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Cerignola, quando il lavoro diventa autonomia: la storia di Gina, Raffaele, Paolo e Rocco
Nella cooperativa Pietra di Scarto quattro giovani con disturbi dello spettro autistico hanno trasformato un tirocinio in un percorso concreto di indipendenza e dignità
Cerignola - giovedì 21 maggio 2026
15.46
Gina, Raffaele, Paolo e Rocco hanno tra i 20 e i 22 anni, convivono con disturbi dello spettro autistico e da qualche giorno hanno iniziato ufficialmente il loro percorso lavorativo nella cooperativa sociale Pietra di Scarto. Dopo sei mesi di tirocinio retribuito, tutti e quattro sono stati assunti all'interno delle attività della cooperativa, tra agricoltura, trasformazione agroalimentare e laboratori di produzione.
Il progetto si chiama "WorkOut – il lavoro costruisce autonomia" ed è finanziato attraverso i fondi dell'8x1000 della Tavola Valdese. Un percorso che, come spiega il presidente della cooperativa Pietro Fragasso, nasce con l'obiettivo di abbattere stereotipi e pregiudizi ancora molto presenti quando si parla di disabilità e inclusione lavorativa.
«Alle persone bisogna dare la possibilità di esprimere se stesse attraverso il lavoro», racconta Fragasso. «Ognuno lo fa a modo proprio, con le proprie caratteristiche e il proprio linguaggio». I quattro ragazzi sono stati inseriti in attività produttive reali. Nessun ruolo simbolico o costruito "per fare esperienza", ma lavoro concreto, quotidiano, condiviso con gli altri operatori della cooperativa. Paolo e Rocco lavorano all'interno della "Fabbrica di Charlie", il laboratorio di caramelle artigianali nato nel centro di Cerignola.
Gina, invece, è impegnata nella parte di etichettatura, confezionamento e organizzazione dei prodotti agricoli, mentre Raffaele svolge attività legate al lavoro agricolo e alla produzione della cooperativa. Ed è proprio nei piccoli episodi quotidiani che, secondo Fragasso, emerge il valore più autentico del progetto. «Un giorno Gina si è fermata durante il lavoro perché mancavano i cartoni necessari a completare il confezionamento. Le è stato proposto di continuare comunque l'etichettatura, ma per lei il processo aveva senso soltanto completando ogni fase fino alla fine. Da un punto di vista professionale aveva ragione», racconta il presidente della cooperativa. «Era il suo modo di interpretare il lavoro».
Anche Rocco, durante la produzione di caramelle, ha mostrato una particolare attenzione al controllo qualità. Vedendo una caramella non conforme agli standard, ha deciso di mangiarla per eliminarla immediatamente. Un gesto semplice, ma che racconta precisione, responsabilità e partecipazione piena al lavoro che stava svolgendo.Per Fragasso, il punto centrale è proprio questo: non esiste un unico modo di lavorare o di stare dentro una comunità. Esistono persone diverse, ciascuna con le proprie modalità, capacità e fragilità. All'interno della cooperativa convivono infatti percorsi differenti: persone con disabilità, giovani del territorio, lavoratori provenienti da situazioni di dipendenza o reinserimento sociale.
"Siamo colleghi", spiega Fragasso. «Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B». Accanto al lavoro, il progetto si intreccia anche con un percorso di autonomia abitativa inserito nel programma PNRR "AAA – Autonomia cercasi". Alcuni dei ragazzi alternano l'attività lavorativa alla permanenza in appartamenti condivisi, dove imparano a gestire la quotidianità: cucinare, organizzare gli spazi, vivere insieme.
L'obiettivo futuro è arrivare, gradualmente, a una vera esperienza di residenzialità autonoma. Un passaggio importante soprattutto per le famiglie, spesso segnate dal timore del "dopo di noi". «Più una persona riesce ad autodeterminarsi, più un genitore vive con meno angoscia il pensiero del futuro», sottolinea Fragasso. Ma la sfida più grande, secondo il presidente della cooperativa, resta quella culturale. In Italia i percorsi di inclusione lavorativa per persone con disabilità sono ancora troppo pochi e molte aziende preferiscono evitare questo tipo di esperienze.
