario del territorio foggiano. Sulla vicenda abbiamo interpellato anche Gianni Marinaro della CGIL di Cerignola, per raccogliere una voce del sindacato direttamente dal territorio di origine di Pasquale Andriotta.
Qual è il vostro commento davanti a questa tragedia?
«Purtroppo è l'ennesima tragedia che ha risvolti negativi sulla persona del lavoratore e sulla sua famiglia soprattutto, e che purtroppo si inserisce in un contesto lavorativo di cui, ahimè, non possiamo più meravigliarci. È fatto, tra l'altro, di sfruttamento, di lavoro grigio, di norme contrattuali in parte presenti e in parte invece sottaciute o comunque non pienamente rispettate.
Il paradosso è che, di fronte a questo fenomeno di illegalità ormai diffusa, c'è una giustificazione che risiede nelle norme di legge e nelle norme contrattuali, perché ci sono alcuni contratti nazionali non firmati ovviamente da CGIL, CISL e UIL, nei quali si autorizza il datore di lavoro a fare una serie di attività e il lavoratore a subire una serie di vessazioni che sono contro la legge e che poi danneggiano anche la sicurezza sul posto di lavoro, non rispettano gli orari di lavoro e non rispettano in generale la dignità del lavoratore».
Secondo quanto emerso, il giorno della tragedia coincideva con la scadenza del suo contratto. È un elemento che, secondo voi, merita un approfondimento?
«È un elemento che certamente merita un approfondimento, sia per comprendere le effettive prestazioni svolte, al di là della durata, sia perché capita molto spesso che, siccome i lavoratori sottoscrivono più contratti di lavoro a tempo determinato e quindi con una scadenza, ai lavoratori viene chiesto di dare sempre di più in termini lavorativi, ben oltre quello che sarebbe rispettoso, soprattutto nell'approssimarsi della scadenza del contratto.
È chiaro che, molto probabilmente, secondo me, questo ha influito anche su un ulteriore aggravamento dello stress da lavoro che potrebbe aver subito il lavoratore, comunque una serie di difficoltà anche da un punto di vista psicofisico».
Cosa chiedete alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulle circostanze della morte di Pasquale Andriotta?
«Chiediamo ovviamente che l'indagine in corso accerti la verità processuale e, laddove ravvisi elementi di responsabilità, sanzioni ovviamente i responsabili.
Chiediamo anche al Governo di non farci più assistere a queste situazioni che, tra l'altro, si verificano al Nord come al Sud, oggi nel settore dei trasporti e della logistica, ma domani purtroppo in edilizia, in agricoltura, nell'industria, ovunque laddove ci sono una serie di leggi che danneggiano la dignità delle persone e prevedono che, di fatto, l'elemento capitale, quindi l'elemento finanziario, valga più del lavoro umano e di una vita umana.
Quando ci troviamo di fronte a infortuni sul lavoro o a queste drammatiche morti sul lavoro, molto spesso non sono episodi accidentali, ma sono il risultato purtroppo di periodi di particolare stress da un punto di vista lavorativo che possono portare a delle difficoltà medie, gravi o purtroppo gravissime, come è accaduto a questo lavoratore, che purtroppo ci ha rimesso la vita.
Il problema è che lo Stato deve occuparsi della salute e della sicurezza dei propri cittadini anche quando essi sono lavoratori. Vogliamo delle norme ben precise, ben più stringenti e che sanzionino determinati comportamenti illegali da parte delle imprese».
La morte è avvenuta mentre Pasquale stava effettuando una consegna. È importante anche fare luce sulle condizioni di lavoro dei corrieri?
