Bullismo e social network “Stop Bullying”
Bullismo e social network “Stop Bullying”

Bullismo e social network: a Cerignola l’evento finale di “Stop Bullying”

Presso la Sala Consiliare Comunale si è svolto un incontro tra studenti, psicologi e la Fondazione Carolina, con un confronto tra alunni delle scuole elementari, medie e superiori sul tema del bullismo e del cyberbullismo

Il progetto "Stop Bullying", dedicato alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo, è durato circa sei mesi e si è concluso con un evento finale presso la Sala Consiliare del Comune di Cerignola. Hanno partecipato studenti delle scuole elementari, medie e superiori, insieme a docenti, dirigenti scolastici ed esperti. L'incontro si è aperto con momenti musicali e performance degli studenti, che hanno cantato e suonato contro il cyberbullismo, con l'obiettivo di sensibilizzare sul tema.

Un intervento significativo è stato quello di Paolo Bossi, membro della Fondazione Carolina. Egli ha avviato una riflessione sull'identità digitale partendo da un parallelismo con il pensiero di Pirandello: così come nell'Uno, nessuno e centomila l'identità cambia a seconda dei contesti della vita quotidiana, oggi questa identità cambia anche in base ai diversi account e contesti sociali online. L'immagine di una persona non è più unica, ma frammentata tra vita reale e vita digitale.

È stato poi approfondito il tema delle "maschere" sociali, collegandolo anche al concetto dello "sticker" sui social: così come il personaggio di Fantozzi interpretato da Paolo Villaggio è rimasto per sempre associato al suo ruolo, allo stesso modo un'immagine, un contenuto o un'etichetta online possono restare "attaccati" a una persona e definirla agli occhi degli altri, anche se non la rappresentano davvero.
Durante il confronto è stato chiesto agli studenti perché utilizzassero i social network. Le risposte più frequenti sono state: per passare il tempo, per sentirsi parte di un gruppo, per diventare famosi o influencer, oppure per osservare la vita degli altri.

È stato sottolineato come il cyberbullismo spesso nasca da piccoli gesti quotidiani, che possono sembrare innocui ma che in realtà possono ferire profondamente una persona. Il laboratorio informatico guidato da Marco Nigri ha presentato un progetto basato sull'intelligenza artificiale chiamata "Nemesi". Questo sistema è stato costruito attraverso due anni di lavoro in 49 classi, raccogliendo le risposte e le domande degli studenti sul tema del cyberbullismo.

L'agente di intelligenza artificiale simula la risposta di un ragazzo di circa 13 anni della provincia di Foggia, di Cerignola, che ha "immagazzinato" le esperienze e le opinioni degli studenti. Quando viene interrogato, risponde proprio come un coetaneo, restituendo le riflessioni emerse durante il percorso scolastico. La psicologa Francesca D'oria ha invece raccontato l'esperienza dell'"ora del benessere", un percorso nelle classi finalizzato alla prevenzione del disagio e del bullismo. Gli incontri si sono basati sul dialogo, sulla fiducia e sul confronto, con l'obiettivo di aiutare i ragazzi a riconoscere i limiti tra scherzo e comportamento dannoso.
Sono stati inoltre presentati lavori realizzati dalle scuole, tra cui una coreografia sulle note della canzone "Supereroi" di Mr. Rain e un cartellone strutturato come un processo, con accuse, prove, testimonianze e una sentenza dal valore educativo.

Un momento centrale dell'evento è stato l'intervento del dottor Paolo Picchio, che ha raccontato la storia di sua figlia Carolina. Carolina, nel 2013, era una quattordicenne bella, piena di sogni e anche campionessa regionale di salto in alto. La sua vicenda è legata a un episodio di cyberbullismo iniziato da dinamiche di invidia e gelosia: un ragazzo, non corrisposto nei suoi sentimenti, ha iniziato a provocarla e insultarla, coinvolgendo anche altri. La situazione è degenerata quando Carolina è stata invitata a una serata durante la quale è stata fatta ubriacare fino a perdere i sensi e successivamente è stata vittima di abusi sessuali da parte di cinque ragazzi. Uno di loro ha registrato quanto accaduto e il video è stato diffuso online, contribuendo alla violenta esposizione pubblica della ragazza.

La diffusione del video ha provocato una valanga di insulti e messaggi offensivi sui social, aggravando ulteriormente la situazione psicologica della ragazza. Prima del gesto estremo, Carolina ha lasciato una lettera in cui denunciava la violenza subita e la mancanza di sensibilità della società, lasciando un ultimo messaggio di consapevolezza e dolore.

Grazie alla sua storia e all'impegno della famiglia, sono stati avviati procedimenti giudiziari contro i responsabili e si è arrivati alla nascita di una delle prime leggi italiane contro il cyberbullismo. Infine, è stato riportato un dato allarmante: una percentuale significativa di adolescenti, circa il 40%, tra i 10 e i 16 anni soffre di depressione o vive situazioni di disagio psicologico, isolamento e autolesionismo.
In conclusione, l'evento ha voluto trasmettere un messaggio chiaro: ogni azione online ha conseguenze reali, anche quando sembra insignificante. È fondamentale parlare, chiedere aiuto e non restare in silenzio per costruire una società più consapevole e rispettosa.
8 fotoBullismo e social network “Stop Bullying”
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