
Attualità
«Non ce la facciamo più »: Antonio Mansi porta la voce di Cerignola davanti a Salvini
Il rappresentante degli autotrasportatori pugliesi al tavolo in Prefettura a Milano: «Oggi abbiamo una crisi da affrontare». La proposta è un tetto al prezzo del gasolio, sul modello di quello agevolato per l’agricoltura
Cerignola - mercoledì 21 ottobre 2026
10.04
«Se io scendo da questo tavolo, vi posso assicurare che con una chiamata riparte tutta l'Italia. Ve lo metto per iscritto, ci metto la faccia». Parole pronunciate davanti al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini da Antonio Mansi, autotrasportatore di Cerignola e rappresentante della delegazione pugliese che martedì 20 ottobre ha partecipato all'incontro in Prefettura a Milano.
Un intervento diretto, deciso, che ha portato al tavolo istituzionale la voce di chi ogni giorno è alla guida di un camion e deve fare i conti con costi sempre più difficili da sostenere. Mansi non ha chiesto di risolvere in una sola giornata tutti i problemi storici dell'autotrasporto. Ha indicato una priorità precisa: intervenire sul prezzo del gasolio, perché senza una risposta su questo fronte diventa sempre più difficile continuare a lavorare.
Il confronto pomeridiano con le delegazioni autonome degli autotrasportatori, distinto da quello della mattina con le associazioni di categoria, ha permesso a queste realtà di portare direttamente le proprie richieste al Governo. E il rappresentante cerignolano ha sfruttato l'occasione per spiegare perché, a suo avviso, la questione del carburante sia diventata ormai insostenibile.
«Se fino a febbraio facevamo il pieno a 1.600 euro per mille litri, oggi spendiamo 2.300 euro», ha detto davanti a Salvini. Una differenza pesante per le imprese, che devono anticipare somme sempre più alte per rifornire i mezzi e garantire il trasporto delle merci, spesso senza riuscire a ottenere un guadagno adeguato.
«La gente quando inizia la mattina si alza, va a lavorare senza portare un minimo di utile, preferisce stare a casa e manifestare». È qui che si concentra il senso della protesta: non fermarsi per scelta, ma perché continuare a lavorare a queste condizioni rischia di non essere più conveniente.
Da qui la proposta avanzata al ministro. Mansi ha richiamato il sistema del gasolio agricolo agevolato, chiedendo di valutare una misura analoga anche per gli autotrasportatori, con un prezzo calmierato o un tetto massimo dedicato al settore. Un intervento che richiederebbe una soluzione normativa e fiscale da parte del Governo, ma che per la delegazione rappresenterebbe una risposta concreta all'emergenza.
«Io credo che mettere un tetto massimo sul gasolio […] sarebbe la chiave per far ripartire l'Italia», ha affermato. Non una richiesta da rinviare a un futuro tavolo tecnico, ma una misura da valutare nell'immediato, proprio perché il costo del carburante incide direttamente sulla possibilità delle aziende di andare avanti.
Mansi ha ribadito che gli altri problemi del comparto potranno essere affrontati in un secondo momento. «Tutto quello che ci siamo detti condivido appieno, ma sono punti che possiamo affrontare in un secondo momento. Oggi abbiamo una crisi da affrontare». Il messaggio rivolto al Governo è stato chiaro: servono risposte capaci di incidere sui costi sostenuti ogni giorno da chi lavora nel trasporto.
Il peso del settore, del resto, va ben oltre le singole aziende. Mansi ha ricordato il ruolo di Cerignola nella movimentazione delle merci, soprattutto quelle alimentari, e le conseguenze che un fermo prolungato può avere sulla distribuzione.
«Se ci blocchiamo noi, frutta e verdura, si blocca la GDO (grande distribuzione organizzata), si blocca tutto un comparto importante», ha spiegato. Un richiamo al legame tra autotrasporto, filiera alimentare e rifornimento dei supermercati: un sistema nel quale il lavoro dei camionisti rappresenta un passaggio essenziale.