«Assolutamente sì. Quel settore consta di una serie di meccanismi di appalti e subappalti, di fronte ai quali una stazione appaltante o un ente committente scarica la responsabilità all'impresa che gestisce il subappalto. Lo stesso committente molte volte non controlla la conformità e l'applicazione delle norme e delle leggi da parte dell'azienda che svolge l'appalto. Di fronte a queste situazioni, noi chiediamo che possa esserci la stessa responsabilità tra l'azienda nei confronti dei lavoratori, tra l'azienda che svolge l'appalto e l'azienda che affida una commessa o un appalto, quindi l'azienda madre sostanzialmente. Non è un caso che stiamo raccogliendo delle firme anche sul tema della legalità negli appalti, perché riteniamo che lì si inneschino meccanismi negativi che poi, a ruota, fanno pagare sempre il soggetto più debole, che è il lavoratore: oggi con uno stress, domani a volte purtroppo con un episodio drammatico come la morte, o altre volte con una serie di infortuni permanenti che purtroppo danneggiano, oltre che la vita delle persone, anche la propria capacità lavorativa».
Infine, il pensiero non può che andare alla famiglia di Pasquale. «Sicuramente noi come CGIL siamo solidali al dolore della famiglia e siamo a disposizione naturalmente anche per i familiari con le nostre strutture per dare non solo il sacrosanto conforto morale, ma anche un aiuto materiale laddove ne avessero bisogno.
Riteniamo che questa vicenda sia purtroppo, da un lato, l'ennesima dimostrazione di come il lavoro, secondo questo Governo, abbia perso di valore e di come i cittadini e le persone vengano di fatto assimilati a dei numeri.
Noi come CGIL, oltre a non essere d'accordo, ci batteremo sempre affinché la persona umana abbia dignità e non sia relegata solo a un numero matematico».
Pasquale lavorava come corriere per una società fornitrice di BRT. Si trovava in vicolo del Guazzo, a Piacenza, quando si è accasciato improvvisamente. I soccorsi sono intervenuti e hanno tentato di rianimarlo, prima del trasferimento in ospedale, dove il 42enne è poi deceduto.
Una morte improvvisa, avvenuta durante una giornata di lavoro, che lascia una famiglia e tre figli nel dolore. Ma c'è un elemento che ha inevitabilmente attirato l'attenzione: quello della tragedia era anche l'ultimo giorno del contratto a tempo determinato di Andriotta. Nella stessa giornata, i lavoratori dell'appalto BRT di Piacenza-Caorso erano impegnati in uno sciopero per denunciare carichi di lavoro crescenti, carenza di personale e condizioni di lavoro ritenute sempre più pesanti.
È proprio su questi aspetti che abbiamo raccolto il commento di Gianni Palma, segretario provinciale della CGIL di Foggia, per comprendere quale riflessione apra una vicenda che coinvolge anche un lavoratore originario del territorio foggiano. Sulla vicenda abbiamo interpellato anche Gianni Marinaro della CGIL di Cerignola, per raccogliere una voce del sindacato direttamente dal territorio di origine di Pasquale Andriotta.
L'intervista a Gianni Palma, segretario provinciale della CGIL di Foggia
Qual è il vostro commento davanti a questa tragedia?
«Purtroppo è l'ennesima tragedia che ha risvolti negativi sulla persona del lavoratore e sulla sua famiglia soprattutto, e che purtroppo si inserisce in un contesto lavorativo di cui, ahimè, non possiamo più meravigliarci. È fatto, tra l'altro, di sfruttamento, di lavoro grigio, di norme contrattuali in parte presenti e in parte invece sottaciute o comunque non pienamente rispettate.
Il paradosso è che, di fronte a questo fenomeno di illegalità ormai diffusa, c'è una giustificazione che risiede nelle norme di legge e nelle norme contrattuali, perché ci sono alcuni contratti nazionali non firmati ovviamente da CGIL, CISL e UIL, nei quali si autorizza il datore di lavoro a fare una serie di attività e il lavoratore a subire una serie di vessazioni che sono contro la legge e che poi danneggiano anche la sicurezza sul posto di lavoro, non rispettano gli orari di lavoro e non rispettano in generale la dignità del lavoratore».
Secondo quanto emerso, il giorno della tragedia coincideva con la scadenza del suo contratto. È un elemento che, secondo voi, merita un approfondimento?
