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Cerignola, il Sud non può restare indietro: al Mercadante il confronto su lavoro e disuguaglianze
La CGIL ha riunito sindacalisti ed esperti per discutere di sanità, autonomia differenziata, fondi europei e futuro del Mezzogiorno
Cerignola - mercoledì 4 novembre 2026
9.50
Il Sud produce ricchezza, ma continua a fare fatica a trattenerla. E quando mancano servizi, lavoro stabile e opportunità, a pagare il prezzo più alto sono spesso i cittadini e i giovani, costretti a cercare altrove quello che il proprio territorio non riesce a offrire. È partito da queste questioni il confronto che si è svolto nel pomeriggio al Teatro Mercadante di Cerignola, nell'ambito delle iniziative per il 69° anniversario della scomparsa di Giuseppe Di Vittorio.
Il titolo dell'incontro, «Sud, questione nazionale. Coesione territoriale e sociale per il progresso del Paese», ha messo al centro alcuni dei problemi che continuano a segnare il Mezzogiorno: dalle condizioni del lavoro alle differenze nell'accesso alla sanità, fino alla distribuzione delle risorse tra le Regioni.
Ad aprire il dibattito è stata Gigia Bucci, segretaria generale della CGIL Puglia. Il suo intervento ha richiamato il legame tra le battaglie di Di Vittorio e le difficoltà che ancora oggi attraversano il mondo del lavoro. Il sindacalista cerignolano aveva conosciuto direttamente lo sfruttamento, fin da bambino, e aveva fatto della conquista dei diritti una battaglia collettiva.
Per Bucci, se fosse ancora vivo, riconoscerebbe molte delle condizioni di difficoltà che i lavoratori affrontavano settant'anni fa. La segretaria ha criticato anche le priorità della nuova legge di bilancio, soffermandosi sulle risorse destinate al riarmo (40 miliardi) rispetto a quelle previste per la sanità (3,4 miliardi).
Una spesa ridicola paragonata a quella militare. Un concetto che Bucci ha collegato alla difesa dei servizi pubblici, dalla scuola alla sanità e alla necessità di contrastare la frammentazione del lavoro, sempre più esposto a precarietà e contratti poco tutelanti.Tra i passaggi del suo intervento anche quello dedicato ai giovani. Di Vittorio, prima di diventare una figura centrale del sindacato italiano, era stato un ragazzo costretto a conoscere molto presto la fatica del lavoro.
Oggi, ha osservato Bucci, il problema è dare alle nuove generazioni la possibilità di scegliere se restare nel Mezzogiorno, senza dover partire per trovare condizioni migliori. Il 20 novembre, ha inoltre ricordato, la CGIL sarà in piazza con uno sciopero generale. Sul tema delle disuguaglianze territoriali si è soffermato Gianfranco Viesti. L'economista ha evidenziato come la questione meridionale trovi poco spazio nel dibattito nazionale e ha dedicato una parte del suo intervento all'autonomia differenziata.
La riforma, ha spiegato, non riguarda soltanto il trasferimento di competenze alle Regioni, ma anche le risorse necessarie per garantire i servizi. Il riferimento è soprattutto alla sanità: attribuire maggiori responsabilità agli enti territoriali senza mettere a disposizione personale e finanziamenti adeguati rischia di aumentare le differenze già esistenti.Le liste d'attesa, la disponibilità di medici e infermieri e l'accesso agli esami diagnostici sono questioni che incidono direttamente sulla vita delle persone. Viesti ha richiamato anche il ruolo dei fondi europei e le prospettive della loro futura programmazione, mettendo in guardia da un'eccessiva centralizzazione delle decisioni.
Proprio la sanità è stata al centro dell'intervento di De Santis, consigliere regionale, presente al posto del presidente della Regione Antonio Decaro, che non ha partecipato all'iniziativa. De Santis ha parlato del confronto tra le Regioni per ottenere risorse adeguate a sostenere i costi del sistema sanitario, richiamando anche il dialogo con amministrazioni del Nord, tra cui Lombardia e Veneto. Per la Puglia, secondo i dati illustrati durante il suo intervento, l'aumento delle risorse previsto si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro, una cifra che rischia di non coprire gli aumenti contrattuali del personale, il caro vita e la crescita della spesa farmaceutica.
«Le macchine ce le abbiamo, ma se non aumenta il personale», ha osservato De Santis, riferendosi alle difficoltà di far funzionare pienamente strutture e apparecchiature quando mancano gli operatori necessari. Il consigliere regionale ha allargato il ragionamento anche al trasporto pubblico locale e all'istruzione, sostenendo che un progressivo indebolimento del welfare finirebbe per pesare soprattutto sulle regioni meridionali. Il rischio, nella sua lettura, è che i cittadini siano sempre più spinti verso servizi privati, anche quando si tratta di prestazioni essenziali.
All'incontro era presente anche la vicesindaca Maria Dibisceglia, in rappresentanza dell'amministrazione comunale. Nel suo intervento ha richiamato le recenti mobilitazioni che hanno coinvolto Cerignola, una città che nelle ultime settimane ha visto una partecipazione eccezionale alle proteste di agricoltori e autotrasportatori contro il carovita e il caro carburante.