Nel suo intervento ha voluto anche difendere le modalità della mobilitazione, respingendo le rappresentazioni dei manifestanti come delinquenti. «Noi lo facciamo in maniera volontaria e si fermano in maniera volontaria», ha detto, sottolineando che la protesta nasce dalla difficoltà di continuare a lavorare senza prospettive economiche sostenibili.
Mansi ha voluto difendere , giustamente, Cerignola richiamando il peso che l'immagine della città porta spesso con sé quando si parla di illegalità. «Io vengo da una città che è manifestata e conosciuta per l'illegalità », ha affermato nel suo intervento, collegando la reputazione del territorio alla necessità di dimostrare che la protesta può svolgersi in modo pacifico e responsabile
Ha ricordato inoltre le manifestazioni organizzate a Cerignola e il percorso verso Foggia, rivendicando il comportamento dei partecipanti, a differenza di quanto successo al Nord. «Noi di Cerignola abbiamo fatto due manifestazioni: una all'interno del nostro paese, della nostra città; la seconda siamo andati su una statale, abbiamo fatto 35 chilometri, siamo andati a Foggia, senza recare danno a nessuno».
La parte più incisiva del discorso resta però quella rivolta direttamente al Governo. Mansi ha sostenuto di poter contribuire a far ripartire la mobilitazione se arrivasse una risposta concreta sul prezzo del gasolio, assumendosi pubblicamente la responsabilità delle proprie parole.
«Se io scendo da questo tavolo, vi posso assicurare che con una chiamata riparte tutta l'Italia». Una dichiarazione che dà la misura del peso che il rappresentante pugliese attribuisce a una soluzione condivisa sul carburante, indicato come il punto capace di unire le diverse realtà coinvolte nella protesta.
«Questo oggi è il passo importante: tutelare il nostro lavoro, come sancisce l'articolo 25 della Costituzione», ha concluso nel suo intervento. Una richiesta che parte da Cerignola e arriva direttamente al ministro Salvini: riconoscere le difficoltà del settore e individuare uno strumento che consenta anche agli autotrasportatori di beneficiare di un trattamento sul carburante in grado di rendere sostenibile la loro attività.
Perché, nelle parole di Mansi, la questione non è soltanto far ripartire i camion e interrompere i blocchi. È fare in modo che chi trasporta ogni giorno le merci del Paese possa tornare a lavorare senza essere schiacciato dal costo del gasolio.
Nel frattempo, dal confronto milanese è arrivato l'annuncio del Governo sullo sblocco di circa un miliardo di euro per l'autotrasporto. Una cifra importante, almeno sulla carta, che comprende però in larga parte risorse già previste e attese da mesi dalle imprese. I nuovi fondi da reperire, in realtà, si fermerebbero a poco più di 160 milioni di euro, mentre una parte consistente degli importi annunciati riguarda crediti d'imposta e altri contributi già stanziati, ma rimasti in attesa di erogazione.
Tra le misure annunciate c'è lo sblocco dei crediti d'imposta relativi agli extracosti sostenuti per il gasolio acquistato tra marzo e agosto, con ulteriori risorse promesse per i consumi di settembre e ottobre. Per le imprese, però, la questione non si esaurisce negli annunci: bisognerà verificare che i rimborsi arrivino effettivamente e capire quali interventi aggiuntivi saranno messi in campo per affrontare il caro carburante.
Il confronto ha prodotto intanto una prima conseguenza sul fronte della protesta. In Sicilia, il Comitato trasportatori siciliani ha deciso di revocare il fermo dei servizi dopo l'incontro con Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione in attesa che gli impegni vengano rispettati. La situazione resta invece aperta in Puglia, Calabria e Campania, dove i coordinamenti autonomi hanno deciso di proseguire la mobilitazione in attesa di risposte concrete. Un nuovo confronto con il Ministero è previsto per il 27 ottobre.
