procuratore Rossi. <span>Foto Domenico Ziro</span>
procuratore Rossi. Foto Domenico Ziro
Vita di città

«Chi sta zitto è complice»: il procuratore Rossi scuote Cerignola

ll Procuratore di Bari e Capo della DDA afferma: «Nel Foggiano lo Stato è stato assente». Poi l’appello alla città: «Dobbiamo isolarli, l’unione fa la forza».

Cerignola torna a interrogarsi sulla propria sicurezza, proprio mentre la città è alle prese con l'ennesimo episodio criminale. Nella notte, infatti, un nuovo assalto ha colpito un bancomat, riportando prepotentemente al centro dell'attenzione quella criminalità che, da tempo, attraversa il territorio tra furti d'auto, rapine, assalti ai portavalori e attività criminali sempre più organizzate.

È in questo contesto che si è svolto l'incontro ieri sera, in piazza Matteotti, dedicato alla legalità con Roberto Rossi, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari e Capo della Direzione Distrettuale Antimafia, promosso nell'ambito della festa patronale e moderato da Roberto De Candia, fondatore di Architetture Culturali.

A introdurre la serata sono state le parole del vescovo Fabio Ciollaro, che ha richiamato la comunità alla necessità di non lasciarsi sopraffare dall'assuefazione alla criminalità.

Nel suo intervento, il vescovo ha ripreso quanto già denunciato nel messaggio pasquale di quest'anno: «In Capitanata non possiamo abituarci a ciò che vediamo all'esterno e a quello che si muove sotto-traccia». Un richiamo forte, soprattutto davanti a una realtà nella quale il nome di Cerignola continua a comparire in vicende criminali che riguardano anche territori lontani.

Il riferimento è agli arresti legati all'assalto a un portavalori sventato nei pressi di Modena e alla banda individuata dalla Procura di Trani specializzata nei furti e nella cannibalizzazione delle automobili.
«Ancora una volta è avvilito il nome di Cerignola», ha sottolineato monsignor Ciollaro, precisando però la necessità di non confondere la criminalità con un'intera comunità. Da qui il suo appello a non cadere né nel giustizialismo né nell'indifferenza: le garanzie costituzionali valgono per tutti, ma questo non può diventare un alibi per la rassegnazione.

È stato quindi Roberto Rossi a raccogliere la domanda forse più immediata per una comunità che vive quotidianamente il timore di furti, rapine e violenza: in una città in cui si ha paura per i propri figli e per i propri familiari, cosa si può fare?

La risposta del Procuratore ha assunto i toni di un vero e proprio appello alla comunità.

«Il grosso problema della sicurezza è la criminalità organizzata», ha spiegato Rossi, rivendicando anche il legame umano maturato con il territorio. Un passaggio nel quale ha intrecciato il tema della legalità con quello della fede e della festa patronale, richiamando la figura della Madonna di Ripalta e il significato della Madonna Odigitria, «colei che mostra la strada».

Un messaggio che Rossi ha trasformato in un invito alla speranza, ma anche alla responsabilità. Il Procuratore non ha nascosto le responsabilità dello Stato nel passato: «Nel Foggiano lo Stato è stato assente», ha affermato, ricordando come anche la Procura di Bari abbia progressivamente rafforzato la propria presenza sul territorio, passando da un solo magistrato a cinque.

Ma secondo Rossi oggi la sfida non può essere affrontata guardando soltanto all'ultimo colpo messo a segno. Uno dei passaggi più duri dell'intervento riguarda infatti il denaro e l'economia criminale.

«Non è il bancomat», ha detto Rossi, spostando l'attenzione dal singolo episodio alla destinazione dei proventi della criminalità. Il vero problema, secondo il Procuratore, è rappresentato dai soldi che vengono reinvestiti attraverso persone colluse e imprenditori. Un sistema che, nelle parole di Rossi, non sarebbe invisibile: «Tutti sanno chi sono, si incontrano in piazza».

Da qui una presa di posizione netta: «Non è possibile tollerare». E ancora: «Se ho visto commettere un reato non posso fare finta di niente». Il messaggio è rivolto quindi non soltanto alle forze dell'ordine e alla magistratura, ma all'intera comunità.

Altro capitolo affrontato dal Procuratore è quello dei furti d'auto e della successiva filiera criminale. «La maggior parte delle auto rubate passa da qui», ha spiegato Rossi, richiamando l'attenzione su un fenomeno che non si esaurisce nel momento in cui un'automobile viene sottratta.

Il problema riguarda anche il mercato dei pezzi di ricambio. Quando si sceglie un ricambio usato perché più conveniente, il consumatore dovrebbe interrogarsi sulla sua provenienza: voltare le spalle a quel mercato significa interrompere uno dei meccanismi economici che alimentano la criminalità.

Rossi ha poi puntato il dito contro un altro fenomeno, forse ancora più difficile da combattere: la costruzione di un modello culturale criminale. L'idea che il boss sia «più figo», che sia ricco, che possa permettersi una vita fatta di ostentazione e privilegi, rischia di diventare un modello per i più giovani.

Il Procuratore ha richiamato quindi la necessità di intervenire a partire dalle scuole, lavorando sull'educazione e sulla capacità di riconoscere come inaccettabile quella cultura. Perché dietro l'immagine del criminale potente e ricco ci sono, ha ricordato Rossi, persone che rischiano di morire o di trascorrere lunghi periodi in carcere.

La parte più significativa dell'intervento è stata però quella dedicata alla reazione della comunità. Rossi ha citato l'esempio di Vieste, dove alcuni commercianti hanno scelto di reagire insieme, organizzandosi e andando in pullman a denunciare una situazione che non intendevano più accettare

È proprio nella capacità di mettersi insieme che, secondo il Procuratore, risiede una delle armi più forti contro la criminalità. «L'unione fa la forza», è stato il concetto espresso da Rossi: se la comunità si compatta, la forza della criminalità si disgrega. Da qui anche l'invito a compiere piccoli gesti, richiamando le lenzuola esposte dai balconi di Palermo dopo le stragi mafiose: un gesto apparentemente semplice, ma capace di trasformarsi in un simbolo collettivo. «Chi sta zitto è complice», ha affermato Rossi.

Il filo conduttore dell'intervento è tornato più volte sulla responsabilità verso le nuove generazioni. «Cosa vogliamo dare ai nostri figli rispetto alla disumanizzazione?», è stata una delle domande poste dal Procuratore.
Una domanda che va oltre le statistiche sui reati e riguarda il modello di società che una comunità sceglie di costruire.

Per Rossi serve una vera e propria «conversione personale»: ognuno deve fare la propria parte, rifiutando quei meccanismi criminali che troppo spesso vengono tollerati, normalizzati o persino ammirati.
Un richiamo che assume un significato particolare proprio nella città di Giuseppe Di Vittorio, che Rossi ha indicato come simbolo di una cultura fondata sulla solidarietà.

Perché mentre le istituzioni indagano e arrestano, una comunità deve scegliere da che parte stare. E Cerignola, davanti all'ennesimo bancomat assaltato, alle auto rubate e ai circuiti economici che alimentano la criminalità, è chiamata soprattutto a una scelta: continuare ad abituarsi all'anormalità oppure decidere, finalmente, di non considerarla più normale.

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