Totò
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Lo strano caso della Contessa schiaffeggiata, dell'Onorevole codardo e del prode Principe napoletano

Quel giorno ad un tavolo sedevano tre Onorevoli democristiani: Sampietro, Titomanlio e Oscar Luigi Scalfaro Poco lontano un sacerdote e un Monsignore confabulavano a bassa voce.  Ed ecco entrare un gruppetto di giovani eleganti e sorridenti.

Faceva molto caldo a Roma, in quel 20 Luglio 1950. Molto caldo.
Nel Ristorante "da Chiarina", situato in via della Vite, si cercava di fornire un po' di frescura ai clienti con un ventilatore a pale attaccato al soffitto, ma invano. La calura, quell'anno, era insopportabile.
Era un ristorante alla moda, frequentato dalla gente "bene" di Roma: deputati, aristocratici, qualche attore...
Quel giorno ad un tavolo sedevano tre Onorevoli democristiani: Sampietro, Titomanlio e Oscar Luigi Scalfaro (futuro Presidente della Repubblica). Poco lontano un sacerdote e un Monsignore confabulavano a bassa voce.
Ed ecco entrare un gruppetto di giovani eleganti e sorridenti; uno di loro saluta il Monsignore, che ricambia con fare bonario. Appartengono alla nobiltà romana e tra essi spicca una bionda: non molto alta, ma procace, sguardo luminoso, pelle d'alabastro e sorriso irresistibile. Indossa un abito Dior verde smeraldo che le strizza la vita e le mette in risalto i fianchi opimi e il seno generoso, seminascosto da un giacchino (allora si chiamava "bolerino") a fiori verde e fucsia.
L'On Sampietro chiese ai suoi commensali chi fosse quella bella creatura e Titomanlio rispose: "E' la Contessa Edith Mingoni Toussan. Donna di temperamento". Scalfaro le rivolse uno sguardo severo, bofonchiando qualcosa a proposito dell'abito dai colori troppo vistosi.
Era un tipo austero e rigoroso, l'On Scalfaro. All'epoca aveva appena 32 anni ed era già vedovo e si stava facendo nell'ambiente politico fama di inflessibile moralizzatore dei costumi e di rigido censore della morale.
La compagnia di giovani aristocratici intanto si era accomodata e parlava con gioviale allegria. Faceva caldo. E allora la bionda Edith Mingoni Toussan fece un gesto che le cambiò la Vita.
Si tolse elegantemente il giacchino e rimase con le sue belle spalle scoperte. Completamente nude.
Mal gliene incolse: alla vista di quel décolleté non più castigato dal "bolerino", ma anzi, esibito con femminile nonchalance, l'On Scalfaro si alzò di scatto, attraversò la sala e si pose davanti alla Contessa, rovesciandoLe addosso un fiume di parole: "E' uno schifo!" sentenziò col dito puntato contro la donna allibita "Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti! Se è vestita a quel modo, vuol dire che non è una donna per bene! Le ordino di rimettere il bolerino!"
Stupore degli astanti, gli amici della Contessa in piedi sdegnati, il ristoratore imbarazzato a cercare di mettere riparo: "Onorevole...La prego...è cosa da nulla...La prego, Contessa...magari...si ricopra...". Edith Mingoni Toussan era però donna di temperamento, come era stato sottolineato al suo arrivo nel locale: non solo rifiutò di indossare il giacchino, ma rispose a Scalfaro con parole di fuoco.
Fu un attimo: lo schiaffo dell'Onorevole la colpì violentemente e improvvisamente.
Stava per succedere di tutto e solo l'intervento di due Carabinieri riportò la calma nel locale.
L'affronto di Scalfaro alla Contessa si propagò per tutta Roma come un dardo.
Il padre della Mingoni, un colonnello dell'Aeronautica pluridecorato, sfidò a duello Scalfaro, ma il marito della Contessa, l'Ufficiale dell'Aeronautica Toussan, chiese al suocero di fare un passo indietro e di cedere a lui, consorte della offesa, l'onore di prendere il suo posto nel duello.
E Scalfaro come reagì? Ebbene, udite udite, rifiutò di battersi perché.... questo era contrario ai precetti della religione cattolica. Bigotto, moralista e pure codardo.
Tutta Roma rise di lui. Tranne una persona: il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò.
Sdegnato, scrisse una vibrata lettera pubblicata, con gran clangor di catene, sull'allora quotidiano "L'Avanti". Un capolavoro. Eccola:

"Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti. La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei princìpi cristiani, ammetterà che è speciosa e infondata. Il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato per sottrarsi a un dovere che è patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire a Lei e ai Suoi Amici di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima.
Abusi del genere comportano l'obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all'attenzione pubblica, per ogni loro atto. Non si pretende da Lei, dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa".

Principe Antonio Focas Flavio Comneno De Curtis.
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