assalto bancomat. <span>Foto Domenico Ziro</span>
assalto bancomat. Foto Domenico Ziro
Attualità

Assalto al bancomat a Cerignola. Azione Cattolica: «Non arrendetevi alla rassegnazione»

Un invito alla riflessione sull’ennesimo attacco della criminalità organizzata

Dopo l'ennesimo assalto a un bancomat, l'Azione Cattolica diocesana di Cerignola-Ascoli Satriano richiama la comunità alla responsabilità e alla partecipazione. Una riflessione sulla legalità, sul ruolo di ciascuno e sulla necessità di non cedere alla rassegnazione, ma di «recuperare l'habitus della speranza».

La nota completa:

«L'ennesimo assalto a un bancomat, consumatosi la scorsa notte a Cerignola, ci consegna ancora una volta l'immagine dolorosa di una città ferita, soprattutto nel sentimento di sicurezza e di fiducia che dovrebbe accompagnare la vita di una comunità. Di fronte a episodi come questo, il rischio più grande è l'assuefazione, abituarsi alla violenza, considerarla ineluttabile, smettere persino di indignarsi. E, soprattutto, convincersi che Cerignola sia una terra alla quale non sia più possibile chiedere un riscatto.

È proprio per questo che assume un significato particolare l'incontro che abbiamo vissuto ieri sera in piazza con il dott. Rossi, Procuratore di Bari e capo della DDA, nell'ambito dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima di Ripalta. Il Procuratore ha indicato anche strade attraverso cui una comunità può sottrarsi alle logiche dell'illegalità e del racket: le parrocchie, le associazioni, l'Azione Cattolica possono diventare nuove piazze di legalità, luoghi nei quali si costruiscono relazioni, si educa alla responsabilità e si genera partecipazione.

Eppure, ieri sera, in quella piazza, eravamo pochi. Eppure nella vicinissima piazza Duomo era stata autorizzata una manifestazione di danza, cosa bella, ma con inevitabile disturbo sonoro e una maggiore affluenza, forse perché considerata una distrazione più necessaria per la popolazione. È una constatazione che non possiamo eludere. E allora la domanda, davanti a ciò che è accaduto nella notte precedente, diventa inevitabile: ci siamo arresi? Abbiamo smarrito l'habitus della speranza?

Non vogliamo cedere alla rassegnazione, vogliamo raccogliere l'invito del Procuratore e assumere la prospettiva del Magnificat: quella di chi sa riconoscere che la storia non è già scritta, che il male non possiede l'ultima parola e che anche ciò che appare piccolo può diventare principio di un cambiamento più grande.

È una responsabilità che riguarda tutti. La risposta alla criminalità non può essere delegata soltanto alle forze dell'ordine e alla magistratura, cui va la nostra gratitudine per il lavoro quotidiano. Una città si libera dall'illegalità anche quando i suoi cittadini scelgono di esserci, di prendere parola, di abitare le piazze e di custodire i luoghi nei quali si costruisce il bene comune.

E proprio mentre Cerignola celebra la sua festa patronale, avvolta dal brillio delle luminarie, dai fuochi e dalla gioia di tanti, crediamo sia necessario fermarsi a comprendere che cosa significhi davvero tradizione. La parola viene dal latino tradere: consegnare. La tradizione, dunque, non è qualcosa che riceviamo dal passato e ripetiamo nel presente. Ciò che abbiamo ricevuto ci è affidato perché possa essere trasmesso, rinnovato e reso fecondo per chi verrà dopo di noi. Ed è qui che il verbo tradere mostra anche il suo rovescio: tradire. Possiamo custodire ciò che ci è stato affidato oppure lasciare che paure, silenzi, indifferenza e rassegnazione diventino l'eredità che consegniamo alle generazioni future.

La domanda, allora, è semplice e radicale: Che cosa vogliamo consegnare alle future generazioni?

Una Cerignola più bella, più libera, più giusta, capace di riscattarsi dalle proprie ferite? Una città nella quale i nostri ragazzi possano riconoscere nella legalità non un limite, ma la condizione della libertà e della convivenza? Oppure rischiamo di tradire quella stessa città che diciamo di amare, anche attraverso le nostre omissioni, i nostri silenzi, la nostra assenza dai luoghi nei quali il bene comune dovrebbe essere costruito?

Viviamo la festa di Maria Santissima di Ripalta recuperando l'habitus della speranza.

Come Azione Cattolica diocesana sentiamo, ancora una volta, la responsabilità di esserci, di abitare le nostre comunità, di fare delle parrocchie luoghi nei quali la speranza non venga soltanto proclamata, ma praticata; luoghi nei quali si impari che la legalità non è soltanto rispetto delle regole, ma cura del bene comune. Non vogliamo che gli atti criminosi siano l'ultima parola sulle città e i paesi della nostra diocesi. Recuperiamo l'habitus della speranza.»

  • Azione cattolica Diocesana
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