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Unioni Civili, C'è chi dice SI'

Le Unioni Civili dividono il paese in due. Unioni civili ed omosessualità vista dagli occhi di Rita


Negli ultimi giorni si parla spesso di unioni civili, Gestazione Per Altri e omosessualità argomenti su cui opinioni contrastanti creano una realtà differente vittima dei luoghi comuni.
Nonostante i media italiani seguano in prima persona tutte le vicende legate alla bandiera Rainbow, riportando così informazioni giuste ed errate, il nostro paese si divide in tre: una parte che non riesce a considerare l'omosessualità come una cosa naturale, un'altra parte che si scende piazza per tutelarne i diritti ed un'altra che si riunisce per cogliere nei dettagli la questione.
Pertanto, vi segnaliamo questa intervista nata dalla collaborazione con una ragazza che si è offerta volontaria per parlarci "dell'omosessualità vissuta da un omosessuale".



Ciao chi sei e cosa fai nella vita?
Sono Rita e ho 22 anni. Frequento, presso l'Università di Bari, un corso di Storia e Scienze Sociali. Strana passione, sono pochi coloro che studiano la storia, ma in essa ho sempre visto il fine ultimo della conoscenza, ossia la verità, che può essere ricercata nelle azioni umane, di cui noi siamo attori e spettatori. Un ultimo, piccolo dettaglio: sono omosessuale.

Cos'è l'omosessualità dal punto di vista di un omosessuale?
Ho sempre visto essa come una parte caratterizzante ma non preponderante del mio essere. Posso affermare me stessa attraverso ben altre cose. Essa è solo una sfumatura della mia persona, che non nascondo poiché fa parte di me e come tale va mostrata; tendo a vivere la mia omosessualità normalmente e non celo in alcun modo.

Com'è essere omosessuale in un paese come Cerignola?
Ammetto che non ho mai avuto problemi di alcun tipo qui a Cerignola, complice anche il fatto che sono sempre stata circondata da persone che fortunatamente non vedevano in essa una devianza o una malattia. Generalmente, prendendo in considerazione la popolazione nel suo complesso, non ho mai avuto eventi spiacevoli.

Questa estate ho trascorso due settimane a Cerignola con una vecchia fiamma, vivendo la storia con molta tranquillità, sotto gli occhi di tutti e mai nessuno ha osato dire nulla, fortunatamente.

Mai nessuno mi ha insultata ne sono stata vittima di aggressioni a sfondo omofobo. Certo, le occhiatacce ogni tanto le ricevo, ma questo è forse legato al mio aspetto un po' ambiguo, "mascolino".

Gioca un ruolo importante nell'accettazione da parte di tutti dell'omosessualità, il sapersi mettere in gioco. Credo fermamente che il nascondersi (che si sia soli o in dolce compagnia) sia deleterio per se stessi e per la società: per se stessi poiché si tenderebbe a reprimere un aspetto della propria personalità che ci caratterizza, per la società in quanto ho avuto modo di constatare che spesso si tende a parlar male di ciò di cui non si ha piena conoscenza o che non si è abituati ad avere dinanzi ai propri occhi, cosa che porta quindi l'omosessualità ad essere vista come anormale.

A volte su internet, da parte dei miei concittadini, leggo parole cariche di odio e di condanna verso gli omosessuali, ma dietro tali parole vedo solo tanta mala informazione e chiusura mentale, scaturite dalla mancata conoscenza dell'argomento. Ecco perché condanno spesso la mancanza di curiosità: basterebbe conoscere un po' questo mio piccolo mondo per capire quanto spesso le dicerie che girano sugli omosessuali siano false. Ma la colpa, lo ammetto, è anche un po' nostra: c'è chi tende a reprimere ciò che è, e chi invece si mostra, esponendosi. Personalmente quando posso, mi metto in gioco per cercare di informare quanto più possibile. Questa intervista, infatti, è un altro esempio di lotta che nel mio piccolo tento di portare avanti in nome dell'accettazione totale dell'omosessualità da parte della società cerignolana…e non solo.

Inerente alle Unioni Civili cosa ci dici?
Negli ultimi giorni se ne è parlato molto. Complici gli impegni universitari, non ho dedicato tutta me stessa alla vicenda; ho seguito circa 4 discussioni parlamentari sull'argomento, compresa quella finale, in cui il Senato ha dato il via libera alle unioni civili e alla loro discussione alla Camera. Unioni che, ci tengo a precisare, non sono ancora legge: mi è capitato di leggere, in toni catastrofici, di persone che credevano che il DDL Cirinnà fosse già legge e credevano persino che fosse permesso agli omosessuali adottare; magari! Purtroppo la strada è ancora lunga e dal DDL è stata eliminata la parte inerente alla stepchild adoption. Ci tengo a precisare che la stepchild adoption non avrebbe dato il via libera alle adozioni da parte degli omosessuali di figli non biologici; a nessuna famiglia omogenitoriale sarebbe stato permesso adottare bambini presi in un orfanotrofio. La stepchild adoption avrebbe semplicemente permesso al partner di adottare il figlio biologico dell'altro partner. Il bambino in questione quindi, sarebbe stato pienamente tutelato e in caso di morte del padre/madre biologico/a avrebbe goduto di tutte le tutele necessarie. Senza tale legge invece, in caso di morte del genitore naturale, per il partner rimasto in vita, il bambino, giuridicamente parlando, non conterebbe nulla. Certo, la decisione è pur sempre nelle mani di un giudice e non viene esclusa la possibilità che il bambino resti comunque affidato al genitore rimasto in vita, ma ciò comporterebbe tempi burocratici (e anche spese statali che in tempi di crisi farebbe comodo evitare) e iter noiosi e sicuramente poco piacevoli da seguire per entrambe le parti in questione. Con la stepchild adoption si eviterebbe tutto ciò e il minore godrebbe di tutte le tutele. Ora invece vi è un vuoto legislativo che non permette la tutela totale dei propri figli; molto strano, visto che coloro che si scagliavano contro la stepchild adoption sfoggiavano inni tesi alla difesa e alla tutela del bambino. Peccato che senza stepchild adoption, abbiano ottenuto proprio ciò che volevano evitare, ossia la mancanza di una totale tutela del bambino.