Il tema del lavoro, del resto, ha attraversato buona parte del confronto. Ed è proprio da qui che il ricordo di Di Vittorio si è legato ai problemi discussi al Mercadante: non soltanto una figura da commemorare, ma una storia che continua a richiamare questioni ancora presenti nella vita del Mezzogiorno.
Il titolo dell'incontro, «Sud, questione nazionale. Coesione territoriale e sociale per il progresso del Paese», ha messo al centro alcuni dei problemi che continuano a segnare il Mezzogiorno: dalle condizioni del lavoro alle differenze nell'accesso alla sanità, fino alla distribuzione delle risorse tra le Regioni.
Ad aprire il dibattito è stata Gigia Bucci, segretaria generale della CGIL Puglia. Il suo intervento ha richiamato il legame tra le battaglie di Di Vittorio e le difficoltà che ancora oggi attraversano il mondo del lavoro. Il sindacalista cerignolano aveva conosciuto direttamente lo sfruttamento, fin da bambino, e aveva fatto della conquista dei diritti una battaglia collettiva.
Per Bucci, se fosse ancora vivo, riconoscerebbe molte delle condizioni di difficoltà che i lavoratori affrontavano settant'anni fa. La segretaria ha criticato anche le priorità della nuova legge di bilancio, soffermandosi sulle risorse destinate al riarmo (40 miliardi) rispetto a quelle previste per la sanità (3,4 miliardi).
Una spesa ridicola paragonata a quella militare. Un concetto che Bucci ha collegato alla difesa dei servizi pubblici, dalla scuola alla sanità e alla necessità di contrastare la frammentazione del lavoro, sempre più esposto a precarietà e contratti poco tutelanti.Tra i passaggi del suo intervento anche quello dedicato ai giovani. Di Vittorio, prima di diventare una figura centrale del sindacato italiano, era stato un ragazzo costretto a conoscere molto presto la fatica del lavoro.
Oggi, ha osservato Bucci, il problema è dare alle nuove generazioni la possibilità di scegliere se restare nel Mezzogiorno, senza dover partire per trovare condizioni migliori. Il 20 novembre, ha inoltre ricordato, la CGIL sarà in piazza con uno sciopero generale. Sul tema delle disuguaglianze territoriali si è soffermato Gianfranco Viesti. L'economista ha evidenziato come la questione meridionale trovi poco spazio nel dibattito nazionale e ha dedicato una parte del suo intervento all'autonomia differenziata.
La riforma, ha spiegato, non riguarda soltanto il trasferimento di competenze alle Regioni, ma anche le risorse necessarie per garantire i servizi. Il riferimento è soprattutto alla sanità: attribuire maggiori responsabilità agli enti territoriali senza mettere a disposizione personale e finanziamenti adeguati rischia di aumentare le differenze già esistenti.Le liste d'attesa, la disponibilità di medici e infermieri e l'accesso agli esami diagnostici sono questioni che incidono direttamente sulla vita delle persone. Viesti ha richiamato anche il ruolo dei fondi europei e le prospettive della loro futura programmazione, mettendo in guardia da un'eccessiva centralizzazione delle decisioni.
Proprio la sanità è stata al centro dell'intervento di De Santis, consigliere regionale, presente al posto del presidente della Regione Antonio Decaro, che non ha partecipato all'iniziativa. De Santis ha parlato del confronto tra le Regioni per ottenere risorse adeguate a sostenere i costi del sistema sanitario, richiamando anche il dialogo con amministrazioni del Nord, tra cui Lombardia e Veneto. Per la Puglia, secondo i dati illustrati durante il suo intervento, l'aumento delle risorse previsto si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro, una cifra che rischia di non coprire gli aumenti contrattuali del personale, il caro vita e la crescita della spesa farmaceutica.
«Le macchine ce le abbiamo, ma se non aumenta il personale», ha osservato De Santis, riferendosi alle difficoltà di far funzionare pienamente strutture e apparecchiature quando mancano gli operatori necessari. Il consigliere regionale ha allargato il ragionamento anche al trasporto pubblico locale e all'istruzione, sostenendo che un progressivo indebolimento del welfare finirebbe per pesare soprattutto sulle regioni meridionali. Il rischio, nella sua lettura, è che i cittadini siano sempre più spinti verso servizi privati, anche quando si tratta di prestazioni essenziali.
All'incontro era presente anche la vicesindaca Maria Dibisceglia, in rappresentanza dell'amministrazione comunale. Nel suo intervento ha richiamato le recenti mobilitazioni che hanno coinvolto Cerignola, una città che nelle ultime settimane ha visto una partecipazione eccezionale alle proteste di agricoltori e autotrasportatori contro il carovita e il caro carburante.
Il tema del lavoro, del resto, ha attraversato buona parte del confronto. Ed è proprio da qui che il ricordo di Di Vittorio si è legato ai problemi discussi al Mercadante: non soltanto una figura da commemorare, ma una storia che continua a richiamare questioni ancora presenti nella vita del Mezzogiorno.
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