E gli effetti dei blocchi continuano a farsi sentire anche fuori dalle strade. Nei supermercati, soprattutto nelle aree maggiormente interessate dalla protesta, la carenza di prodotti resta grave: frutta, verdura, carne, latticini e altri alimenti freschi sono tra quelli che più risentono delle difficoltà di approvvigionamento. Le scorte di magazzino non bastano sempre a compensare le consegne saltate, mentre la preoccupazione dei consumatori e gli acquisti preventivi rischiano di aggravare ulteriormente la situazione. Le criticità segnalate in Campania e in Puglia, anche nel territorio della Capitanata, mostrano quanto il blocco del trasporto merci possa ripercuotersi sulla vita quotidiana delle famiglie.
Un intervento diretto, deciso, che ha portato al tavolo istituzionale la voce di chi ogni giorno è alla guida di un camion e deve fare i conti con costi sempre più difficili da sostenere. Mansi non ha chiesto di risolvere in una sola giornata tutti i problemi storici dell'autotrasporto. Ha indicato una priorità precisa: intervenire sul prezzo del gasolio, perché senza una risposta su questo fronte diventa sempre più difficile continuare a lavorare.
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Il confronto pomeridiano con le delegazioni autonome degli autotrasportatori, distinto da quello della mattina con le associazioni di categoria, ha permesso a queste realtà di portare direttamente le proprie richieste al Governo. E il rappresentante cerignolano ha sfruttato l'occasione per spiegare perché, a suo avviso, la questione del carburante sia diventata ormai insostenibile.
«Se fino a febbraio facevamo il pieno a 1.600 euro per mille litri, oggi spendiamo 2.300 euro», ha detto davanti a Salvini. Una differenza pesante per le imprese, che devono anticipare somme sempre più alte per rifornire i mezzi e garantire il trasporto delle merci, spesso senza riuscire a ottenere un guadagno adeguato.
«La gente quando inizia la mattina si alza, va a lavorare senza portare un minimo di utile, preferisce stare a casa e manifestare». È qui che si concentra il senso della protesta: non fermarsi per scelta, ma perché continuare a lavorare a queste condizioni rischia di non essere più conveniente.
Da qui la proposta avanzata al ministro. Mansi ha richiamato il sistema del gasolio agricolo agevolato, chiedendo di valutare una misura analoga anche per gli autotrasportatori, con un prezzo calmierato o un tetto massimo dedicato al settore. Un intervento che richiederebbe una soluzione normativa e fiscale da parte del Governo, ma che per la delegazione rappresenterebbe una risposta concreta all'emergenza.
«Io credo che mettere un tetto massimo sul gasolio […] sarebbe la chiave per far ripartire l'Italia», ha affermato. Non una richiesta da rinviare a un futuro tavolo tecnico, ma una misura da valutare nell'immediato, proprio perché il costo del carburante incide direttamente sulla possibilità delle aziende di andare avanti.
Mansi ha ribadito che gli altri problemi del comparto potranno essere affrontati in un secondo momento. «Tutto quello che ci siamo detti condivido appieno, ma sono punti che possiamo affrontare in un secondo momento. Oggi abbiamo una crisi da affrontare». Il messaggio rivolto al Governo è stato chiaro: servono risposte capaci di incidere sui costi sostenuti ogni giorno da chi lavora nel trasporto.
Il peso del settore, del resto, va ben oltre le singole aziende. Mansi ha ricordato il ruolo di Cerignola nella movimentazione delle merci, soprattutto quelle alimentari, e le conseguenze che un fermo prolungato può avere sulla distribuzione.
«Se ci blocchiamo noi, frutta e verdura, si blocca la GDO (grande distribuzione organizzata), si blocca tutto un comparto importante», ha spiegato. Un richiamo al legame tra autotrasporto, filiera alimentare e rifornimento dei supermercati: un sistema nel quale il lavoro dei camionisti rappresenta un passaggio essenziale.
Nel suo intervento ha voluto anche difendere le modalità della mobilitazione, respingendo le rappresentazioni dei manifestanti come delinquenti. «Noi lo facciamo in maniera volontaria e si fermano in maniera volontaria», ha detto, sottolineando che la protesta nasce dalla difficoltà di continuare a lavorare senza prospettive economiche sostenibili.