«È un elemento che certamente merita un approfondimento, sia per comprendere le effettive prestazioni svolte, al di là della durata, sia perché capita molto spesso che, siccome i lavoratori sottoscrivono più contratti di lavoro a tempo determinato e quindi con una scadenza, ai lavoratori viene chiesto di dare sempre di più in termini lavorativi, ben oltre quello che sarebbe rispettoso, soprattutto nell'approssimarsi della scadenza del contratto.
È chiaro che, molto probabilmente, secondo me, questo ha influito anche su un ulteriore aggravamento dello stress da lavoro che potrebbe aver subito il lavoratore, comunque una serie di difficoltà anche da un punto di vista psicofisico».
Cosa chiedete alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulle circostanze della morte di Pasquale Andriotta?
«Chiediamo ovviamente che l'indagine in corso accerti la verità processuale e, laddove ravvisi elementi di responsabilità, sanzioni ovviamente i responsabili.
Chiediamo anche al Governo di non farci più assistere a queste situazioni che, tra l'altro, si verificano al Nord come al Sud, oggi nel settore dei trasporti e della logistica, ma domani purtroppo in edilizia, in agricoltura, nell'industria, ovunque laddove ci sono una serie di leggi che danneggiano la dignità delle persone e prevedono che, di fatto, l'elemento capitale, quindi l'elemento finanziario, valga più del lavoro umano e di una vita umana.
Quando ci troviamo di fronte a infortuni sul lavoro o a queste drammatiche morti sul lavoro, molto spesso non sono episodi accidentali, ma sono il risultato purtroppo di periodi di particolare stress da un punto di vista lavorativo che possono portare a delle difficoltà medie, gravi o purtroppo gravissime, come è accaduto a questo lavoratore, che purtroppo ci ha rimesso la vita.
Il problema è che lo Stato deve occuparsi della salute e della sicurezza dei propri cittadini anche quando essi sono lavoratori. Vogliamo delle norme ben precise, ben più stringenti e che sanzionino determinati comportamenti illegali da parte delle imprese».
La morte è avvenuta mentre Pasquale stava effettuando una consegna. È importante anche fare luce sulle condizioni di lavoro dei corrieri?
«Assolutamente sì. Quel settore consta di una serie di meccanismi di appalti e subappalti, di fronte ai quali una stazione appaltante o un ente committente scarica la responsabilità all'impresa che gestisce il subappalto. Lo stesso committente molte volte non controlla la conformità e l'applicazione delle norme e delle leggi da parte dell'azienda che svolge l'appalto. Di fronte a queste situazioni, noi chiediamo che possa esserci la stessa responsabilità tra l'azienda nei confronti dei lavoratori, tra l'azienda che svolge l'appalto e l'azienda che affida una commessa o un appalto, quindi l'azienda madre sostanzialmente. Non è un caso che stiamo raccogliendo delle firme anche sul tema della legalità negli appalti, perché riteniamo che lì si inneschino meccanismi negativi che poi, a ruota, fanno pagare sempre il soggetto più debole, che è il lavoratore: oggi con uno stress, domani a volte purtroppo con un episodio drammatico come la morte, o altre volte con una serie di infortuni permanenti che purtroppo danneggiano, oltre che la vita delle persone, anche la propria capacità lavorativa».
Infine, il pensiero non può che andare alla famiglia di Pasquale. «Sicuramente noi come CGIL siamo solidali al dolore della famiglia e siamo a disposizione naturalmente anche per i familiari con le nostre strutture per dare non solo il sacrosanto conforto morale, ma anche un aiuto materiale laddove ne avessero bisogno.
Riteniamo che questa vicenda sia purtroppo, da un lato, l'ennesima dimostrazione di come il lavoro, secondo questo Governo, abbia perso di valore e di come i cittadini e le persone vengano di fatto assimilati a dei numeri.
Noi come CGIL, oltre a non essere d'accordo, ci batteremo sempre affinché la persona umana abbia dignità e non sia relegata solo a un numero matematico».
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