Michele Cotugno
Michele Cotugno
Vita di città

Michele Cotugno, da Cerignola a Campi Bisenzio per aiutare le popolazioni alluvionate

E’ partito dopo aver visto in tv le immagini dei paesi completamente devastati

Oggi ricorre la Giornata Mondiale della Gentilezza. Ci sembra opportuno pubblicare la storia del cerignolano Michele Cotugno proprio in questa occasione, per ricordare quanto la gentilezza e la generosità siano doti impagabili, poiché rendono felici chi le possiede e chi le riceve dagli altri.

Michele, come tante altre persone, la sera del 2 Novembre scorso guardava il Tg, in cui trasmettevano le immagini della terribile alluvione lampo che ha colpito alcuni paesi toscani, tra cui Campi Bisenzio.

Lui però conosce bene quei luoghi, perché vi si reca spesso per lavoro. "Non riuscivo a credere che quei posti bellissimi in cui ho trascorso tanto tempo e in cui conosco tante persone fosse stato devastato in quel modo", ha dichiarato.

Dopo aver chiamato qualche conoscente, gli viene riferito che la città era impraticabile, quindi non era possibile accedervi.

"Ho aspettato due giorni prima di partire, perché non facevano entrare nessuno dall'esterno per sicurezza. Poi qualcuno del posto mi ha riferito che nei paesi c'era bisogno di acqua, così insieme al mio operaio ho caricato la macchina di balle di acqua e siamo partiti il giorno dopo, all'alba".

Comincia così il toccante resoconto di Michele. "Per entrare a Campi Bisenzio ci abbiamo impiegato circa un'ora. Quello che ho visto è simile a ciò che rimane e dopo un bombardamento in guerra: il paese era del tutto stravolto, fango e melma dappertutto, le strade erano irriconoscibili, per le vie si incontravano persone che urlavano, piangevano. Presso il Comune ci hanno fornito le tute e così ci siamo messi subito al lavoro.

Ricordo che c'era una puzza incredibile nell'aria, di melma, di cose andate a male, dappertutto c'erano persone che aiutavano a spalare fango, a spostare mobili, a recuperare oggetti dalle case devastate. Il rumore delle ruspe in azione si mischiava a quelle delle autombulanze che recuperavano persone malate.

Ho incontrato persone che conoscevo bene che mi hanno detto: "Ho perso tutto, non ho più nulla", ed è stato straziante raccogliere i loro pianti disperati.

Il giorno dopo abbiamo raggiunto un altro paese vicino, Quarrata, e qui ci siamo uniti agli altri a pulire garage allagati, buttare mobili inservibili, spalare fango dalle strade.

Alcuni ci fermavano per strada e ci chiedevano aiuto. Ho visto situazioni assurde, uomini e donne che non avevano neppure i soldi per comprare da mangiare perché avevano perso tutto.

Da questa esperienza ho capito che quello che ci fanno vedere in tv non è sempre fedele alla realtà. In questi paesi alluvionati manca davvero tutto, c'è un'emergenza che è destinata a durare per molto tempo. Alcune immagini mi resteranno impresse per sempre, come quella dei tanti ragazzi delle scuole che aiutavano a spalare il fango e chi era in difficoltà".


Michele è la parte bella di Cerignola che ci piace raccontare. Non è un politico, né un volontario della Protezione Civile, ma un cittadino qualunque che decide di partire per fare del bene.

Alcuni anni fa, è stato il protagonista di un gesto generoso a favore di un'associazione che aiuta bambini negli ospedali italiani. Cerignola è anche questo, e le storie come quella di Michele ci confermano che è proprio così.
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  • intervista
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