Per questo, l'esperienza di Pietra di Scarto vuole dimostrare soprattutto una cosa: che l'inclusione non è assistenzialismo, ma possibilità concreta di costruire autonomia, responsabilità e futuro.
Il progetto si chiama "WorkOut – il lavoro costruisce autonomia" ed è finanziato attraverso i fondi dell'8x1000 della Tavola Valdese. Un percorso che, come spiega il presidente della cooperativa Pietro Fragasso, nasce con l'obiettivo di abbattere stereotipi e pregiudizi ancora molto presenti quando si parla di disabilità e inclusione lavorativa.
«Alle persone bisogna dare la possibilità di esprimere se stesse attraverso il lavoro», racconta Fragasso. «Ognuno lo fa a modo proprio, con le proprie caratteristiche e il proprio linguaggio». I quattro ragazzi sono stati inseriti in attività produttive reali. Nessun ruolo simbolico o costruito "per fare esperienza", ma lavoro concreto, quotidiano, condiviso con gli altri operatori della cooperativa. Paolo e Rocco lavorano all'interno della "Fabbrica di Charlie", il laboratorio di caramelle artigianali nato nel centro di Cerignola.
Gina, invece, è impegnata nella parte di etichettatura, confezionamento e organizzazione dei prodotti agricoli, mentre Raffaele svolge attività legate al lavoro agricolo e alla produzione della cooperativa. Ed è proprio nei piccoli episodi quotidiani che, secondo Fragasso, emerge il valore più autentico del progetto. «Un giorno Gina si è fermata durante il lavoro perché mancavano i cartoni necessari a completare il confezionamento. Le è stato proposto di continuare comunque l'etichettatura, ma per lei il processo aveva senso soltanto completando ogni fase fino alla fine. Da un punto di vista professionale aveva ragione», racconta il presidente della cooperativa. «Era il suo modo di interpretare il lavoro».
Anche Rocco, durante la produzione di caramelle, ha mostrato una particolare attenzione al controllo qualità. Vedendo una caramella non conforme agli standard, ha deciso di mangiarla per eliminarla immediatamente. Un gesto semplice, ma che racconta precisione, responsabilità e partecipazione piena al lavoro che stava svolgendo.Per Fragasso, il punto centrale è proprio questo: non esiste un unico modo di lavorare o di stare dentro una comunità. Esistono persone diverse, ciascuna con le proprie modalità, capacità e fragilità. All'interno della cooperativa convivono infatti percorsi differenti: persone con disabilità, giovani del territorio, lavoratori provenienti da situazioni di dipendenza o reinserimento sociale.
"Siamo colleghi", spiega Fragasso. «Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B». Accanto al lavoro, il progetto si intreccia anche con un percorso di autonomia abitativa inserito nel programma PNRR "AAA – Autonomia cercasi". Alcuni dei ragazzi alternano l'attività lavorativa alla permanenza in appartamenti condivisi, dove imparano a gestire la quotidianità: cucinare, organizzare gli spazi, vivere insieme.
L'obiettivo futuro è arrivare, gradualmente, a una vera esperienza di residenzialità autonoma. Un passaggio importante soprattutto per le famiglie, spesso segnate dal timore del "dopo di noi". «Più una persona riesce ad autodeterminarsi, più un genitore vive con meno angoscia il pensiero del futuro», sottolinea Fragasso. Ma la sfida più grande, secondo il presidente della cooperativa, resta quella culturale. In Italia i percorsi di inclusione lavorativa per persone con disabilità sono ancora troppo pochi e molte aziende preferiscono evitare questo tipo di esperienze.
Per questo, l'esperienza di Pietra di Scarto vuole dimostrare soprattutto una cosa: che l'inclusione non è assistenzialismo, ma possibilità concreta di costruire autonomia, responsabilità e futuro.
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