Progetto CynCity
Progetto CynCity
Vita di città

Cerignola apre le porte all'intelligenza artificiale: nasce il progetto CynCity

Il progetto sperimentale integra intelligenza artificiale, dispositivi tecnologici e servizi socio-sanitari

Cerignola continua a far parlare di sé non solo per la cronaca o le difficoltà che spesso vengono associate al territorio, ma anche per esperienze di innovazione che provano a cambiare la gestione dei servizi sociali e l'assistenza alle persone fragili.

Tra queste c'è CynCity, un progetto sperimentale che integra intelligenza artificiale, dispositivi tecnologici e servizi socio-sanitari, sviluppato in collaborazione con il il Comune di Cerignola attraverso i fondi del PNRR. L'amministrazione che ha dimostrato coraggio, nel credere in questo progetto e lungimiranza ,essendo il primo comune in Italia ad investire nell' AI nell' ambito socio-sanitario.

Ne abbiamo parlato con Gianluca Scaringi, imprenditore e ideatore del progetto.

Da dove nasce il progetto CynCity?
«Nasce da un'esperienza di oltre dieci anni nel settore della finanza agevolata e socio-sanitaria. Lavorando con servizi sociali e startup, abbiamo riscontrato numerose criticità nel sistema e abbiamo deciso di unire innovazione e ambito socio-sanitario, creando una soluzione integrata».

In cosa consiste concretamente il progetto?
«Il progetto ha due direzioni. La prima riguarda dispositivi e monitoraggio per persone fragili inserite in percorsi di autonomia. La seconda è l'uso dell'intelligenza artificiale per migliorare l'accesso ai servizi sociali e ridurre la distanza tra cittadini e pubblica amministrazione».

Partiamo dalla parte dei dispositivi. Come funzionano?
«Nell'ambito della misura 1.2 del PNRR, "Autonomia per la disabilità", sono stati attivati due appartamenti in cui convivono persone con disabilità ad alto funzionamento. Per supportare le famiglie è stato introdotto un sistema di monitoraggio tramite dispositivi come Apple Watch, collegati a un sistema di intelligenza artificiale. Le famiglie possono ricevere informazioni sullo stato e sulla posizione della persona tramite messaggi, ad esempio su WhatsApp».

Quindi le famiglie possono ricevere aggiornamenti in tempo reale?
«Sì, l'obiettivo è proprio quello di dare serenità ai caregiver. Possono chiedere informazioni e ricevere risposte immediate su dove si trova e come sta la persona, attraverso un sistema intelligente.

L'altra parte del progetto riguarda invece i servizi sociali. In cosa consiste?
«Abbiamo sviluppato un sistema di agenti di intelligenza artificiale collegati a un numero di telefono. L'idea è semplificare l'accesso ai servizi: oggi spesso i cittadini non sanno a chi rivolgersi o come avviare pratiche anche semplici, come l'inserimento in una struttura socio-sanitaria».

Puoi fare un esempio concreto?
«Se una persona ha un familiare con Alzheimer e non sa da dove partire, oggi il processo può richiedere mesi tra documenti, ISEE, procedure e attese. Con il nostro sistema, l'utente può scrivere o chiamare e ricevere indicazioni guidate sui servizi disponibili»

Che tipo di risposta dà l'intelligenza artificiale?
«Non è un semplice centralino automatico. Sono agenti AI addestrati sui servizi socio-sanitari del territorio. Rispondono in modo personalizzato e orientano il cittadino verso il servizio corretto.

Il progetto è già attivo?
«Sì, è attivo in fase sperimentale con 12 dispositivi assegnati tramite bando. Stiamo lavorando con il settore Welfare del Comune di Cerignola per ampliarlo e migliorarlo attraverso il feedback delle famiglie coinvolte».

Le famiglie partecipano quindi attivamente?
«Esatto. Questo è un aspetto fondamentale. Le famiglie inviano feedback continui per migliorare il sistema. È un approccio molto vicino a quello delle startup internazionali, ma applicato al sociale.

Questo sistema può anche "leggere" i bisogni del territorio?
«Sì. Un altro obiettivo è analizzare in forma anonima le richieste che arrivano, per capire i reali bisogni della popolazione. Spesso le politiche sociali si basano su dati incompleti o su pochi tavoli di confronto. Con l'IA possiamo avere una visione più reale delle necessità».

Cosa ti ha colpito del rapporto con l'amministrazione comunale?
«L'apertura. Ho trovato disponibilità e partecipazione costante da parte del Comune e degli uffici del welfare. Non è una cosa scontata nel nostro Paese e in particolare nel Sud Italia».

Pensi che Cerignola possa diventare un modello a livello nazionale?
«Questo progetto è tra i primi, se non il primo in Italia in questa forma. Se continuerà a svilupparsi, può diventare un esempio replicabile anche in altri territori».
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