
28 aprile 1503: Cerignola la battaglia che cambiò la storia della guerra
Un incontro in programma il 19 maggio presso la chiesetta del Padreterno
Cerignola - martedì 28 aprile 2026
12.40
Il 28 aprile rappresenta una data fondamentale per la storia di Cerignola. In questo giorno, nel 1503, si combatté la celebre Battaglia di Cerignola, uno scontro breve ma decisivo che segnò una svolta nella storia militare europea. In occasione di questa ricorrenza e del crescente interesse verso questo evento storico, il 19 maggio alle ore 19 la Pro Loco Cerignola APS organizza un incontro presso la chiesetta del Padreterno.
Durante la serata verrà presentato il libro del professor Bancone, dal titolo "Cerignola 1503, una battaglia tra medioevo e storia moderna". All'iniziativa interverranno lo storico Pasquale Ieva e il ricercatore Nicola Pergola, che offriranno nuovi spunti di riflessione e approfondimento, contribuendo ad arricchire il dibattito su uno degli episodi più significativi della storia locale.
Per comprendere appieno il valore della battaglia del 1503, è necessario fare un passo indietro di oltre due secoli. Tutto ebbe inizio nel 1266, quando Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, sconfisse Manfredi, figlio dell'imperatore Federico II di Svevia. La sua caduta segnò la fine della dominazione sveva nel Mezzogiorno e l'inizio dell'era angioina nel Regno di Napoli. Nacque così la dinastia angioina, sostenuta dalla Francia e dal papato, che però non riuscì a garantire stabilità duratura nel Mezzogiorno. Nel 1282 la situazione cambiò drasticamente con il Vespro Siciliano, una rivolta popolare che portò al massacro dei francesi e all'affermazione della corona d'Aragona in Sicilia, mentre Napoli restava sotto il controllo angioino.
Da quel momento, il Sud Italia divenne teatro di una lunga contrapposizione tra due grandi potenze. Nei decenni successivi, Roberto d'Angiò consolidò il Regno di Napoli e favorì lo sviluppo delle istituzioni culturali e cittadine. Tuttavia, la dinastia rimase fragile: crisi interne, morti premature e lotte dinastiche indebolirono il potere, aprendo la strada a nuove contese per il trono.
Nel XV secolo entrò in scena Alfonso V d'Aragona, detto il Magnanimo, già re di Sicilia, deciso a unificare il Mezzogiorno sotto il dominio aragonese. Da qui nacque la guerra tra Angioini e Aragonesi: i primi sostenuti dalla Francia, i secondi determinati ad affermarsi con la forza militare. A consolidare il potere aragonese fu poi Ferdinando, figlio di Alfonso, che si fece riconoscere re di Napoli a Barletta, con l'appoggio del pontefice e di parte della nobiltà.
Le tensioni tra Francia e Spagna non si esaurirono, ma proseguirono nelle guerre d'Italia. Nel 1500 fu firmato il trattato di Granada, che prevedeva la spartizione del Regno di Napoli, ma l'accordo si ruppe rapidamente, riportando i due regni allo scontro armato. È in questo scenario che si giunge al 28 aprile 1503. Cerignola, allora piccolo borgo difeso da circa duecento guasconi francesi, divenne teatro dello scontro decisivo.
Il comandante francese, il duca di Nemours, inizialmente stanziato a Canosa, decise di muovere verso la città per affrontare gli spagnoli, anche per smentire le voci di un suo timore del confronto diretto. L'esercito spagnolo, guidato da Gonzalo Fernández de Córdoba, il "Gran Capitano", contava circa 6.500 uomini, tra cui 1.000 archibugieri e 20 cannoni. I francesi erano numericamente superiori, con circa 9.500 soldati, tra cui la potente cavalleria pesante e 3.500 picchieri svizzeri, temuti per le loro cariche. Tuttavia, una parte fondamentale della loro artiglieria, circa 40 cannoni, arrivò troppo tardi e non partecipò allo scontro. La battaglia fu rapidissima: durò appena mezz'ora. Ma bastò per cambiare la storia.
Gli spagnoli, trincerati e ben organizzati, sfruttarono in modo innovativo le armi da fuoco. Gli archibugi e l'artiglieria leggera spezzarono le cariche francesi, dimostrando per la prima volta l'efficacia decisiva di queste nuove tecnologie sul campo di battaglia. La sconfitta francese sancì il definitivo predominio spagnolo nel Regno di Napoli e segnò una svolta nella storia della guerra: da quel momento, le armi da fuoco avrebbero avuto un ruolo sempre più centrale negli scontri militari.