Oltre alle unioni civili, negli ultimi giorni si è largamente discusso sull'utero in affitto (o GPA ossia Gestazione Per Altri), polemica il cui apice è stato raggiunto col caso Vendola. Cosa ne pensi?
Complice la mala informazione, si è anche parlato molto di GPA, meglio conosciuta come "utero in affitto" o "madre surrogata" . Uso il termine mala informazione in riferimento al fatto che a lungo si è creduto che il DDL Cirinnà contenesse anche decreti volti a regolare la GPA. Tale pratica in Italia è ancora illegale, tuttavia i figli nati all'estero tramite GPA vengono riconosciuti, già prima della formulazione del DDL Cirinnà.
Tale disegno di legge non conteneva nessun decreto che avrebbe dato il via libera alla "maternità surrogata". È stato sollevato un polverone dal nulla. In molti vedono in tale pratica una vera e propria compravendita di bambini, come se questi fossero merce in esposizione sullo scaffale di un supermercato, ritenendo che le stesse donne che portano avanti la gravidanza o che donano l'ovulo (si può anche scegliere di utilizzare l'ovulo di una donna che non sia colei che porterà avanti la gestazione facciano ciò per scopo di lucro.
Nel parlare di GPA si ha in mente, l'immagine di una donna proveniente da un paese in via di sviluppo o comunque che versa in difficoltà economiche e che decide di partorire per altri un bambino per un mero tornaconto personale. Fortunatamente la realtà è ben diversa.
Bisogna partire dal presupposto che coloro che offrono se stesse per la GPA, sono donne mosse semplicemente dalla volontà di compiere un'azione umanitaria, fornendo ad altri (che si tratti di coppie sterili o coppie omosessuali) quanto manca loro per poter avere un figlio, senza alcun fine secondario. I soggetti che offrono il loro corpo sono donne sottoposte a numerosi controlli medici, di cui se ne appura la sanità fisica e mentale; esse devono aver già terminato una gravidanza (al di fuori dell'associazione) e soprattutto devono avere un certo reddito, in modo tale da dimostrare che il fine ultimo della loro azione non sia il lucro.
I soldi sborsati dalle coppie che ricorrono a tale pratica vengono versati nelle casse delle associazioni a cui si rivolgono. Tali soldi vengono poi impiegati soprattutto per poter sbrigare numerosi iter burocratici inerenti anche al riconoscimento del nuovo nascituro nello stato di provenienza della coppia, mentre alla madre spetta soltanto un rimborso delle spese mediche. In Canada è assolutamente vietato dalla legge ricorrere alla GPA tornaconto economico, mentre in California lo scopo di lucro è consentito. Resta comunque certo un dato che tengo a ribadire ulteriormente: coloro che offrono se stesse alla GPA non lo fanno poiché sono in difficoltà economiche, di conseguenza il nascituro non è il risultato dello sfruttamento del corpo altrui. Ciò che muove le gestanti è semplicemente il desiderio di compiere un'azione umanitaria. Nessuno strappa un bimbo dalle mani di nessuno.

Cosa ti ha spinta ad offrirti volontaria per un argomento delicato come questo?
Spesso in nome dell'odio spendiamo le più becere parole, senza prima approfondire il fenomeno che critichiamo. A volte informarsi non guasta e sono certa che spesso l'odio proviene semplicemente dalla mancanza di informazioni. Se spendessimo anche solo 5 minuti al giorno ad analizzare quanto critichiamo e odiamo, forse saremmo tutti un po' più tranquilli, sorridenti e lasceremmo tutti liberi di vivere la loro esistenza, già di per sé piena di difficoltà.
Do la colpa sia a coloro che rifiutano di informarsi, sia a coloro che, nonostante abbiano conoscenze di determinato argomento, preferiscono non mettersi in gioco e tenere per sé le informazioni acquisite. Sono sempre stata a favore di un pacifico scambio di informazioni, volto ad allargare la percezione della realtà che ci circonda. E anche se Cerignola può essere descritta come una piccola città del Sud, mentalmente chiusa, vittima del bigottismo ma anche dei luoghi comuni (non solo per ciò che concerne l'omosessualità ma per molti altri argomenti, sono del parere, nonostante ciò, che una possibilità ad essa e ai suoi abitanti, vada data. Più che emigrare chiudendosi in sé e lasciando la città in balia di se stessa, specialmente noi giovani, dovremmo imparare a metterci la faccia e a far conoscere a tutti le numerose sfumature della realtà che ci circonda, consapevoli che nel sapere vi è la chiave per una pacifica e libera convivenza tra elementi diversi tra loro.

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