
Attualità
Tendopoli di via Candela, Sgarro: «Lo sgombero certifica il fallimento politico dell’amministrazione»
La nota del consigliere comunale
Cerignola - giovedì 24 settembre 2026
9.21 Comunicato Stampa
«L'ordinanza di sgombero della tendopoli di via Candela certifica definitivamente l'assenza di programmazione su un'emergenza prevista e sulla quale nulla si è inteso fare, attendendo mestamente che la situazione degenerasse. Allo stesso tempo certifica il fallimento politico di un'amministrazione incapace di attuare politiche coerenti con i valori che sostiene di rappresentare». È quanto dichiara il Consigliere comunale Tommaso Sgarro dopo la firma dell'ordinanza con cui il sindaco Francesco Bonito ha disposto lo sgombero dell'insediamento di lavoratori stagionali sorto in via Candela.
«Il punto non è contestare la necessità di intervenire quando vengono meno le condizioni igienico-sanitarie o quando una situazione ormai compromessa rischia di produrre tensioni con chi vive e lavora nella zona. Il punto è chiedersi come si sia potuti arrivare fin qui, dal momento che la presenza dei lavoratori stagionali nelle nostre campagne non è un fenomeno improvviso, né imprevedibile, ed un anno fa avevamo già avvertito sulla necessità di muoversi per tempo, per un fenomeno che si ripete da anni, secondo tempi legati alle attività agricole che tutti conoscono».
Secondo Sgarro, le stesse motivazioni richiamate dal sindaco rendono evidente il ritardo dell'intervento: «Se oggi si parla della necessità di garantire dignità ai lavoratori, condizioni igienico-sanitarie adeguate e convivenza civile, bisogna domandarsi cosa sia stato fatto precedentemente perché quelle condizioni fossero assicurate. Non basta aspettare che un problema sociale diventi un problema di ordine pubblico per poi rivendicare la responsabilità della decisione finale».
«Colpisce soprattutto che tutto questo avvenga mentre si continua a parlare di progetti e finanziamenti per il superamento degli insediamenti informali, che finiscono per diventare l'alibi per ciò che non è stato fatto nel frattempo. L'amministrazione aveva il dovere di governare la situazione predisponendo per tempo condizioni minime di accoglienza attraverso protocolli d'intesa con le associazioni e gli enti del terzo settore, impedendo che centinaia di persone fossero costrette a vivere in una situazione indegna e che il disagio ricadesse anche sui residenti e sulle attività della zona».
«C'è poi una questione politica che non può essere elusa. Un'amministrazione che si richiama ai valori della solidarietà, dell'inclusione e della tutela del lavoro viene giudicata sulla capacità di tradurli in scelte amministrative. E questa amministrazione comunale sul punto è più volte franata negli anni. Sono i motivi che dovrebbero oggi interrogare su cosa dovrebbe portare all'esistenza di un campo largo delle forze progressite, oggi immaginato da qualcuno soltanto come la prosecuzione di questa amministrazione con altre facce. Non è, dal nostro punto di vista, qualcosa di accettabile».
«Lo sgombero eliminerà la tendopoli da via Candela, ma non eliminerà le ragioni per cui quella tendopoli è nata. Quelle persone continueranno a lavorare nelle nostre campagne e se l'unica risposta è far si che si spostino altrove, il problema non sarà risolto, ma semplicemente trasferito, e questo potrebbe anche portare a un peggioramento della situazione. Amministrare significa prevenire i problemi quando sono prevedibili, non limitarsi a certificarne l'emergenza quando sono ormai esplosi è qui che sta la responsabilità politica».
«Il punto non è contestare la necessità di intervenire quando vengono meno le condizioni igienico-sanitarie o quando una situazione ormai compromessa rischia di produrre tensioni con chi vive e lavora nella zona. Il punto è chiedersi come si sia potuti arrivare fin qui, dal momento che la presenza dei lavoratori stagionali nelle nostre campagne non è un fenomeno improvviso, né imprevedibile, ed un anno fa avevamo già avvertito sulla necessità di muoversi per tempo, per un fenomeno che si ripete da anni, secondo tempi legati alle attività agricole che tutti conoscono».
Secondo Sgarro, le stesse motivazioni richiamate dal sindaco rendono evidente il ritardo dell'intervento: «Se oggi si parla della necessità di garantire dignità ai lavoratori, condizioni igienico-sanitarie adeguate e convivenza civile, bisogna domandarsi cosa sia stato fatto precedentemente perché quelle condizioni fossero assicurate. Non basta aspettare che un problema sociale diventi un problema di ordine pubblico per poi rivendicare la responsabilità della decisione finale».
«Colpisce soprattutto che tutto questo avvenga mentre si continua a parlare di progetti e finanziamenti per il superamento degli insediamenti informali, che finiscono per diventare l'alibi per ciò che non è stato fatto nel frattempo. L'amministrazione aveva il dovere di governare la situazione predisponendo per tempo condizioni minime di accoglienza attraverso protocolli d'intesa con le associazioni e gli enti del terzo settore, impedendo che centinaia di persone fossero costrette a vivere in una situazione indegna e che il disagio ricadesse anche sui residenti e sulle attività della zona».
«C'è poi una questione politica che non può essere elusa. Un'amministrazione che si richiama ai valori della solidarietà, dell'inclusione e della tutela del lavoro viene giudicata sulla capacità di tradurli in scelte amministrative. E questa amministrazione comunale sul punto è più volte franata negli anni. Sono i motivi che dovrebbero oggi interrogare su cosa dovrebbe portare all'esistenza di un campo largo delle forze progressite, oggi immaginato da qualcuno soltanto come la prosecuzione di questa amministrazione con altre facce. Non è, dal nostro punto di vista, qualcosa di accettabile».
«Lo sgombero eliminerà la tendopoli da via Candela, ma non eliminerà le ragioni per cui quella tendopoli è nata. Quelle persone continueranno a lavorare nelle nostre campagne e se l'unica risposta è far si che si spostino altrove, il problema non sarà risolto, ma semplicemente trasferito, e questo potrebbe anche portare a un peggioramento della situazione. Amministrare significa prevenire i problemi quando sono prevedibili, non limitarsi a certificarne l'emergenza quando sono ormai esplosi è qui che sta la responsabilità politica».
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