Segnando la fine delle lotte dinastiche il regno passò a Federico I d'Aragona e Isabella di Castiglia, dando origine all' attuale Spagna. A distanza di oltre cinque secoli, la Battaglia di Cerignola resta un evento simbolo. Non solo per il suo valore storico, ma anche perché rappresenta un momento in cui questa terra, per un giorno, divenne protagonista della storia europea. Ricordare oggi il 28 aprile significa dare valore alla memoria e riscoprire un episodio che ha lasciato un segno profondo nell'identità della città.
Durante la serata verrà presentato il libro del professor Bancone, dal titolo "Cerignola 1503, una battaglia tra medioevo e storia moderna". All'iniziativa interverranno lo storico Pasquale Ieva e il ricercatore Nicola Pergola, che offriranno nuovi spunti di riflessione e approfondimento, contribuendo ad arricchire il dibattito su uno degli episodi più significativi della storia locale.
Per comprendere appieno il valore della battaglia del 1503, è necessario fare un passo indietro di oltre due secoli. Tutto ebbe inizio nel 1266, quando Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, sconfisse Manfredi, figlio dell'imperatore Federico II di Svevia. La sua caduta segnò la fine della dominazione sveva nel Mezzogiorno e l'inizio dell'era angioina nel Regno di Napoli. Nacque così la dinastia angioina, sostenuta dalla Francia e dal papato, che però non riuscì a garantire stabilità duratura nel Mezzogiorno. Nel 1282 la situazione cambiò drasticamente con il Vespro Siciliano, una rivolta popolare che portò al massacro dei francesi e all'affermazione della corona d'Aragona in Sicilia, mentre Napoli restava sotto il controllo angioino.
Da quel momento, il Sud Italia divenne teatro di una lunga contrapposizione tra due grandi potenze. Nei decenni successivi, Roberto d'Angiò consolidò il Regno di Napoli e favorì lo sviluppo delle istituzioni culturali e cittadine. Tuttavia, la dinastia rimase fragile: crisi interne, morti premature e lotte dinastiche indebolirono il potere, aprendo la strada a nuove contese per il trono.
Nel XV secolo entrò in scena Alfonso V d'Aragona, detto il Magnanimo, già re di Sicilia, deciso a unificare il Mezzogiorno sotto il dominio aragonese. Da qui nacque la guerra tra Angioini e Aragonesi: i primi sostenuti dalla Francia, i secondi determinati ad affermarsi con la forza militare. A consolidare il potere aragonese fu poi Ferdinando, figlio di Alfonso, che si fece riconoscere re di Napoli a Barletta, con l'appoggio del pontefice e di parte della nobiltà.
Le tensioni tra Francia e Spagna non si esaurirono, ma proseguirono nelle guerre d'Italia. Nel 1500 fu firmato il trattato di Granada, che prevedeva la spartizione del Regno di Napoli, ma l'accordo si ruppe rapidamente, riportando i due regni allo scontro armato. È in questo scenario che si giunge al 28 aprile 1503. Cerignola, allora piccolo borgo difeso da circa duecento guasconi francesi, divenne teatro dello scontro decisivo.
Il comandante francese, il duca di Nemours, inizialmente stanziato a Canosa, decise di muovere verso la città per affrontare gli spagnoli, anche per smentire le voci di un suo timore del confronto diretto. L'esercito spagnolo, guidato da Gonzalo Fernández de Córdoba, il "Gran Capitano", contava circa 6.500 uomini, tra cui 1.000 archibugieri e 20 cannoni. I francesi erano numericamente superiori, con circa 9.500 soldati, tra cui la potente cavalleria pesante e 3.500 picchieri svizzeri, temuti per le loro cariche. Tuttavia, una parte fondamentale della loro artiglieria, circa 40 cannoni, arrivò troppo tardi e non partecipò allo scontro. La battaglia fu rapidissima: durò appena mezz'ora. Ma bastò per cambiare la storia.
Gli spagnoli, trincerati e ben organizzati, sfruttarono in modo innovativo le armi da fuoco. Gli archibugi e l'artiglieria leggera spezzarono le cariche francesi, dimostrando per la prima volta l'efficacia decisiva di queste nuove tecnologie sul campo di battaglia. La sconfitta francese sancì il definitivo predominio spagnolo nel Regno di Napoli e segnò una svolta nella storia della guerra: da quel momento, le armi da fuoco avrebbero avuto un ruolo sempre più centrale negli scontri militari.
Segnando la fine delle lotte dinastiche il regno passò a Federico I d'Aragona e Isabella di Castiglia, dando origine all' attuale Spagna. A distanza di oltre cinque secoli, la Battaglia di Cerignola resta un evento simbolo. Non solo per il suo valore storico, ma anche perché rappresenta un momento in cui questa terra, per un giorno, divenne protagonista della storia europea. Ricordare oggi il 28 aprile significa dare valore alla memoria e riscoprire un episodio che ha lasciato un segno profondo nell'identità della città.

Ricevi aggiornamenti e contenuti da Cerignola 