Mansi ha voluto difendere , giustamente, Cerignola richiamando il peso che l'immagine della città porta spesso con sé quando si parla di illegalità. «Io vengo da una città che è manifestata e conosciuta per l'illegalità », ha affermato nel suo intervento, collegando la reputazione del territorio alla necessità di dimostrare che la protesta può svolgersi in modo pacifico e responsabile
Ha ricordato inoltre le manifestazioni organizzate a Cerignola e il percorso verso Foggia, rivendicando il comportamento dei partecipanti, a differenza di quanto successo al Nord. «Noi di Cerignola abbiamo fatto due manifestazioni: una all'interno del nostro paese, della nostra città; la seconda siamo andati su una statale, abbiamo fatto 35 chilometri, siamo andati a Foggia, senza recare danno a nessuno».
La parte più incisiva del discorso resta però quella rivolta direttamente al Governo. Mansi ha sostenuto di poter contribuire a far ripartire la mobilitazione se arrivasse una risposta concreta sul prezzo del gasolio, assumendosi pubblicamente la responsabilità delle proprie parole.
«Se io scendo da questo tavolo, vi posso assicurare che con una chiamata riparte tutta l'Italia». Una dichiarazione che dà la misura del peso che il rappresentante pugliese attribuisce a una soluzione condivisa sul carburante, indicato come il punto capace di unire le diverse realtà coinvolte nella protesta.
«Questo oggi è il passo importante: tutelare il nostro lavoro, come sancisce l'articolo 25 della Costituzione», ha concluso nel suo intervento. Una richiesta che parte da Cerignola e arriva direttamente al ministro Salvini: riconoscere le difficoltà del settore e individuare uno strumento che consenta anche agli autotrasportatori di beneficiare di un trattamento sul carburante in grado di rendere sostenibile la loro attività.
Perché, nelle parole di Mansi, la questione non è soltanto far ripartire i camion e interrompere i blocchi. È fare in modo che chi trasporta ogni giorno le merci del Paese possa tornare a lavorare senza essere schiacciato dal costo del gasolio.
Nel frattempo, dal confronto milanese è arrivato l'annuncio del Governo sullo sblocco di circa un miliardo di euro per l'autotrasporto. Una cifra importante, almeno sulla carta, che comprende però in larga parte risorse già previste e attese da mesi dalle imprese. I nuovi fondi da reperire, in realtà, si fermerebbero a poco più di 160 milioni di euro, mentre una parte consistente degli importi annunciati riguarda crediti d'imposta e altri contributi già stanziati, ma rimasti in attesa di erogazione.
Tra le misure annunciate c'è lo sblocco dei crediti d'imposta relativi agli extracosti sostenuti per il gasolio acquistato tra marzo e agosto, con ulteriori risorse promesse per i consumi di settembre e ottobre. Per le imprese, però, la questione non si esaurisce negli annunci: bisognerà verificare che i rimborsi arrivino effettivamente e capire quali interventi aggiuntivi saranno messi in campo per affrontare il caro carburante.
Il confronto ha prodotto intanto una prima conseguenza sul fronte della protesta. In Sicilia, il Comitato trasportatori siciliani ha deciso di revocare il fermo dei servizi dopo l'incontro con Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione in attesa che gli impegni vengano rispettati. La situazione resta invece aperta in Puglia, Calabria e Campania, dove i coordinamenti autonomi hanno deciso di proseguire la mobilitazione in attesa di risposte concrete. Un nuovo confronto con il Ministero è previsto per il 27 ottobre.
E gli effetti dei blocchi continuano a farsi sentire anche fuori dalle strade. Nei supermercati, soprattutto nelle aree maggiormente interessate dalla protesta, la carenza di prodotti resta grave: frutta, verdura, carne, latticini e altri alimenti freschi sono tra quelli che più risentono delle difficoltà di approvvigionamento. Le scorte di magazzino non bastano sempre a compensare le consegne saltate, mentre la preoccupazione dei consumatori e gli acquisti preventivi rischiano di aggravare ulteriormente la situazione. Le criticità segnalate in Campania e in Puglia, anche nel territorio della Capitanata, mostrano quanto il blocco del trasporto merci possa ripercuotersi sulla vita quotidiana delle famiglie.

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